venerdì, Luglio 23

Il business della ristorazione è nello Street Food field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Si sta diffondendo a macchia d’olio nel Belpaese. Social e dati lo confermano: lo street food, letteralmente ‘cibo di strada’ sembra essere diventato il fenomeno del momento. In base ad uno studio della Coldiretti su dati Osservatorio nazionale sul commercio – Ministero dello Sviluppo economico – il 18% del totale degli ambulanti in Italia è rappresentato da imprese che vendono cibi e bevande, per una cifra di 34.905 gastronomi di strada. C’è dunque un andamento anticiclico degli ambulanti rispetto alla crisi: mentre chiudono negozi, bar e ristoranti (nel 2015 in Italia si sono contati 138.643 negozi, bar e ristoranti in meno rispetto al 2011), aprono imprese per il commercio ambulante su strada.

Nell’anno 2015 lo street food si è distinto per dinamicità tanto da aver incassato un tasso di natalità del 10,7%, più del doppio del 4,4% registrato in media dal complesso dei servizi di ristorazione e bar. Storicamente il fenomeno del cibo di strada è più presente al centro e al sud (anche per ragioni climatiche), con punte di diamante a Napoli e Palermo, che – come rileva uno studio del Gambero Rosso Spa – si potrebbero inserire tra le capitali dello street food mondiale. Anche Catania, con la sua tavola calda tipica, e Bari, con le friggitorie e il pesce crudo, hanno molta storia in questo settore. Attività più recenti e moderne, dato che il cibo da strada è ormai un fenomeno di tendenza, si trovano invece a Roma e Milano. In queste due città ormai è facilissimo imbattersi in esercizi che propongono street food di qualità, anche a corredo di grandi festival ed eventi. Comunque in gran parte del territorio italiano c’è una tradizione legata al cibo di strada, dal lampredotto a Firenze al tramezzino nel Veneto, passando per la piadina in Romagna.

Anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha posto l’attenzione su questo fenomeno, rilevando che lo street food sfama quotidianamente 2,5 miliardi di persone. E ancora: il take away/street food coinvolge tre quarti degli italiani ed è così composto: 45% da prodotti tipici locali, 24% da cibi internazionali, 4% da cibi etnici. Senza contare che i pranzi consumati in meno di dieci minuti rappresentano il 9% del totale dei pranzi consumati fuori casa. Inoltre, il 14% dei pasti fuori casa è consumato in piedi mentre il 15% seduti, ma non a tavola.

Volendo scomodare il filosofo napoletano Giambattista Vico e la sua teoria dei corsi e dei ricorsi storici, non c’è da meravigliarsi se lo street food ha origini antichissime e affonda le sue radici nell’Antica Roma, dove viaggiatori e passanti consumavano i pasti in piedi, appoggiati ai banconi delle ‘tabernae, locali rivolti verso la strada. Oggi è diventato decisamente trendy, tutti ne parlano e da cibo semplice, economico e saziante per antonomasia, lo street food è sempre più oggetto di attenzioni da parte di chef di fama mondiale, critici gastronomici, consumatori, giovani imprenditori e associazioni di settore.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->