mercoledì, Aprile 14

Il Burundi prossimo alla guerra civile? Rivelazioni mostrano il tentativo del presidente e le prossime terribili mosse

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Stiamo seguendo con molta attenzione le vicende politiche interne al Burundi. Gli indizi e informazioni fino ad ora raccolte ci inducono a pensare che il governo di Nkurunziza stia preparandosi ad un colpo di mano militare per mantenersi al potere, progettando lo sterminio della minoranza tutsi nel Paese, e collaborando con le forze terroristiche delle FDLR per invadere il Rwanda” Questa è la rivelazione fattaci a titolo personale da un alto esponente dell’esercito ugandese sotto protezione di anonimato.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi sembrano confermare la tesi dell’alto ufficiale ugandese. Il presidente Pierre Nkurunziza, ex leader della guerriglia Forze di Difesa Democratiche (FDD) che si contrappose al governo tutsi di Pierre Buyoya dopo il colpo di stato avvenuto nel 1993 che diede inizio ad un decennio di guerra civile ed etnica, è  determinato a garantirsi il terzo mandato presidenziale nonostante la Costituzione lo vieti espressivamente. Per raggiungere lo scopo ha distrutto il delicato equilibrio esistente tra la maggioranza del governo hutu e l’opposizione tutsi. Equilibrio, sancito dagli accordi di pace di Arusha (Tanzania) del 2005, che fino ad ora ha permesso il paese di evitare una nuova guerra etnica.

Il principale partito di opposizione tutsi, UPRONA, ha ritirato il suo appoggio al governo che ora tenta di imporre misure dittatoriali senza più consultare il Parlamento, trasformato in un mero organo esecutivo delle decisioni presidenziali e del Comitato Centrale del partito al potere CNDD-FDD composto da noti criminali di guerra. La corruzione dilagante, il drammatico giro di vite alle libertà civili e alla libera informazione, la sistematica violazione dei diritti umani, l’allarmante aumento delle esecuzioni extra giudiziarie ed assassinii politici, si aggiungono alla prolungata crisi economica causata dalla decisione del governo di schierarsi con la Tanzania nel chiaro tentativo di alimentare il processo di integrazione regionale della East Africa Community – EAC (Comunità dell’Africa Orientale) di cui la Tanzania è membro fondatore e il Burundi fa parte dal 2009.  

L’opposizione di Dar El Salam e Bujumbura all’interno della Comunità dell’Africa Orientale è motivata dal timore che il processo di integrazione economica regionale venga egemonizzato da Kenya, Ruanda e Uganda ormai potenze continentali e a torto considerate sotto il controllo dell’etnia tutsi. Seppur forte la componente tutsi nei tre Paesi, questa minoranza etnica governa grazie ad alleanze con etnie bantu: i Buganda in Uganda, gli Hutu in Ruanda e i Kikuyu in Kenya. La popolazione burundese vive in condizioni drammatiche di assoluta povertà in un clima di terrore, morte  e totale assenza di diritti civili, instaurato dal governo di Nkurunziza. La minoranza tutsi vive nel terrore di pogrom e alla mercé di poliziotti e agenti segreti sadici e psicopatici. Gli oppositori politici, siano essi hutu o tutsi, vengono sistematicamente eliminati. I giornalisti per professare liberamente costretti all’esilio.

Dall’inizio del 2014 prove inconfutabili, raccolte da osservatori delle Nazioni Unite e giornalisti indipendenti, evidenziano l’alleanza del governo burundese con le forze terroristiche ruandesi del FDLR protette fin dal lontano 1994 dal governo di Kinshasa. Il principale obiettivo delle FDLR è di rovesciare l’attuale governo ruandese per ristabilire il regime Hutu Power che controllò il Paese nei primi trenta anni dell’indipendenza. Il cambiamento di regime, secondo i leader delle FDLR, deve avvenire attraverso lo stermino totale della minoranza tutsi, da loro considerata la vera causa storica di tutti i problemi vissuti sia dal Ruanda che dal Burundi.

Il governo burundese sta tentando di controbilanciare il freno rappresentato dalla composizione dell’esercito nazionale (ancora con una forte composizione tutsi) con il rafforzamento della milizia Imbonerakure (quelli che vedono lontano) il braccio armato della Lega della Gioventù del partito al potere CNDD-FDD. Questa milizia ha di fatto assunto il potere nel Paese, esercitato soprattutto nelle zone rurali in stretta collaborazione con la polizia e i servizi segreti composti da ex guerriglieri del FDD, il braccio armato del partito CNDD.

Le Imbonerakure sono state create riproducendo il modello organizzativo delle sanguinarie milizie ruandesi Interahame, che furono la principale arma che il governo Hutu Power dell’epoca utilizzò per compiere lo sterminio di un milione di tutsi e hutu moderati in soli 100 giorni (dal aprile al luglio 1994). I capi militari e politici delle Interahame ora sono ai vertici del gruppo terroristico ruandese FLDR che sta tentando di invadere il Ruanda dal vicino Congo e terminare lo sterminio totale dei tutsi nel Paese.

I miliziani Imbonerakure sono stati addestrati nell’est del Congo dalle milizie FDLR con la complicità del governo congolese e della missione di pace ONU MONUSCO. Si sospetta la collaborazione di consiglieri militari francese di stanza a Goma, il capoluogo della provincia del Nord Kivu. Terminato l’addestramento militare  gli Imbonerakure stanno rientrando in Burundi. Le informazioni di questi movimenti militari, inizialmente offerte dalla media burundesi dell’opposizione e liquidate dal regime come «infondate teorie del complotto» sono state avvallate dall’inchiesta condotta nel marzo 2014 dalle Nazioni Unite che ha creato un clima di guerra fredda tra Bujumbura e il Palazzo di Vetro a New York e due espulsioni di alti funzionari ONU dei servizi segreti di stanza a Bujumbura. Ha anche creato un terremoto interno alle Nazioni Unite in quanto il Segretario Generale Ban Ki Moon è stato costretto a constare le forti interferenze che le due missioni di pace nella regione (in Burundi e in Congo) stanno subendo a detrimento del loro mandato di mantenimento della pace.

L’inchiesta sul Burundi, abbinata dalla reticenza di distruggere il gruppo terroristico ruandese FLDR operante in Congo, rafforza il sospetto che la missione ONU MONUSCO sia assoggetta ai progetti geo strategici ideati dalla Cellula Africana della Francia che prevedono il ripristino del controllo della ex potenza coloniale nella regione dei Grandi Laghi attraverso il rovesciamento dei governo ruandese e il rafforzamento dei “governi amici” (Congo, Burundi e Tanzania). Il progetto è affiancato a quello in atto dell’Operazione Barckhane tesa a ripristinare l’antico impero coloniale nell’Africa Occidentale per sostenere l’economia francese in estrema difficoltà.

Il ritorno delle milizie Imbonerakure dopo l’addestramento militare ricevuto in Congo sta registrando un’accelerazione in queste due ultime settimane come denuncia il 8 ottobre scorso il sito di informazione dell’opposizione burundese Bujumbura News. Ingenti reparti Imbonerakure, dotati di pesanti armamenti, stanno rientrando in Burundi attraverso la località congolese di Kiliba-Ondes, come testimonia la popolazione frontaliera delle località di Gatumba, Vugizo-Warubondo e di Mugubuka. Questi convogli di miliziani sono scortati dagli agenti della famigerata polizia segreta burundese Service National des Renseignements – SNR composta da criminali di guerra fedeli al presidente Nkurunziza e aperti sostenitori della supremazia razziale hutu nel paese e della necessità di sterminare la minoranza tutsi.

Le milizie attraversano il confine Congo-Burundi in pieno giorno trasportate su camion della SNR e lanciando slogan genocidari: “Siamo ritornati per ripulire il paese dagli scarafaggi. Che scappino o periscano. A loro la scelta”, secondo quanto riportano le testimonianze raccolte da L’Indro grazie a fonti indipendenti tra la popolazione attonita e preoccupata. Secondo ‘Bujumbura News’, un centinaio di giovani miliziani hanno partecipato ad una riunione a porte chiuse con alti comandanti della polizia, servizi segreti e del governo burundese svoltasi a Gatumba, ricevendo sinistre istruzioni. I servizi segreti ugandesi sospettano che assieme alle milizie Imbonerakure stiano entrando in massa i terroristi ruandesi.

A seguito delle pressioni fatte dal Consiglio di Sicurezza ONU, Unione Africana, Stati Uniti, Gran Bretagna, Angola, Uganda, Sud Africa e Kenya, le FDLR non si sentono più sicure nell’est del Congo. Potrebbe essere questione di qualche mese, forse di settimane, prima che i caschi blu ONU sferrino un’offensiva militare contro le basi FLDR nel Kivu eseguendo l’ordine del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e della Conferenza dei Grandi Laghi a seguito del rifiuto di disarmarsi e sciogliere il movimento terroristico da parte dei suoi leader militari e politici. L’eventualità di questa offensiva e il fallimento del piano ideato dalla Comunitá di Sant’Egidio e dalla Cellula Africana di Parigi di trasformare i terroristi in un movimento politico legale e di costringere il governo di Kigali ad un governo di unità nazionale con le forze genocidarie, sta spingendo i dirigenti FDLR ad accelerare i piani di invasione del Ruanda spostando la maggioranza delle loro truppe in Burundi. Questa soluzione salverebbe la faccia alla MONUSCO e al suo capo Martin Kobler che dal 2012 ha chiaramente dimostrato le sue convivenze con le forze genocidarie Hutu Power. Un’eventuale offensiva militare della MONUSCO otterrebbe una rapida vittoria in quanto il grosso delle truppe FLDR sarebbe già stato spostato in Burundi. Un’altra vittoria di Pirro come quella vantata contro la guerriglia tutsi-congolese del M23 che è intatta e pronta a riprendere le ostilità in caso di comprovata necessità” ci spiega la nostra fonte di informazione all’interno dell’esercito ugandese.

Reparti FDLR avrebbero già tentato di invadere il Ruanda dal Burundi qualche settimane fa e sarebbero stati respinti da reparti dell’esercito ruandese nelle zone fluviali di confine di Nyabarongo-Kagera e Rweru. L’episodio ha scaturito un’inchiesta congiunta Burundese Ruandese a cui partecipano agenti del FBI inviati dal presidente Barak Obama. La presenza di questi agenti americani è smentita da entrambi i governi africani. Secondo fonti dirette reparti FDLR mescolati alle milizie Imbonerakure stanno posizionando i loro campi militari presso varie località frontaliere tra Burundi e Ruanda e presso la località di Mugubuka. Altri reparti starebbero attraversando la frontiera tra Burundi e Tanzania per raggiungere il contingente di 2.000 soldati FDLR presenti fin dal luglio 2013 ai confini tanzaniani con il Ruanda, protetti dal governo di Dar El Salam e pronti ad invadere il Paese delle mille colline.

I piani operativi dell’invasione potrebbero essere stati leggermente modificati visto le attuali difficoltà riscontrate all’est del Congo e dal clima politico internazionale avverso alle forze genocidarie. Il fronte di invasione dalla Tanzania viene mantenuto, ma quello del vicino Congo sembra non essere più sicuro e conveniente. Da qui l’esigenza di creare il fronte burundese con la complicità attiva del governo di Bujumbura” spiega la fonte militare ugandese.

Pur consapevoli che l’esigenza dell’anonimato della fonte può compromettere la credibilità delle notizie riportate, le testimonianze raccolte tra la popolazione civile congolese sembrano convalidare la tesi. Assieme ai giovani miliziani burundesi che stanno attraversando il confine tra Sud Kivu e Burundi sono stati notati molti uomini in divisa, camion militari e pezzi di artiglieria pesante, normalmente usati non da una milizia popolare ma da forze militari organizzate e strutturate. Questi movimenti di forze genocidarie, iniziati lo scorso settembre, potrebbero essere all’origine della morte delle tre suore italiane (Lucia Pulici, Olga Raschietti e Bernadetta Boggian) barbaramente trucidate in settembre nel quartiere di Kamenge, a Bujumbura, in circostanze assai misteriose. Ad affermarlo è un’indagine condotta da alcuni giornalisti burundesi che presentano prove inspiegabilmente ignorate dalle autorità italiane.

Che si sia trattato di un omicidio politico e non di un violento atto ad opera di un pazzo come recita la tesi ufficiale data dal governo burundese e subito accettata dalle autorità italiane nella regione che non hanno preteso un’indagine indipendente, è il dubbio che si pone anche il collega giornalista Romano Guatta Caldini in un articolo pubblicato suLa Voce del Popolo  l’8 settembre scorso. «Se le prime ipotesi che si erano fatte strada erano riconducibili a una rapina finita male, adesso, considerato il terzo assassinio, si pensa che l’attacco alle religiose abbia alle spalle altre motivazioni, anche sulla scorta delle modalità in cui queste suore sono state uccise e per il clima politico che si vive in Burundi», afferma il collega Caldini nel suo articolo.

Il supporto logistico offerto alle FDLR da parte del governo burundese si intreccia con un piano di pulizia etnica all’interno del Burundi che sarebbe di imminente esecuzione secondo fonti della società civile burundese e delle Nazioni Unite, queste ultime sempre più preoccupate dalla svolta che gli avvenimenti stanno prendendo. Secondo fonti dei servizi segreti kenioti e ugandesi vi è il forte rischio che le Imbonerakure stiano per essere attivate per annientare fisicamente l’opposizione hutu all’interno del Paese e la minoranza tutsi qualora il presidente Nkurunziza sentisse minacciato il suo progetto di mantenersi al potere.

Vari cittadini di Bujumbura (sia hutu che tutsi) direttamente interpellati sottolineano la loro preoccupazione e i loro timori che la guerra civile sia imminente nel loro paese. Fonti keniote affermano che i governi ugandese e ruandese stiano facilitando la creazione di un comando parallelo all’interno dell’esercito burundese controllato da alti ufficiali tutsi. L’obiettivo è di creare una forza di resistenza da contrapporre ai reparti hutu dell’esercito fedeli al presidente, alla polizia e servizi segreti in mano al potere Hutu Power e alle milizie genocidarie Imbonerakure in caso di tentativo di pulizia etnica. Questo comando parallelo sarebbe rafforzato da due milizie tutsi burundesi di autodifesa popolare, la ADC-Ikibiri e la Ikaze Iwacu, che avrebbero disseminato varie cellule dormienti nel Paese e nella capitale Bujumbura, sopratutto nel quartiere di Nyagabiga. Queste due milizie sono state create lo scorso gennaio dai servizi segreti ruandesi che hanno provveduto al loro addestramento militare presso i campi militari di Gako e Gabiro.

Sono per la maggior parte composte da ex soldati fedeli all’ex presidente Buyoya che hanno partecipato alla guerra civile burundese e alle due ribellioni tutsi in Congo: quella del CNDP (nel 2009) e quella del M23 (nel 2012). A questi soldati si aggiungono giovani tutsi burundesi determinati a difendere le loro famiglie dal rischio di genocidio. L’esitenza di queste milizie paramilitari tutsi è stata sconfessata dal governo ruandese ma emblematico rimane il silenzio della nostra fonte militare ugandese dinnanzi  alla specifica domanda su queste milizie sostenute dal Ruanda.

Altre fonti parlano di acquisti sospetti fatti dal governo burundese di grossi lotti di machete di “ultima generazione” fabbricati in Cina. Sono realizzati in lega speciale che li rende più leggeri e con la lama maggiormente affilata, capace di tranciare in un solo colpo, rami d’albero, corpi di animali e, ovviamente anche corpi umani. Questi machete sono stati distribuiti ai giovani Imbonerakure assieme ad armi automatiche come risulta agli investigatori delle Nazioni Unite e ai servizi segreti ugandesi. 

Dalle frontiere con il Ruanda starebbero entrando armi leggere e munizioni fornite alla “resistenza tutsi” dagli esercirti ugandese e ruandese. Dalla stesse frontiere starebbero entrando esperti militari ugandesi di origine tutsi, gli stessi utilizzati come supporto per le operazioni militari della guerriglia M23 svoltesi al est del Congo tra l’aprile 2012 e il novembre 2013. Si sospetta in Burundi la presenza di consiglieri militari ruandesi come di miliziani Banyamulenge di origine congolese.

I governi di Ruanda e Uganda starebbero anche creando le basi per un’alleanza tra le forze tutsi burundesi e il gruppo ribelle hutu FNL (Fronte Nazionale di Liberazione). Questo gruppo, che partecipò assieme a Nkurunziza nella lotta contro il governo tutsi di Buyoya nel decennio di guerra civile che ha sconvolto il paese, è noto per le sue passate posizioni Hutu Power considerate più estremiste rispetto a quelle professate dal partito al potere: il CNDD-FDD. In questi ultimi anni le posizioni razziali naziste del FNL (che ha le sue basi nel Sud Kivu, Congo) sarebbero state nettamente moderate dai suoi dirigenti politici e militari che avrebbero imposto un radicale cambiamento ideologico. Dall’obiettivo di instaurare un regime razziale hutu in Burundi tramite l’annientamento dei tutsi, il FNL sarebbe passato all’obiettivo di creare una alleanza con le forze tutsi del Paese per rovesciare l’attuale regime CNDD con mezzi democratici o militari, a seconda delle circostanze che si creeranno.

Attualmente in FNL considera l’ex alleato CNDD e il presidente Nkurunziza come i principali nemici da combattere democraticamente e militarmente. L’alleanza tentata tra FNL e le forze politiche militari tutsi rientra nella tattica di alleanze con importanti etnie bantu storicamente adottata dai centri di potere tutsi in Uganda, Ruanda e Kenya. Alleanze che permettono stabilità e progresso economico allontanando il rischio di guerre etniche.

Le complicate manovre sotterranee che stanno avvenendo in Burundi sono vivo oggetto di preoccupazione per il Kenya, Ruanda e Uganda intenzionati a non permettere il consolidamento di forze razziali naziste Hutu Power nella regione e di sventare il rischio di genocidio sia in Burundi che in Ruanda. A tale scopo è stata creata una Task Force militare con il patrocinio degli Stati Uniti. Questa forza di pronto intervento è composta dagli eserciti dei paesi africani alleati di Washington (Kenya, Etiopia, Ruanda e Uganda) e dovrebbe essere composta da 5.000 soldati di élite già formati dal Pentagono e dotati di ingenti e modernissimi armamenti.

Per rendere più efficace questo esercito pan africano il Pentagono ha assicurato la donazione di decine di elicotteri per il trasporto rapido sui teatri di guerra regionali,  rafforzando i servizi di comunicazione ed intercettamento-sorveglianza satellitare. Servizi offerti gratuitamente agli eserciti ugandese e ruandese fin dalla prima guerra pan africana combattuta in Congo nel 1996. Il Pentagono ha inoltre affiancato a questo esercito in formazione oltre 150 soldati provenienti dalle forze speciali americane inviati nella regione con la scusa di rintracciare e catturare Joseph Kony, il leader del movimento guerrigliero ugandese Lord Resistence Army (LRA), forse deceduto da alcuni anni.

L’Ambasciata americana a Kampala, sede militare operativa per i Grandi Laghi, sarebbe stata rafforzata dall’arrivo di consiglieri militari con il compito di supportare l’attuale fronte in Sud Sudan ed eventuali ma non ben specificati “nuovi teatri di guerra regionali”. Notizia categoricamente smentita dall’esercito ugandese. Confermata invece la presenza di almeno dieci droni americani da combattimento presso le basi aeree ugandesi e controllate dal centro operativo in Texas.  

La creazione di questa Task Force dei Grandi Laghi è stata ufficializzata durante un meeting regionale avvenuto a Kigali nell’ultima settimana del agosto 2014. Durante il meeting si è informato che l’Etiopia ospiterà la sede operativa di questo esercito regionale che dovrebbe vedere la partecipazione anche di truppe sud africane secondo la strategia ideata dal presidente ugandese Museveni tesa a sganciare il Sud Africa dalla Tanzania per creare un asse di dominio regionale Kampala-Kigali-Pretoria. Strategia ostacolata dalla conflittualità tra il regime sud africano e quello ruandese a causa della presenza di leader dell’opposizione militare ruandese in territorio sud africano e dalle esecuzioni extra giudiziarie di alcuni di questi leader recentemente eseguite dai servizi segreti ruandesi in Sud Africa.

In una dichiarazione congiunta dei capi di stato del Kenya, Uganda e Ruanda, fatta a settembre, si è espressa la volontà di inviare un nutrito contingente di questo esercito regionale a presidiare militarmente le imminenti elezioni in Burundi che si dovrebbero tenere nel 2015. Elezioni considerate a forte rischio in quanto una eventuale sconfitta del CNDD potrebbe far scattare il piano di pulizia etnica ideato già nei minimi dettagli da parte del presidente Nkurunziza. La proposta di inviare il contingente militare pan africano a sorvegliare le elezioni è fortemente ostacolata dal governo burundese che la considera il cavallo di Troia per imporre un cambiamento di regime nel Paese.

Il Burundi non rischia solo la ripresa della guerra civile con chiari risvolti etnici e il pericolo di un genocidio, ma di divenire l’epicentro di una guerra regionale che coinvolgerebbe Congo, Tanzania, Ruanda, Kenya, Sud Sudan, Sud Africa, Uganda. I preparativi genocidari di Nkurunziza devono essere letti all’interno di un devastante piano di destabilizzazione regionale orchestrato anche con il supporto della Francia. Un piano che prevede il rovesciamento dei regimi democratici di Kigali, Kampala, il caos politico in Kenya e l’emergere di un fronte egemonico hutu-bantu nella regione grazie all’asse Kinshasa-Bujumbura-Dar El Salam che prenda le redini del potere a scapito della minoranza tutsi di cui sopravvivenza sarebbe messa gravemente a rischio. Uno scenario spaventoso che vedrebbe diversi eserciti e milizie (tra le quali la ruandese FLDR, la burundese FNL, la tutsi congolese M23, e quelle ugandesi ADF e LRA) combattere su un fronte che spazia dal Ruanda all’est del Congo, intrappolando in una morsa mortale oltre 15 milioni di civili. Una guerra senza precedenti equiparabile alla Seconda Guerra Mondiale, che l’Unione Africana e la Comunità Internazionale hanno il dovere di evitare anche attraverso azioni militari preventive contro queste milizie e governi reazionari siano esse concordate a livello internazionale o solo a quello regionale. Posso affermare che l’Uganda è pronta a questo impegno per la pace dei Grandi Laghi con determinazione per scongiurare un conflitto di tali proporzioni”, afferma la nostra fonte militare ugandese.

Nella stessa direzione sembrano convergere le affermazioni fatte dal Segretario di Stato americano John Kerry che delineano la pax Americana nella regione: cambiamento di regimi in Congo e Burundi, riciclo generazionale del potere in Ruanda e Uganda con l’uscita di scena di Paul Kagame e Yoweri Museveni assicurando però la continuità del potere alla minoranza tutsi, e la distruzione totale di tutte le forze genocidarie della regione. Prime tra tutte i terroristi ruandesi delle FDLR.

 

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