venerdì, Giugno 18

Il buco nero dell'Africa Occidentale

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Dakar – L’instabilità politica nell’Africa dell’ovest in questi anni ha favorito l’intensificazione del traffico di droga in particolarmente quello della cocaina, diventando il tramite fondamentale tra l’America del sud e i Paesi occidentali. «Sono pochi i flussi transnazionali di contrabbando che hanno suscitato tanti problemi così come accade con la cocaina che transita nell’Africa dell’ovest» sottolinea nel suo ultimo rapporto mondiale l’ UNODC l’ufficio dell’ONU contro il traffico di droghe e la criminalità. Circa un quarto della droga consumata a livello mondiale entra in Europa attraverso le vie africane e ogni anno le percentuali del mercato raddoppiano.

Il trasporto della droga, spesso stipata in grandi container, avviene generalmente attraverso le navi madre che transitano e ormeggiano spesso al largo delle costiere incustodite o più semplicemente nelle acque internazionali e suddividono i container tra imbarcazioni più piccole e veloci. Le coste privilegiate sono le isole di Capo Verde, i porti di Lagos, Tema (Ghana), Lomè (Togo), Cotonou (Benin), Donala (Camerun). Da qui  procedono verso il mercato europeo attraverso i porti di Valencia, Barcellona, Gioia Tauro, Lisbona e Rotterdam. Un flusso minore passa attraverso le vie aeree utilizzando anche piste clandestine di atterraggio spesso preparate all’ultimo momento per non destare sospetti. In Africa i principali canali di transito del narcotraffico sono tre:  quello meridionale, che va dalla Baia di Benin verso il Togo, Ghana e Nigeria; quello settentrionale che coinvolge la Guinea Bissau e la Guinea Conakry ed un terzo itinerario che interessa la Sierra Leone, le isole di Capo Verde e la Mauritania. Spesso però il mercato della droga segue in parallelo il mercato delle armi. Questi due mercati da decenni si autoalimentano uno con l’altro fomentando così continue guerre che, sopratutto in Africa, possono durare per decenni interi.

Sul terreno gli Usa sono in collaborazione con i Paesi dell’Africa dell’Ovest e le istituzioni in questi ultimi anni hanno permesso di fare alcuni passi contro la criminalità. Secondo l’UNODC «tra il 2005 e il 2007, più di 20 grandi sequestri sono stati realizzati nell’ Africa dell’Ovest, con più di 11 tonnellate solo nel 2007». Purtroppo dopo quella data i grandi sequestri sono divenuti sempre più rari: «I Paesi della regione non hanno né le risorse né i mezzi necessari per far fronte al narcotraffico», ha scritto il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, nel suo rapporto sull’Africa dell’Ovest.

Il presidente americano Barack Obama inizierà la sua visita nell’Africa subsahariana la prossima settimana e la sua prima tappa sarà l’alleato Senegal, regione che in questi ultimi anni è diventata un luogo molto importante per il transito delle droghe. Il sospetto è che la Casamance (regione del sud del Senegal) sia diventata una terra, non solo di passaggio, ma anche d’ appoggio per il narcotraffico, grazie all’ esistenza di vaste aree non controllate dalle autorità locali a causa di una guerra durata trent’anni. Nonostante da due anni nella regione sia in atto una tregua tra i movimenti indipendentisti e lo Stato,  nella regione si è visto un aumento del traffico di droga a causa delle molteplici zone che non sono ancora sotto il controllo dell’esercito. Inoltre la fragilità della frontiera con il Gambia e la Guineu Bissau, non agevola la lotta ai trafficanti.

Uno dei più grandi problemi alla lotta alla criminalità e al terrorismo sono proprio le migliaia di chilometri di frontiera e di coste non sorvegliate, inoltre i sistemi giudiziari poco affidabili, la corruzione a tutti i livelli della società, il tasso elevato di disoccupazione sono diventati i pilastri per il traffico di droghe e i trafficanti, meglio equipaggiati che ne approfittano per corrompere facilmente le strutture ufficiali, i cui responsabili fanno loro da copertura e chiudono gli occhi sulle loro attività. Secondo Derek Maltz dell’agenzia antidroga degli Usa DEA: «Il traffico di droga in Africa dell’Ovest e’ diventato un flagello. Questi gruppi criminali e i loro intermediari rappresentano una minaccia diretta per gli americani».

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