mercoledì, Ottobre 27

Il buco delle municipalizzate

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Sono circa 8mila in tutta Italia ma i numeri sono incerti. Tra Comuni, Province, Regioni e Stato, le aziende partecipate sono tantissime e in molti casi non fanno altro che succhiare soldi dalle casse statali per sprecarli indegnamente. Queste aziende sono di proprietà di Enti pubblici, in parte o del tutto, e la maggior parte delle volte svolgono servizi e attività utili per i cittadini: dalla gestione del verde pubblico a quella dei rifiuti, passando per la manutenzione delle strade alla gestione di acqua, luce e gas. Molto spesso, però, questo sistema è avvelenato da Consigli di Amministrazione discutibili se non perseguibili, con amministratori che siedono su poltrone diverse e che, grazie al loro lavoro ‘condiviso’, decidono le sorti di milioni e milioni di euro.

Le municipalizzate hanno molti privilegi: se il Comune o l’Ente pubblico deve affidare un lavoro, naturalmente si rivolgerà in prima istanza a questo tipo di aziende, che permettono una velocità maggiore rispetto alla creazione di un bando ex novo e a costi (la maggior parte delle volte) più contenuti. Un bel risparmio per le amministrazioni, ma è sempre così?

Con lo scandalo di Mafia Capitale le aziende municipalizzate sono entrate nella cronaca giornaliera. Massimo Carminati e Salvatore Buzzi avrebbero messo le mani anche su queste imprese per cercare di conquistare i lavori pubblici che il Comune di Roma affidava. Parliamo soprattutto di Atac (che gestisce il trasporto pubblico della Capitale) e Ama (azienda municipalizzata per la raccolta e la gestione dei rifiuti). Il duo criminale avrebbe messo persone di fiducia nei Cda delle due aziende per cercare di appropriarsi degli appalti pubblici ma soprattutto dei soldi pubblici.

Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il 3 dicembre aveva detto che «I Comuni dovrebbero tagliare su municipalizzate e consulenze. Noi taglieremo, il processo di taglio va avanti. L’operazione di riduzione da 8mila a mille la mandiamo avanti». Ottomila municipalizzate sono molte, forse troppe, e il Premier aveva fatto questa promessa cercando di affievolire gli animi poco prima di Mafia Capitale. Le municipalizzate in Italia danno lavoro a 300mila dipendenti, creando un fatturato enorme che raggiunge i 43 miliardi di euro. Un esercito di 16mila amministratori gestisce queste imprese.

La città con più municipalizzate, fino al 2010, era Roma che, secondo il rapporto Irpa, «alla fine del 2010 le tre principali aziende del Comune, Atac, Ama e Acea, totalizzavano 27.479 posti di lavoro, 2.637 in più rispetto allo stesso periodo di due anni prima (con una crescita di circa il 10%) a fronte di performance spesso scadenti e di ingenti situazioni debitorie». Queste aziende spesso se ne approfittano della situazione di vantaggio che possiedono nei confronti di quelle private e riescono a far uscire introiti milionari e aprire debiti enormi che poi devono essere saldati dal Comune o dalla Regione di competenza.

Prendiamo in considerazione le società partecipate di tre grandi città come Milano, Roma e Napoli, analizzando bilanci e profitti, per capire veramente se quella di cui parliamo è davvero una situazione tragica oppure se ci sono degli spiragli di tranquillità.

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