venerdì, Ottobre 22

Il Brasile e lo spirito della favela

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favela rio

Uno studio inedito condotto dall’Istituto Data Popular rivela che i due milioni di persone che vivono nelle comunità di Rio de Janeiro movimentano circa 12,3 miliardi di reais all’anno, ovvero l’equivalente del 19% della rendita di tutti gli abitanti di favelas del Brasile intero.

Nel Paese ci sono in totale 12 milioni di persone che vivono in comunità e che annualmente fanno girare 64,5 miliardi di reais. Abbiamo chiesto maggiori dettagli sulla ricerca al Presidente dell’Istituto, Renato Meilleres, fondatore di Data Favela. Meilleres ci ha spiegato che se tutte le comunità di Rio de Janeiro fossero unificate e considerate un’unica città, sarebbe la settima più grande del Paese, con una densità popolare maggiore rispetto a città come Manaus, Porto Alegre, Curitiba e Recife.

In base a quanto riportato dallo studio in analisi, a Rio si concentra il 17% degli abitanti di favela di tutto il Brasile. “Tutti sanno che lo stato di Rio de Janeiro è l’unico della Regione Sud-est in cui più del 10% della popolazione abita in comunità. Sembra paradossale, lo so, ma le favelas contribuiscono tutti i giorni in maniera determinante alla rendita media degli abitanti”. Secondo Meilleres gira molto più denaro nelle comunità della zona sud di Rio de Janeiro che nelle favelas della zona Ovest. “Perché nella parte sud della città c’è più turismo, si spende di più, ci sono ristoranti e negozi di un livello più alto”.

La ricerca mostra che il 29% degli abitanti delle favelas di Rio viene da fuori, da altri stati; a San Paolo questa percentuale arriva al  52%. “La favela è terra di differenza, è un incrocio di razze evidente. A Rio e San Paolo questo fenomeno è molto chiaro. All’interno delle comunità della capitale carioca c’è molta più solidarietà rispetto all’esterno. La gente di favela si aiuta, si sostiene vicendevolmente. In città questo non succede, o almeno non allo stesso modo”.

Meilleres spiega che esiste un ecosistema economico nelle favelas che si base sull’ origine delle comunità stesse, cioè su un passato di restrizione e povertà che oggi rappresenta il collante degli abitanti: “La sofferenza ha naturalmente favorito solidarietà e sostegno. A Rio questo fenomeno è molto più forte rispetto ad altre città”. Quello che i ricercatori hanno registrato, intervistando un migliaio di persone che vivono in 12 comunità carioca, è uno straripante ottimismo. L’85% degli intervistati ha affermato che la propria vita così come la propria comunità sono migliorate nell’ultimo anno“Però questo non significa che in favela i problemi siano finiti. Nelle comunità mancano troppe cose, i servizi pubblici sono assenti, riguardo all’urbanistica lasciamo perdere… e  Rio non è diversa”.

Sebbene l’associazione tra “morro” (cioè “collina”) e favela sia automatica ormai da tempo, in realtà solo nella zona Sud di Rio de Janeiro esistono comunità abbarbicate sulle colline: “Meno dell’1% delle favelas nazionali si trovano sul “morro anche a Rio stessa, per esempio, le favelas della zona Ovest sono distribuite in pianura. Per la rilevanza che la città di Rio ha acquisito nella parte sud, in particolare come cartolina postale dell’intero Brasile, questa caratteristica ha assunto importanza. “Ma il morro di per sé non rappresenta in alcun modo la geografia autentica delle favelas del Paese”.

Nelle comunità della città carioca l’età media degli abitanti è di 36 anni, contro i 29 della media nazionale. “Questo dimostra – sottolinea il Presidente di Data Favela – che le comunità di Rio de Janeiro sono più vecchie di tutte le altre distribuite sul territorio brasiliano.  A Rio quello che fa davvero la differenza sono le origini. Città e favelas sono nate insieme, sono realtà che hanno gli stessi anni, hanno vissuto le stesse epoche, anche se in maniera differente. Questo vuol dire molte cose”. Degli intervistati, poi, il 78% si è detto felice di vivere nella propria comunità e di non avere alcuna intenzione di trasferirsi in un’altra; solo il 21%, invece, ha espresso questo desiderio.

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