venerdì, Settembre 17

Il boomerang della Corea del Nord

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L’allentamento del legame tra Stati Uniti e Cine è però apparso in tutta la sua evidenza come conseguenza dal riacutizzarsi della tensione lungo il 38° parallelo per effetto della decisione Usa di dislocare il sistema antimissilistico Terminal High Altitude Area Defense (Thaad) in Corea del Sud, divenuto operativo verso i primi del maggio scorso. Lo schieramento del Thaad è stato condannato sia dal generale russo Viktor Poznikir, che l’ha definito «un sistema di minaccia per Russia e Cina, costruito dagli Stati Uniti con il pretesto di possibili minacce provenienti da Iran e Corea del Nord». Dichiarazioni dello stesso tenore sono state pronunciate dal ministro degli Esteri cinese Lu Kang, il quale ha rilevato che «la Cina è stata sempre contraria alla costituzione di questo sistema antimissile. Chiediamo alle parti interessate di prestare attenzione alle nostre preoccupazioni, sospendendo dunque il processo di dispiegamento del Thaad». L’irrequietudine cinese è inoltre cresciuta con l’avvicinamento alle acque territoriali della Corea del Nord del sottomarino nucleare Uss Michigan, a cui Pechino ha risposto allertando la propria flotta di bombardieri e inviando una propria portaerei nel Mar Giallo. A fianco di ciò, la Cina ha evitato deliberatamente di adoperarsi, come Trump pretendeva, per impedire che il Kin Jong-un sottoponesse il missile Hwasong a una serie di test operativi, il cui esito positivo pone ora la Corea del Nord nelle condizioni di sviluppare in tempi brevi un missile balistico intercontinentale pienamente efficiente ed eventualmente in grado di trasportare testate nucleari verso gli Stati Uniti.

Di fronte all’ultimo test, gli Usa hanno tenuto una serie di esercitazioni aeronavali con la Corea del Sud, mentre Trump ha riconosciuto di essere «molto deluso dalla Cina. I nostri precedenti stupidi capi hanno permesso a Pechino di guadagnare centinaia di miliardi di dollari all’anno nel commercio, ma la Cina non ha fatto nulla per noi sulla questione della Corea democratica, solo parole. Non permetteremo che ciò continui. La Cina può facilmente risolvere questo problema!». Il che evidenzia come il magnate si ritrovi ora «impantanato nella palude coreana dove s’è incautamente infilato». La questione coreana si è infatti rivelata l’ennesimo terreno di collaborazione attiva tra Mosca e Pechino, che, accomunate dall’interesse a limitare l’influenza statunitense nelle regioni che entrambi considerano come parti integranti e irrinunciabili della propria sfera di influenza, hanno bloccato in sede Onu le iniziative statunitensi rivolte a incrementare la pressione politica ed economica su Pyongyang attraverso una serie di pesanti sanzioni. L’intensificazione delle spinte verso una ridefinizione degli equilibri mondiali in direzione multipolare non è che la naturale conseguenza della confusa strategia Usa, che anziché indebolire il sodalizio russo-cinese (come Kissinger suggeriva) ha finito per consolidarlo.

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