lunedì, Maggio 10

Il Belpaese nel fango Napolitano richiama le forze politiche al senso di responsabilità sulla gestione dei territori, ma anche sulle strumentalizzazioni

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Nel corso dell’incontro al Quirinale con una rappresentanza degli allievi della Guardia forestale per la fondazione del Corpo, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lungamente parlato dei disastrosi fatti scatenati dal maltempo che hanno colpito negli ultimi giorni Liguria, Piemonte ed Emilia: «Credo che stiamo vivendo un momento del Paese in cui l’attenzione non può non concentrarsi con la massima forza sulla tutela del territorio, sulla tutela del nostro patrimonio naturale, oltre che storico-artistico, perché stiamo vivendo dei fenomeni di spaventosa devastazione». «Credo di dover condividere», ha proseguito, «all’indomani dei fatti così sbalorditivi e sconvolgenti di Genova, l’accento messo sull’importanza che ha la tutela del patrimonio forestale anche per prevenire rischi derivanti dal dissesto idrogeologico di cui purtroppo il nostro Paese soffre endemicamente». «Alle spalle di questi fenomeni, che sono anche dovuti a inerzie locali, a lungaggini burocratiche nel realizzare progetti elaborati e perfino finanziati e pronti quindi per essere realizzati», ha rimarcato il capo dello Stato, «alle spalle di tutto questo c’è anche l’incuria nei confronti del patrimonio boschivo e forestale». Napolitano ha infine detto: «Non bastano motivazioni vaghe delle responsabilità o delle cause. Ho sentito un rischio anche di riferimenti generici, troppo generici, a proposito di quello che è accaduto di recente a Genova da ultimo, a burocrazie lente o a interventi giudiziari impropri. Bisogna essere molto circostanziati». Il puntuale richiamo era in tutta evidenza rivolto alle scomposte polemiche ingaggiate da Beppe Grillo contro l’Amministrazione del capoluogo ligure, ma rimane perfettamente valida anche nei confronti di coloro che hanno cercato di speculare sulla criticissima situazione in cui versa la città di Parma, amministrata dal Sindaco del M5S Federico Pizzarotti.

 

 

Il Parlamento si è riunito in seduta congiunta per eleggere i due giudici della Corte Costituzionale, ma neppure questo tentativo (il diciottesimo!) è andato a buon fine; un esito che, in verità, risultava ampiamente prevedibile fin dalla vigilia, dal momento che PD, FI e NCD avevano annunciato di votare scheda bianca, in attesa che la situazione si chiarisca. Mentre, infatti, il PD si affida ciecamente da mesi alla candidatura di Luciano Violante, FI e NCD non sono riusciti a trovare un valido candidato a Ignazio Caramazza, dopo che questi ha deciso di fare un passo indietro per sottrarsi ai giochi di palazzo attorno al suo nome. Il fattore ostativo essenziale per arrivare a individuare una candidatura valida nel centrodestra è costituito dal disaccordo in FI tra i nomi diFrancesco Paolo Sisto, presidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, e Giovanni Guzzetta, il costituzionalistache ha tra i suoi grandi elettori il capogruppo FI alla Camera Renato Brunetta.Il disaccordo rappresenta il più eloquente segnale dello stato di frantumazione che attraversa il partito di Silvio Berlusconi. In questa prospettiva, le sporadiche acquisizioni di qualche parlamentare dal NCD sono da leggersi più come sintomo della scarsa tenuta del partito di Angelino Alfano, piuttosto che come spia del ritrovato vigore del progetto politico e della leadershipdi FI. In attesa che la situazione esca dallo stallo, nello scrutinio di oggi le schede bianche sono state 524, 37 le nulle e 36 i voti dispersi; le preferenze, invece, si sono concentrate su nomi di Piero Grasso (94),Donato Bruno(27), Lorenza Carlassare (22), Luciano Violante(16),Michele Ainis (11).

 

Niente di fatto neanche per l’elezione del membro laico del CSM in sostituzione di  Teresa Bene. In tal caso, però, l’esito della consultazione a Camere riunite era ancora più scontata, visto che nelle prime due votazioni l’elezione richiede la maggioranza dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea, mentre a partire dalla terza chiamata basta ottenere i tre quinti dei suffragi dei votanti.

 

Nella serata Camera e Senato saranno chiamate ad approvare con maggioranza assoluta la Nota di variazione al DEF proposta dal Governo. Tra gli elementi più importanti del provvedimento ci sono: il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio, il Jobs Act e la revisione della normativa inerente la TASI. Parlando della Legge di Stabilità, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha dichiarato: «La spending review sulle Regioni si aggira intorno ai 4 miliardi come tagli di sistema ma il budget attuale della sanità non verrà toccato, anzi si può ragionare su eventuali incrementi». Dal canto suo, il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha assicurato che «nella Legge di Stabilità ci sarà la proroga sia dell’ecobonus al 65% che del bonus del 50% per ristrutturazioni e mobili». Perché, ha spiegato il ministro «il successo ottenuto da questa manovra, da cui derivano i pochi risultati positivi di movimento del PIL, ha convinto tutti». Lupi ha anche precisato che l’apporto del suo Ministero alla Legge di Stabilità sarà di circa 400 mln di euro: «ogni Ministero fatto un lavoro di tagli e razionalizzazione della spesa: per quanto riguarda il mio Ministero siamo riusciti a razionalizzare interventi per quasi 400 milioni. Un segnale molto importante, che non va a toccare gli investimenti, ma va a cercare di razionalizzare voci che potevano essere razionalizzati». Sulla Legge di Stabilità è intervenuto anche il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, affermando che il provvedimento conterrà una riduzione dei contributi previdenziali per tre anni per i nuovi assunti a tempo indeterminato e attraverso i contratti a tutele crescenti previsti dal Jobs Act. Dal momento che la legge delega del Job Act non è stata ancora approvata e visto che ancora non sono chiari quali siano gli effettivi contenuti della riforma del lavoro, le parole di Poletti potrebbero non risultare pienamente convincenti.

 

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