Il Belgio e il dilemma dell'ostaggio field_506ffbaa4a8d4

Fino a una decina di giorni fa, pochi conoscevano la collocazione geografica del Belgio, troppo impegnati a guardare i bombardamenti in Siria per collocarlo su una cartina geografica. Ora, il cuore della politica economica e centro direzionale europeo è chiuso per terrorismoNessuno si sarebbe potuto immaginare una situazione più paradossale di quella che stimo vivendo in Europa.

Dopo gli attentati di Parigi, che si stanno presentando sempre più simili a un’11 settembre europeo, il Governo belga ha letteralmente chiuso la città: chiuse scuole e metropolitane, evacuati luoghi di culto e uffici, ha dato ordine ai cittadini di non uscire senza una ragione più che fondamentale, riducendo gli spostamenti quasi a zero. In sostanza, Bruxelles si è trasformata in una città blindata, messa a ferro e fuoco da due sedicenti terroristi, terrorizzati dopo i fatti di Parigi e con una cintura esplosiva legata alla vita.

La domanda che in molti si sono posti in queste giorni è sempre la stessa: Perché?

Interdire la vita in una città importante come Bruxelles non è roba da poco: turismo, economia e politica avranno contraccolpi per mesi interi. Si potrà considerare una strategia vincente quella adottata dal Governo belga? Una risposta sicura non la possiamo avere, ma possiamo partire da alcuni presupposti per dare alcune risposte ragionate.

La prima, pone come ipotesi fondamentale che i terroristi vogliano fare il numero più alto di vittime possibili. In quest’ottica, l’attentato di Parigi è stato poco fruttuoso, e la jihad ha ancora sete di sangue, sete che non può placare in una Francia pressoché inaccessibile. Così due terroristi, peraltro disertori, si recano in Belgio e nello specifico a Bruxelles, improvvisamente salita alla ribalta come la capitale dell’estremismo musulmano.
Qui, il piano sarebbe di farsi esplodere in un qualche luogo simbolo della politica o dell’economia, mietendo vittime e poi suicidandosi.