sabato, Maggio 8

Il basso prezzo del petrolio preoccupa l’America Latina Sotto gli 80 dollari per la prima volta in due anni, ma non c'è aria di riduzione di offerta

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Petrolio GOlfo

L’organizzazione dei Paesi produttori ed esportatori di petrolio (OPEC) non sembra esser disposta ad anticipare la riunione del 27 novembre come richiesto dal presidente venezuelano Nicolás Maduro, che aveva chiesto un incontro straordinario dopo la caduta del prezzo del barile di greggio sotto gli 80 dollari per la prima volta in due anni. Questo significa che si permetterà al mercato di autoregolarsi, nonostante ciò porti il Venezuela e gli altri Paesi produttori di petrolio dell’America Latina a effettuare adeguamenti di bilancio.

Secondo Alejandro Arroyo, CEO e direttore consultivo di Southmark Logistics Argentina, la ragione per cui la OPEC e gli altri produttori di petrolio non hanno ridotto l’offerta per forzare un aumento del prezzo del barile di greggio si deve al fatto che, se lo facessero, «contribuirebbero ad aggravare la recessione e, in definitiva, causerebbero perdite a lungo termine». Al contrario, se manterranno stabili i livelli di produzione, favoriranno un più rapido recupero dell’economia globale, e un aumento del prezzo del barile.

Secondo un rapporto sui Paesi dell’America Latina della società di consulenza Merry Lynch, chi ha ricevuto maggiori benefici dalla diminuzione dei prezzi del petrolio è stato il Cile, il cui deficit commerciale energetico rappresentava il 5,3% del PIL nel 2013. In confronto, l’analisi considera il Venezuela il più danneggiato, con un eccedente del 19,7%, peggiorato dal fatto che il petrolio rappresenta il 96,3% delle esportazioni del paese. Inoltre, si deve tener presente che la maggior parte del greggio prodotto in questo Paese è pesante (contiene più zolfo), e va diluito con greggio leggero o con nafta, che si trova oggi 30 dollari al di sopra del prezzo del greggio leggero, ragion per cui i petrolieri venezuelani hanno optato per importare petrolio con quelle caratteristiche dall’Algeria e dalla Russia, secondo quanto afferma la stessa impresa petrolifera PdVSA.

Il caso dell’Ecuador non è meno grave: secondo la Federazione ecuadoriana di esportatori, nel 2013, il Paese ha esportato petrolio per 14,106 miliardi, cifra che rappresenta il 56% delle sue esportazioni totali. Secondo il presidente ecuadoriano Rafael Correa, per ogni dollaro di diminuzione del prezzo del barile, l’Ecuador perde 70 milioni di dollari. Quanto detto, spiega Alejandro Arroyo, avrà ripercussioni sui livelli d’investimento di Ecuador e Venezuela, e quindi anche sulla loro attività. «Nonostante non succeda da un giorno all’altro, si dovrebbe puntare sull’uso efficiente delle energie alternative per smettere di essere il fanalino di coda. Per esempio, investendo in energia eolica, solare, geotermica, biocombustibili e altro».

 

In Colombia, la crisi petrolifera ha fatto precipitare del 20% le azioni di Ecopetrol, e di un 14% quelle di Pacific Rubiales, che opera in Colombia, Perù e Guatemala. L’impatto delle perdite causate dalla riduzione dei prezzi è stato tale da obbligare il ministero delle finanze a rivedere le proprie proiezioni di bilancio per il 2015 e il 2016, anni per cui si calcolava un prezzo medio di 98 e 99 dollari a barile rispettivamente. Coi prezzi vicini agli 80 dollari del West Texas Intermediate (WTI), usato come riferimento in Colombia, i piani del governo per racimolare 26 miliardi di dollari extra tra il 2015 e il 2018 dovranno essere modificati, col relativo costo politico e finanziario.

«Noi, ovviamente, speriamo che i prezzi si attestino attorno agli 80 dollari, che è il costo di produzione del petrolio nelle zone più remote, quelle di frontiera. Questo stabilisce un livello minimo sotto il quale è difficile che il prezzo del petrolio scenda», ha detto la scorsa settimana il ministro delle finanze Mauricio Cárdenas dopo un dibattito in senato. Il risvolto positivo è che, d’accordo con varie agenzie specializzate, la Cina sta approfittando dei prezzi bassi della regione per rifornirsi e, da gennaio a settembre del 2014, ha comprato 7,8 milioni di tonnellate di greggio colombiano.

Nonostante questa caduta, l’industria si mostra ottimista. In una telefonata con gli investitori, David Lesar, CEO della società petrolifera Halliburton (una delle 100 imprese più potenti al mondo secondo la rivista Forbes), ha affermato che questa diminuzione dei prezzi internazionali di petrolio avrà vita breve. «Tenendo conto delle speranze di produzione in Nord America e nella OPEC, della ridotta capacità di produzione globale e del possibile impatto geopolitico sulla produzione nei Paesi non OPEC, crediamo che l’offerta e la domanda torneranno a equilibrarsi in un lasso di tempo relativamente breve». Allo stesso tempo, si è mostrato entusiasmato per la crescita dell’America Latina in ambito petrolifero, settore in cui spera di assistere a un recupero nel 2015.

In questo senso, si sono fatti notare gli investimenti milionari di Ecuador, Brasile e del nuovo arrivato Messico, che quest’anno ha portato a termine una riforma legale che, per la prima volta dal 1938, permette l’entrata di capitali stranieri per la perforazione e l’estrazione del greggio, qualcosa da cui anche la Pacific Rubiales trarrà benefici. Questa riforma va unita alle coperture petrolifere del paese, che aveva venduto in anticipo il 60% della possibile produzione a un prezzo di 85 dollari al barile, e alla creazione, anni fa, del Fondo per la stabilizzazione dei guadagni petroliferi, che permetterebbe di compensare le perdite nei conti pubblici quando scendano i prezzi del petrolio.

Nonostante l’America Latina si trovi lontano da una crisi finanziaria risultante della caduta dei prezzi del petrolio, come quella del 1982 che aveva portato quasi tutta la regione all’insolvenza, è anche vero che Paesi come il Venezuela, l’Ecuador e, addirittura, il Messico devono diversificare il proprio portafoglio di esportazioni e investire in altri tipi di energia in modo da diventare meno dipendenti dagli idrocarburi, economicamente parlando.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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