lunedì, Giugno 21

'Il bambino inquinato': la nostra immagine peggiore field_506ffbaa4a8d4

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Quali sono le strategie più efficaci e incisive per il controllo dello stato di salute dei bambini?
L’informazione. I pediatri, i ginecologi e i neonatologi, che intervengono nella prima fase della vita, dovrebbero sapere cosa si può fare per ridurre l’esposizione della mamma e del feto a una serie di sostanze inquinanti, che possono marcare il genoma in modo negativo. Nei prossimi anni, si dovrebbe lavorare molto nella prevenzione primaria, che è alla base di tutto. Se noi vogliamo evitare le epidemie di diabete, autismo e tanto altro, dobbiamo agire nella primissima fase della vita, informando chi si occupa della madre, del feto, del neonato e del bambino.

 

Concretamente, non è difficile tutelare mamme e bambini dall’ambiente circostante, visto che è un ambiente altamente contaminato?
Non è possibile eliminare l’inquinamento, la speranza è quella di ridurlo. Ma ridurre l’esposizione della mamma è cruciale ed è possibile, nonché necessario. Bisogna dire alle mamme di non usare il cellulare in gravidanza, di non mangiare un certo tipo di alimenti, di non stare in mezzo al traffico. Queste ‘istruzioni’ sono accorgimenti realizzabili, che cambiano radicalmente lo stato di cose attuali. L’ideale sarebbe far vivere la mamma in un ambiente ‘pulito’ e poco inquinato. Insomma, si può agire, se si vuole. Purtroppo molte delle nostre scelte dipendono dagli interessi economici e molte cose non vanno attenzionate come dovrebbero e ci si concentra su una diagnosi più che su una terapia di prevenzione primaria. Il Ministero della Salute e il Dipartimento di Prevenzione primaria, che dovrebbero avere un ruolo fondamentale, dovrebbero essere potenziati. Purtroppo , però, non ricevono abbastanza finanziamenti e ciò non accade.

 

L’Italia prende misure di sicurezza per la salute dei bambini? Cosa sta facendo attualmente per tutelarli?
In Italia, soltanto il 5% dei finanziamenti vanno alla prevenzione, che non è neanche la prevenzione primaria di cui parliamo. Al Ministero c’è gente molto seria che sta cercando di lavorare su questo stato di cose, ma non ci sono finanziamenti corretti per le strategie di prevenzione primaria che informi e faccia lavorare insieme pediatri, ginecologi, neonatologi, psichiatri infantili per l’obiettivo comune della prevenzione.

 

Come agisce l’Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia, di cui lei fa parte?
L’Isde è riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e fa moltissimo nel campo della trasmissione di informazioni. A livello nazionale, facciamo un lavoro capillare di informazione del territorio, in tutte le regioni. Ogni sezione si propone di informare. Il problema è reclutare medici che siano disposti a lavorare su queste cose e ciò non è facile, perché il medico si è sempre occupato poco della prevenzione primaria e ne sa molto molto poco. Se il medico sa poco della prevenzione, come si fa a diffondere le informazioni corrette? A mio parere, la chiave è fare in modo che il Dipartimento di Prevenzione del Ministero venga rafforzato e ci vuole che l’informazione si diffonda tra i media e tra i medici.

 

Al momento, le ricerche e i dati, mostrano una qualche differenza, in materia, tra i bambini del nord e quelli del sud Italia?
Per alcune cose si può evincere qualche differenza. Negli ultimi anni, si è visto come al sud ci sia stata meno attenzione a certi problemi e sia, conseguentemente, aumentata l’obesità. A Taranto, per esempio, la situazione è peggiore perché vi è un enorme impianto siderurgico che sta operando da trent’anni.

 

Alla luce dei problemi presenti, le generazioni future come pensa che saranno?
Se pediatri, neonatologia e ginecologia, fanno un lavori di prevenzione primaria e se il Ministero della Salute viene messo nelle condizioni di lavorare con sufficienti risorse, nel giro di pochi anni, secondo me, si cominceranno a vedere il miglioramento nei trend di patologie di cui abbiamo parlato.

 

Ci sono dei Paesi che stanno adottando strategie di tutela più efficaci?
In altri Paesi, ci sono tutele più solide. Negli Stati Uniti, per esempio, c’è parecchia attenzione sull’argomento. Molti pesticidi sono stati tolti dal commercio. In Germania, Francia e Gran Bretagna c’è molta sensibilità e in alcune regioni hanno perfino tolto l’uso dei pesticidi, fino a registrare una considerevole diminuzione di alcuni tumori. Dove c’è una certa attenzione si vedono i risultati.

 

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