venerdì, Maggio 14

Il balletto napoletano tra tradizione e futuro Anna Razzi, la direttrice della scuola di ballo del Teatro San Carlo di Napoli, spiega le difficoltà di fare danza oggi

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Razzi balletto

E’ in programma presso il Teatro San Carlo di Napoli la manifestazione Autunno Danza in scena dal 15  al 30 ottobre, con quattro rappresentazioni a partire dal Galà della Scuola di Ballo  proseguendo con Le 8 stagioni, Anna Karenina, per terminare con Eduardo Artefice Magico.

Sabato 4 ottobre, presso il foyer del Teatro S. Carlo si è svolto l’evento di presentazione degli allievi della Scuola di Ballo, occasione questa per presentare e conoscere da vicino i danzatori del corpo di ballo diretti dalla signora Anna Razzi, celebre ètoile del Teatro alla Scala di Milano che dal 1990 è direttrice della Scuola di ballo del teatro San Carlo di Napoli e nel 2006-2008 anche direttrice dell’omonima compagnia. Abbiamo rivolto alcune domande alla signora Anna Razzi.

 

Il programma di Autunno Danza è molto interessante con balletti moderni

Contemporanei più che moderni. Il coreografo Mauricio Wrainot è venuto qui qualche anno fa ed ha fatto un balletto dal titolo ‘Un tram che si chiama desiderio’ (2001). Noi quest’anno inauguriamo l’ Autunno Danza ed abbiamo un compito veramente gravoso.

Per quanto riguarda la scuola di ballo può dire le difficoltà che incontrano i ragazzi di oggi?

Le difficoltà  di oggi sono molte perché è un momento storico, difficile per tutti, per gli operai per gli industriali, per tutti. Quello che io lamento è che i giovani di oggi sono arroganti e maleducati, per fortuna non tutti devono imparare ad essere disciplinati  perché in questo lavoro la disciplina è alla base di tutto. Ci tengo molto che i ballerini siano in ordine, ad esempio per i maschi senza tagli di capelli strani, perché indossano in scena dei costumi d’epoca che ben poco hanno a che fare con una capigliatura moderna, sarebbe una stonatura.

Quindi trova una certa difficoltà dei giovani d’oggi a seguire le regole e la disciplina?

Sì proprio non ne vogliono sapere, non tutti per carità, ci sono alcuni di loro che sono già educati dalla famiglia. Alcuni lo capiscono e si inseriscono bene, altri non riescono ad inserirsi quindi non possono fare questo lavoro. Il teatro non è una burletta, il teatro è una cosa seria, bisogna farlo con passione.

Come si inseriscono i ragazzi della scuola con i balletti in programma ?

Alcuni si inseriscono molto bene. Noi adesso facciamo il prossimo balletto in programma, cioè quello del Gala. C’è la prima parte dove riprendiamo un po’ il saggio che abbiamo fatto a giugno, perché perché non avevo il tempo in un mese di preparare gli allievi promossi all’ 8° corso, perché ci vuole un anno intero per imparare il programma scolastico. Riprendiamo la coreografia di Dino Verga su musiche di Haendel chiamata ‘Suite barocca’. Ho invitato Alessandro Macario e Alessandra Amato entrambi diplomatisi alla nostra Scuola ed già affermati nella carriera, in modo che siano da stimolo ai nostri ragazzi che stanno crescendo. Questa è una cosa importante. Gli allievi partecipano poi a qualche balletto in programma anche a spettacoli del corpo di ballo per esempio c’è in programmazione lo Schiaccianoci dove servono sia i bambini sia gli adulti, come spesso succede che qualcuno venga inserito nel corpo di ballo, ed è una bella esperienza per loro.

balletto napoli

Quanti anni di studio ci voglio per completare il corso di studi del balletto?

Otto anni di scuola più un anno preparatorio che noi chiamiamo propedeutica con frequenza di tre volte alla settimana che va dagli otto/nove anni per poi essere inseriti nel primo corso, il cui impegno è molto leggero. Dal primo al terzo corso la frequenza è dal lunedì al venerdì, mentre dal quarto in poi la frequenza è dal lunedì al sabato, perché ci sono dei corsi complementari come la danza moderna, la spagnola, il solfeggio, preparazione atletica per i ragazzi, il pas de deux che insegno io, il repertorio. C’è tutta una catena di montaggio fino all’ottavo corso.

Quale futuro lavorativo hanno i ragazzi che escono da questa scuola. Come si inseriscono poi nell’ambito lavorativo?

Io li aiuto anche a fare le audizioni, li preparo; molti riescono ad entrare nel nostro corpo di ballo che devo dire si è ringiovanito molto. Adesso sono entrati dei ragazzi che si sono diplomati e sono molti forti tecnicamente.

Quanto è difficile entrare in una compagnia di balletto di un teatro stabile?

Non so se ha sentito che all’estero di stabile non c’è nessuno tranne l’Opera di Parigi. Tutte le compagnie, anche in Germania ti scritturano per l’anno, quello in programmazione, poi se vai bene ti rinnovano il contratto altrimenti no. Questo obbliga i ragazzi a mantenersi costantemente in allenamento e di fare sempre meglio perché sono molto severi ma anche molto comprensivi. Se tu funzioni, funzioni! Avendo così la possibilità di continuare a lavorare.

Meritocrazia?

Poca.

Altre difficoltà che incontra il balletto di questi tempi?

Io trovo che da parte del pubblico il balletto ha un buon riscontro perché i Teatri in generale sono sempre pieni soprattutto per il repertorio. Bisognerebbe fare una programmazione più ampia.

C’è qualche astro nascente che ha individuato a Napoli o fuori?

A Napoli c’è una tradizione, come Roma, soprattutto di maschi. C’è una tradizione, a cominciare dall’Ottocento, di grandi ballerini napoletani, e anche di grandi maestri napoletani. l’astro nascente è una questione di fortuna, ci sono ragazzi molto dotati sia fisicamente che tecnicamente, che non riescono a fare una grande carriera.

A breve avremo un Bolle napoletano?

Noi abbiamo Alessandro Macario, che è molto bravo e viene dalla nostra scuola.

Un suo desiderio?

Sì c’è un cosa che mi piacerebbe fare, un sogno. Io quando arrivai alla Scala di Milano, dove mi accolsero come una extracomunitaria perché venivo dall’Opera di Roma, pensai di non ballare più. Davanti al Teatro alla Scala c’era il Teatro dei Filodrammatici con una scuola di recitazione una vecchia scuola di un lascito del Settecento circa e c’era il manifesto con le ammissioni alla scuola. Sono salita e mi sono iscritta quindi ho fatto un anno di dizione e un anno di recitazione e per la recitazione ho avuto anche una medaglia d’oro, all’esame finale; per cui ho fatto delle esperienze di attrice e mi piacerebbe che gli allievi della nostra Scuola studiassero Recitazione per completare la loro formazione. Infatti a me ha aiutato molto per costruire i ruoli di interpretazione come Giulietta e Romeo, Giselle e soprattutto per il balletto Miss Jiulie della Cullberg (con Nurayev) tratto dal dramma di Strindberg; lessi il testo e poi applicai i passi. E’ un progetto che mi piacerebbe tanto realizzare.

Chi dovrebbe aiutarla a realizzarlo?

Il Teatro. Avere le possibilità e avere gli spazi perché ci vuole un’insegnate di dizione e una di recitazione. Oltre il Teatro c’è la Regione che dovrebbe dare i fondi per sovvenzionare il progetto. Questo è un mio sogno, perché come lo è stato a me, date le esperienze, per un ballerino fare recitazione è importante. Io ho avuto un insegnamento di scuola italiana vera con le sorelle Battaggi (Teresa e Placida, n.d.r.)che venivano dalla Scala di Milano che grazie a loro ho fatto carriera. Ultimamente ho conosciuto una dottoressa laureata in lettere classiche che sta effettuando una ricerca sulle nostre origini di danza. Io alcune cose di impostazione di questa scuola le ho mantenute poi per altre c’è stata un’evoluzione negli anni; È importante ricordare queste cose perché la scuola italiana ha insegnato a tutto il mondo.

Che cosa si augura per il balletto europeo ed italiano?

Mi auguro che vada in mano a persone veramente competenti. Io sono profondamente convinta che ci debba essere una per la meritocrazia. Io mi sono aiutata da sola per cui ci credo a questo.

(Foto di Katia Di Ruocco)

 

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