sabato, Maggio 15

Il B-Day Il giorno più lungo per il Cavaliere

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Alla vigilia, quello di oggi è stato chiamato da molti il giorno più lungo per Silvio Berlusconi. Vero ma si tratta di un giorno davvero lungo, che è cominciato il primo agosto 2013, quandoarrivò la condanna definitivaa 4 anni (3 dei quali però cancellati dall’indulto) di reclusione per frode fiscale nel processo Mediaset, che è quindiproseguito,primacon la condanna del 4 ottobre (confermata il 27 marzo 2014) a 2 anni d’interdizione dai pubblici uffici, poicon la decadenza dalla carica di senatore votata dall’aula di Palazzo Madama il 27 novembre scorso. Sono passati più di più di 8 mesi dall’alba, ma sembra che neppure oggi calerà il tramonto sul B-Day.

Dopo circa 1 ora e mezza di udienza al Tribunale di Sorveglianza di Milano il sostituto pg Antonio Lamanna ha espresso parere favorevole all’affidamento in prova dell’ex Cavaliere ai servizi sociali per scontare la pena residua di un anno. La questione ora passa nelle mani del Tribunale di Sorveglianza, cui spetta la scelta tra affidamento ai servizi sociali o arresti domiciliari. Come ha detto il presidente del Tribunale, Pasquale Nobile De Santis, «La decisione verrà depositata da un minimo di 5 giorni a un massimo di 15 giorni» e sarà resa nota attraverso un comunicato stampa.

Non hanno tardato a farsi sentire le reazioni alla notizia. In un’intervista del Tg3, il premier Matteo Renzi ha detto che al momento non è in programma alcun incontro con Berlusconi, e in maniera un po’ sibillina ha chiosato «Le questioni di giustizia attengono alla giustizia». «La giustizia deve fare il suo corso». Giovanni Toti, consigliere politico del leader di FI ha espresso cautela venata di speranza: «Non facciamo nessuna previsione. Speriamo che i giudici si rendano conto della persona, del suo valore umano e politico per milioni di moderati e non vogliano con una decisione incidere sulla vita del paese. Stiamo per entrare in campagna elettorale speriamo che possa avere tutta l’agibilità politica per farla». Soddisfazione e fiducia sono invece state ostentate da Michaela Biancofiore (FI): «Siamo soddisfatti che la procura generale abbia dato parere favorevole all’affidamento in prova del Presidente Berlusconi ai servizi sociali. Ora attendiamo fiduciosi la decisione del Presidente del Tribunale di Sorveglianza». Parole di vicinanza a Berlusconi sono arrivate anche da ex fedelissimi. Maurizio Sacconi, oggi esponente dell’NCD, ha affermato «Noi continuiamo a considerare Berlusconi vittima di un accanimento giudiziario»; e ha poi aggiunto: «Anche il dissenso che si è prodotto sul futuro del centrodestra italiano non fa venir meno la nostra sincera solidarietà a Berlusconi e la convinzione che debba essere messo in condizione di svolgere la sua funzione pubblica e politica». Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario del NCD, Angelino Alfano: «Auguro a Silvio Berlusconi tutto il bene possibile. Penso che sarebbe bene che la sua voce si potesse sentire durante la campagna elettorale per le Europee. Non ho apprezzato le scelte recenti di FI, ma ritengo giusto possa fare campagna elettorale». Decisamente più meste le riflessioni di Maria Stella Gelmini, vice capogruppo di FI alla Camera: «Al di là delle decisioni che assumerà il tribunale di sorveglianza sul presidente Berlusconi, quella di oggi è una giornata infausta per la democrazia. Negare il diritto di voto e di rappresentanza a Silvio Berlusconi significa ferire la storia di milioni di italiani che da tempo credono in lui. […] Di fronte a questa situazione non ci sono risarcimenti possibili. L’ingiustizia subita da un leader che più volte ha rappresentato l’Italia nel G8 e per nove anni ha guidato il governo impone una riflessione istituzionale e dovrebbe sollecitare le forze politiche e il Governo a interventi capaci di restituire l’agibilità politica non solo a Berlusconi, ma a quei milioni di italiani che si sentono da lui rappresentati».

Clima assai teso al Senato per il DDL contro il voto di scambio politico-mafioso. La bagarre si è aperta dopo che la richiesta di tagliare i tempi della discussione, avanzata dai capigruppo Luigi Zanda (PD), Paolo Romani (FI) e Maurizio Sacconi, è passata a larga maggioranza: quando il vicepresidente Roberto Calderoli ha provato a passare alla votazione, è scoppiata la dura protesta del M5S, che aveva chiesto di far tornare il DDL in Commissione e di sospendere la discussione in maniera che il Ministro della Giustizia potesse fornire indicazioni in merito ai beneficiari dell’alleggerimento delle pene preventive presente provvedimento.

Il Capogruppo 5stelle Vincenzo Santangelo ha gridato verso la maggioranza «Voi non vi meritate il titolo di onorevole. Andrete tutti a casa»; tra i fischi e le urla provenienti dai banchi degli altri partiti ha poi rincarato «Uno tsunami vi spazzerà. Vi accompagneremo fuori uno a uno, anche alla luce della vostra età avanzata. Andrete tutti a casa».

Calderoli è intervenuto per tentare di riportare ordine nell’aula «Ci deve essere rispetto reciproco, lo chiedo a una parte dall’emiciclo e all’altra. L’età avanzata richiede rispetto, senatore Santangelo». La discussione, invero piuttosto animata, è continuata con fuoriprogramma da una parte e dall’altra. Donatella Ferranti (PD), presidente della commissione Giustizia alla Camera ha assicurato che il DDL non fa alcuno sconto ai mafiosi: «Il M5S finge di ignorare che la rimodulazione della pena risponde a principi costituzionali di proporzionalità. Finge di ignorare che, per concorso di reati, il mafioso risponderà non solo per la promessa di procurare voti ma anche per l’associazione». Anche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri è intervenuto, dicendo che il testo amplia «l’area del penalmente punibile. Quindi rispetto, ma non comprendo né condivido la polemica del M5S che peraltro alla Camera in prima lettura aveva votato una norma che già prevedeva la pena da 4 a 10 anni. Rispetto a quel testo si fa un passo in avanti perché viene punito il semplice scambio delle promesse tra il politico e il mafioso».

Poi. durante l’accorato discorso del senatore M5S Mario Michele Giarrussosiamo arrivati al punto più infame, consentire alla mafia di comprare il voto di disperati. In tutte le piazze racconteremo le azioni scellerate che abbiamo visto qua. Vergognatevi!»), i suoi colleghi di movimento intonavano il coro “fuori la mafia dallo Stato”. Vincenzo D’Anna (GAL) ha durante replicato «Così come altri si sono opposti allo squadrismo violento noi ci opporremo a questi nuovi squadristi che sono rappresentati dal M5S». Parole che hanno suscitato la sdegnata reazione dei protagonisti dell’invettiva; non pago, D’Anna ha ritenuto opportuno avvicinarsi ai 5stelle al grido di “Duce, duce”, esibendo il saluto romano. Rissa sfiorata e il clima ingestibile: il vicepresidente Linda Lanzillotta (subentrata a Calderoli nella conduzione dell’aula) ha sospeso la seduta. I lavori sono poi ripresi, ma gli articoli del DDL verranno votati dal Senato martedì pomeriggio.

Giornata decisamente poco piacevole, quella di oggi, per Roberto Formigoni: il gip di Milano Paolo Guidi ha disposto il sequestro per equivalente di beni pari a un valore 49 milioni di euro nei confronti dell’ex Governatore lombardo, di Alberto Perego, di Pierangelo Daccò e di Antonio Simone, imputati per il ‘caso Maugeri’. Il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca in caso di un’eventuale condanna; proprio circa 49 milioni, infatti, sarebbe l’ammontare del presunto giro di corruzione addebitata agli imputati. Secondo alcune indiscrezioni, i sequestri riguarderebbero 5 o 6 conti correnti di Formigoni, la famigerata villa in Sardegna (acquistata da Perego per conto dell’ex Governatore e venduta da Daccò), nonché una serie di immobili dei quali il senatore del NCD risulterebbe comproprietario.

Formigoni, che nelle scorse settimane era stato rinviato a giudizio con l’accusa di associazione per delinquere e corruzione, ha dichiarato «Leggo che mi avrebbero sequestrato o starebbero sequestrandomi beni fino a 49 milioni di euro. Tranquillizzo tutti: non ho mai posseduto nemmeno la centesima parte di 49 milioni. […] Su uno dei miei due conti correnti figura un attivo di 18 euro e 20 centesimi, sull’altro un passivo di 75 mila euro». Ed ha infine sottolineato: «non ho mai posseduto né posseggo una casa in Sardegna».

Dà non poco da pensare il fatto che, nel mondo politico, la notizia sia passata sostanzialmente inosservata. Indubbiamente il tema risulta scomodo non solo per FI e la Lega che sono da 20 anni al governo della Regione Lombardia, ma anche per il PD che ha nel NCD un indispensabile partner della propria maggioranza.

L’ex leader dell’Udeur, Clemente Mastella, la moglie Sandra Lonardo e altre 17 persone sono state rinviate a giudizio per associazione a delinquere dal gup del Tribunale di Napoli, Maurizio Conte: secondo l’accusa, i vertici dell’Udeur in Campania erano dediti «alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione, e soprattutto all’acquisizione del controllo dei concorsi pubblici».

Interessanti i dati del sondaggio commissionato dal Tg5 a Tecnè ed eseguito l’8 aprile. Le intenzioni di voto degli intervistati sono i seguenti (tra parentesi è indicata la percentuale della settimana precedente):

– PD 30,9% (30,5).
– M5S 23,1% (22,5).
– FI 22,1% (22,7).
– Lega 4,5% ( 3,9).
– NCD 4,3% ( 4,1).
– FDI 3,6% ( 3,4).
– SEL 2,4% ( 3,1).
– Altri 9,1% ( 9,8)

– INCERTI/NON VOTO 45,5% (46,3).

Il PD si conferma il primo partito, con un aumento di circa mezzo punto rispetto alla consultazione precedente; due buone conferme per il Governo Renzi. Bene anche il M5S, in crescita e stabilmente in seconda posizione: a dispetto delle previsioni, negli ultimi mesi l’elettorato del movimento sembrerebbe ormai stabilizzato. Continua a perdere frammenti FI, azzoppata del proprio leader e relegata al terzo posto: rimarrà da vedere nei prossimi giorni quale conseguenze e quali implicazioni avrà la decisione del Tribunale di Milano. Crescita sensibile per la Lega, che con probabilità ha tratto giovamento dai venti indipendentisti veneti. In lieve crescita NCD e FDI: il primo probabilmente avvantaggiato dal clima positivo attorno al Governo; il secondo probabilmente capitalizza il calo di FI e le proprie posizioni euroscettiche. Decisamente male SEL, poco visibile mediaticamente e forse abbastanza presa dal progetto politico della lista Altra Europa per le elezioni europee.

In tema di elezioni, ha fatto molto discutere la dichiarazione di Beppe Grillo, secondo cui Alessandra Moretti, Pina Picierno, Alessia Mosca, Simona Bonafé – individuate dal PD come capolista nelle varie circoscrizioni elettorali per le europee – sarebbero «donne usate a fini di marketing secondo la migliore tradizione berlusconiana: quattro veline e Renzie a fare il Gabibbo. Una presa per il c…o, ma tinta di rosa». Tra le numerose replicheal leade del M5S, è arrivata quella ironica di una delle interessate: la Picierno ha infatti tweettato «Ci sentiamo il 26 maggio, Beppuzzo. E l’unica (carta) velina che riconoscerai sarà quella utile a asciugarti i lacrimoni. #europacambiaverso». Al di là della ingiustificabile gratuità delle affermazioni di Grillo, che lascia fuori dalla sua invettiva il magistrato Caterina Chinnici, risulta di difficile comprensione la scelta di candidare alle elezioni di maggio 4 parlamentari, come se il PD non avesse altre valevoli donne da proporre come candidate e come capolista.

Rimanendo in argomento di elezioni, oggi presentato alla Camera il vicesegretario PD Lorenzo Guerini e il segretario PSI Riccardo Nencini hanno suggellato un patto federativo in vista delle europee: le liste avranno un unico simbolo e prevederanno la presenza di 5 candidati socialisti, uno per circoscrizione.

 

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