domenica, Settembre 19

Ieri Youtube, domani youtuber field_506ffb1d3dbe2

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Il 14 febbraio 2005, Chad Meredith Hurley, Steve Shih Chen e Jawed Karim, tre dipendenti di PayPal, registrano dominio, logo e marchio di YouTube. Secondo le cronache, l’idea nasce subito dopo una festa del gennaio di quell’anno, quando i tre amici vogliono condividere su Internet i momenti del party, cristallizzati in foto e video. Se la condivisione delle immagini su internet nel 2005 è un tabù sfatato da tempo, con i video l’operazione si rivela un po’ più complicata. Ed è proprio da questa frustrazione cibernetica che nasce uno dei siti più popolari del mondo. Altre versioni della storia, forse meno romantiche e suggestive, narrano che l’ispirazione per il portale di video sia arrivata quando Janet Jackson mostrò inavvertitamente il seno durante un’esibizione di metà tempo al Superbowl e dopo lo tsunami nell’Oceano Indiano del 2004.

Ad ogni modo, sembra che sia la voglia di condividere –condividere tutto, ovunque e in ogni momento– la scintilla che anima le grandi rivoluzioni mediali del nostro tempo.

Il primo video che i tre caricano su quello che allora era un abbozzo dell’odierna piattaforma s’intitola ‘Me at the Zoo, girato con una videocamera amatoriale. Il protagonista, che parla delle «lunghe proboscidi» degli elefanti, è Jawed Karim, uno dei fondatori. Oggi il video, di fondamentale importanza nella storia dei media, ha più di 17 milioni di visualizzazioni.

 

Dopo qualche mese da quella manciata di secondi di video, precisamente nel novembre del 2005, YouTube stravince e convince pubblico e investitori. I primi finanziamenti provengono dal fondo di Venture Capital Sequoia, e a questi se ne aggiungeranno altri nell’aprile successivo.

Sul web poi, si sa, tutto è in continuo divenire e ha successo chi intravede le potenzialità di un nuovo mezzo prima degli altri. Lo stesso vale per YouTube, che in poco tempo inizia a percorrere sentieri inattesi e sideralmente lontani da “Me at the zoo”. Ad esempio, il video del comico Judson Laipply, che interpreta in modo personale l’evoluzione del ballo, riceve consensi senza precedenti diventando uno dei primi video virali della storia della piattaforma. Ad oggi ha raccolto oltre 295 milioni di visualizzazioni.
Da qui in poi è un tumulto di migliorie, innovazioni tecniche, espansioni e convergenze.

La svolta mobile fondamentale arriva nel 2006, anno in cui YouTube si apre alla possibilità di caricare video anche da cellulare. Questa novità segna e cambia profondamente la fruizione e la partecipazione al portale di video più famoso del mondo, che diventa una meta fondamentale delle navigazioni quotidiane di milioni di cybernauti.

Ma la corsa di YouTube non accenna a fermarsi, e se il video è il mezzo di espressione, lo step naturalmente conseguente non può che essere uno sconfinamento nella tv tradizionale, come a voler dare una sbirciata dietro lo schermo da cui il portale prende le mosse e che ora tenta di conquistare, forse sostituire. Allora, nel giugno del 2006, YouTube stringe il primo accordo commerciale con un media tradizionale, il network televisivo NBC‘. L’accordo prevede che il sito promuova il palinsesto autunnale della rete americana. Ormai YouTube è entrato nel firmamento di quelle fumose innovazioni tecnologiche che ce l’hanno fatta, e a renderlo scolpito nella pietra a caratteri di fuoco ci pensa l’autorità fondamentale della rete, Google, che il 9 ottobre 2006 annuncia l’intenzione di acquistare YouTube per 1,65 miliardi di dollari. L’operazione sarà completata il 13 novembre successivo.

Se per qualche anno l’archetipo della realtà di stampo internettiano, libero da spot e pubblicità che interrompono il flusso della percezione, c’era sembrato un po’ più dorato del suo corrispettivo terreno, la pubblicità non tarda a ritagliarsi qualche spazio anche su Youtube. Nell’agosto 2007 le prime inserzioni sono banner trasparenti che compaiono nella parte inferiore di un video. A maggio la rivoluzione user-friendly: il sito lancia il suo programma di partnership per consentire agli autori di monetizzare le visualizzazioni sulla piattaforma.

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