domenica, Maggio 9

Ictus: nuovo trattamento combinato

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Ed è proprio in tale scenario che si contestualizzano le ultime ricerche in merito, come quella presentata dal Prof. Alan Barber o quella condotta da un grande team di 45 diversi specialisti guidati dal Dr. Mayank Goyal. Questi ultimi hanno condotto una sperimentazione di questo approccio combinato tramite trial clinico randomizzato, i cui risultati sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine (volume 372, numero 11, pagine 1019-1030), con una ricerca dal titolo Randomized Assessment of Rapid Endovascular Treatment of Ischemic Stroke.

Il team guidato dal Dr. Goyal ha riportato risultati estremamente incoraggianti, soprattutto in considerazione del fatto che il numero di pazienti coinvolti è stato considerevole (316): «Tra coloro che soffrono di occlusione venosa nell’ambito della circolazione cerebrale anteriore, tra il 60% e l’80% dei pazienti muore entro 90 giorni dall’ictus o non riesce più a vivere in maniera indipendente nonostante i trattamenti con l’Alteplase. Noi abbiamo valutato l’efficacia di un rapido trattamento endovascolare in aggiunta a quello standard, in pazienti attacco ischemico acuto […] Il trial è stato interrotto prima del previsto a causa della sua efficacia. […] Questo tipo di rapido trattamento endovascolare ha migliorato i risultati funzionali dei pazienti e ridotto la mortalità».

La trombectomia può essere effettuata con diversi dispositivi, nonostante quello più recente ed efficace sia costituito da un piccolo tubicino, spesso come un piccolo cavo elettrico, che viene inserito nella zona inguinale e spostato verso la testa attraverso il collo. Durante il passaggio nelle arterie rilascia un liquido di contrasto che rivela, attraverso un esame ai raggi X, la posizione del coagulo di sangue, il quale viene poi “ingabbiato” da una sottilissima rete e rimosso endoscopicamente.

 

Il funzionamento della moderna trombectomia

Il funzionamento della moderna trombectomia

 

Questo tipo di trattamento, per usare le parole del Prof. Alan Barber «rappresenta il più significativo passo avanti nel trattamento dell’ictus da 20 anni a questa parte. Questa condizione costa all’Australia miliardi di dollari ogni anno, ma per ogni 5 persone che vengono trattate in questo modo, ce ne sarà una che potrà tornare a casa in maniera indipendente ed un’altra in meno che avrà avuto conseguenze permanenti in seguito all’ictus». Considerati tali risultati, non resta che sperare che la maggior parte dei centri per la cura delle patologie cardiovascolari e neurologiche si doti della possibilità di effettuare questo trattamento combinato nel minore tempo possibile.

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