martedì, Giugno 15

Icesat 2 alla ricerca di ghiaccio e di qualcos’altro La missione accoglierà i dati con l'altimetro laser Atlas misurando il tempo che i segnali impiegheranno per colpire la superficie della Terra e tornare indietro

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In questi anni ci siamo abituati a notizie rivoluzionarie di sonde spaziali che hanno rilevato presenza di acqua nei corpi celesti accanto a noi. Per capirci, la Luna e Marte che rappresentano gli obiettivi colonizzabili della nostra ricerca nell’ambito del sistema solare, hanno mostrato tracce importanti, da verificare, di giacimenti acquiferi residui di un passato geologicamente diverso e più attivo. L’immagazzinameno di acqua su un pianeta non rappresenta necessariamente l’esistenza di una vita biologica ma sembra da escludere qualsiasi espansione umana su un corpo senza il prezioso liquido. Sia per una qualsiasi prosecuzione della specie che per la preparazione di qualunqe sostanza che possa servire da supporto.

Questa volta invece la Nasa sta lavorando su un progetto molto più terrestre. Dalla base militare Vandenberg, nella contea di Santa Barbara in Califonia, è stato appena lanciata la sonda ICE Sat-2 (1.500 kg. di massa) a bordo del razzo Delta II, destinato a misurare le variazioni annuali dell’altezza dei ghiacci polari con una precisione di quattro millimetri. Al momento la più spinta mai realizzata.

La missione ICE Sat-2 raccoglierà i dati con l’altimetro laser Atlas, uno strumento che emette 10.000 impulsi laser al secondo, misurando il tempo che i segnali impiegheranno per colpire la superficie della Terra e tornare indietro, così che il satellite potrà raccogliere dati molto velocemente lungo la sua orbita.

Nella sua vita operativa, che durerà tre anni, contro i sei anni di ICE Sat-1, la sonda è a quota 492 km. operando di un alto livello di memoria per il controllo secondario di estensioni forestali e di agenti climatici, tutti elementi fondamentali per la comprensione evolutiva della Terra. Non male in un momento in cui si sfiora il negazionismo scientifico e le riunioni per conoscere lo stato di salute del nostro habitat rappresentano troppo spesso una vetrina di inutilità per politici, diplomatici e tecnici incapaci di far sentire la propria autorevolezza.

Però dal nostro piccolo osservatorio ci permettiamo qualche divagazione. E sì, perché uno degli obiettivi della ricerca riguarda principalmente la Groenlandia; un’isola di due milioni di kmq nell’estremo nord dell’Atlantico tra Canada, Islanda e la regione artica che i 57.000 abitanti, il 25 novembre 2008 hanno votato per un referendum non vincolante per il parlamento danese, per ottenere la propria l’indipendenza. Ovvero da allora le gestioni naturali sono passate dal controllo della Danimarca a un popolo di indigeni. Potremmo trovare molto interessante che gli Stati Uniti d’America, pur negando certi valori ambientali ora stiano finanziando un programma dal costo di quasi cento milioni di dollari per monitorare come i ghiacci stanno perdendo massa nella Groenlandia. C’è però un’inchiesta di Marzio G. Mian che rivela che una compagnia cinese con una partecipazione dell’australiana Greenland Minerals and Energy ha progettato una grande miniera di uranio da quelle parti, con tanto di discarica nel lago Taseq, sull’altopiano che affaccia sul fiordo dove i depositi radioattivi e le separazioni delle terre rare saranno stoccate sul fondo a soli 38 metri per almeno cent’anni. Un tempo sufficiente per avvelenare un bel po’ di ambiente.

Sarebbe Narsaq, una città del sud di 1.800 abitanti appartenente al comune di Kujalleq a essere il primo punto di devastazione di una terra che ha tutte le materie prime che farebbero impazzire magnati dell’economia e eserciti di tutto il mondo.

La Groenlandia infatti secondo il giornalista del Corriere della Sera, perderà “un’innocenza custodita in milioni d’anni d’esistenza eremitica, lontano dalla grande storia dell’umanità”. Per adesso è iniziata la corsa alle concessioni. Ci domandiamo dov’è l’Europa, in uno scenario allarmante in cui pochi ne parlano e molti si danno da fare per il proprio utile personale. Anche le grandi potenze, che dall’alto possono osservare molte cose.

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