sabato, Settembre 18

I venezuelani che se ne vanno I residenti all’estero sono circa il 4% della popolazione, mentre gli italiani sono di più: l’8%

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Monica Vistali, 33 anni, giornalista italiana residente a Caracas da otto anni, concorda con Rubi: “Dall’università sono uscita con un 110 e lode di cui, come succede a tanti, ho sentito ben presto l’inutilità pratica. Ho vinto la borsa di studio Mae-Crui e non ci ho pensato due volte, ho fatto le valigie e sono partita. Il Venezuela ti avvolge e ti ammalia fin dall’inizio, mi sono bastati pochi giorni per decidere che volevo restare”.

Il mondo del lavoro in Venezuela è molto giovane”, afferma la corrispondente della televisione pubblica latinoamericana TeleSur, “all’interno dei media ci sono possibilità di evoluzione, mentre in Italia i giovani sono solo degli stagisti sfruttati. I media venezuelani fanno leva sui giovani professionisti che sono cresciuti con la nuova stagione politica chavista che ha cambiato il volto del paese”.

Se il Venezuela ha attratto negli ultimi dieci anni migranti economici da diverse latitudini del Sudamerica ed intellettuali e professionisti affini alle politiche socialiste portate avanti da Chávez, è innegabile che oggi, non solo le classi benestanti venezuelane e ideologicamente contrarie al governo, ma anche coloro che hanno studiato e sono cresciuti nel seno dei nuovi piani emblematici d’istruzione, salute, cultura lanciati a partire dal 2000 stanno cominciando ad abbandonare il paese a causa della crisi economica.

Ho deciso di partire per l’Argentina perché la capacità d’acquisto si è ridotta tantissimo negli ultimi due anni in Venezuela”, racconta Daniela Álvarez, 32 anni, fisioterapista venezuelana che vive in una zona popolare di Caracas, “vorrei poter mettere da parte dei soldi e aiutare mia madre che è in pensione ma a malapena arrivo con quello che guadagno a fine mese”.

Al mio arrivo in Argentina mi accontenterò di qualsiasi tipo di lavoro manuale per sbarcare il lunario e vorrei ricominciare a studiare nel mio ambito per potermi specializzare” afferma colei che ha sempre votato Chávez e poi l’attuale presidente Maduro che rappresenta la continuità della politica del precedente.

L’aumento esponenziale dei prezzi di beni e servizi ha fatto sì che negli ultimi anni la nostra spesa familiare ha superato i nostri introiti, inoltre sono diminuiti i progetti di lavoro e quindi le possibilità di crescere professionalmente” spiega Luis Soria, designer venezuelano emigrato da due mesi a Barcellona che ha lavorato per dieci anni su progetti finanziati da istituzioni governative. “Abbiamo scelto la Spagna anche per la lingua, la stessa nostra, e così poter continuare a studiare, e onestamente per avere più tranquillità nella quotidianità”.

Secondo Rubi, il flusso migratorio attuale di uscita dal Venezuela svincolato dal credo politico, anche se contenuto numericamente, è conseguenza della crisi economica frutto della caduta del prezzo del petrolio. “L’economia venezuelana si trova in una situazione altamente vulnerabile, visto che il paese non ha il controllo delle fluttuazioni del prezzo delle materie prime. Il budget del paese nel 2016 si è ridotto del 70% rispetto all’anno precedente visto che sono diminuite le entrate in una moneta stabile, come il dollaro, ciò implicando l’abbassamento del tenore di vita della maggioranza dei venezuelani. Inoltre bisogna aggiungere alle difficoltà attuali, gli impatti della guerra portata avanti dai grossi imprenditori –che producono e distribuiscono prodotti di prima necessità solo in determinati periodi dell’anno appositamente per fare soffrire la carenza degli stessi durante i periodi rimanenti e far sí che l’opposizione politica possa cavalcare il malcontento della popolazione contro il governo-. Vi sono molti elementi della Venezuela attuale che ricordano la situazione del Cile di Salvador Allende prima del golpe militare di Pinochet”.

Oltre alla riduzione della capacità d’aquisto e agli attacchi economici e politici diretti dai poteri forti contro il governo socialista di Maduro, secondo Vistali, “molti chavisti sono emigrati anche perché disincantati dagli errori del governo che è dovuto scendere a compromessi ed è stato sconfitto su vari fronti” non riuscendo a tutelare i diritti dei lavoratori dipendenti né a diversificare l’economia. “Ma ancora oggi il Venezuela è colmo di energia e volontà di cambiamento mentre l’Italia è ferma e rassegnata. Nel paese caraibico si vive con la consapevolezza che le cose possono cambiare in meglio, che ognuno può dare un contributo alla crescita del paese nel proprio piccolo e raccogliere i frutti del proprio impegno”.

 

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