sabato, Ottobre 23

I venezuelani che se ne vanno I residenti all’estero sono circa il 4% della popolazione, mentre gli italiani sono di più: l’8%

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Oggi il flusso migratorio in uscita dal Venezuela è maggiore di quello in ingresso, quando fino a qualche anno fa era l’inverso. Fra gli 800 mila e un milione e mezzo, a seconda delle stime, sono i venezuelani che vivono all’estero su una popolazione di circa 30 milioni, e la stragrande maggioranza sarebbero emigrati dopo il 2004, durante il primo Governo di Hugo Chávez.

Quindi tra il 3 e il 5% dei venezuelani risiede stabilmente all’estero mentre i residenti italliani all’estero sono di più: circa l’8% della popolazione, con picchi di espatri a partire dalla crisi del 2007-2008.

Sull’emigrazione dal Venezuela non ci sono dati ufficiali ma 2 indagini recenti: una dell’Università Cattolica Andrés Bello (Ucab) ed una dell’Università Centrale del Veneuela (Ucv). Secondo quest’ultimo studio, oltre il 90% degli 1.500.000 emigrati venezuelani a partire dall’insediamento al governo di Chávez sono laureati ed, in particolare, le professioni più colpite dall’emigrazione sarebbero le seguenti: medici, piccoli imprenditori, professori, giornalisti ed ingegneri petrolchimici.

Secondo il giornalista venezuelano Francisco Olivares vi sarebbe in atto una vera e propria «diaspora bolivariana» causata principalmente dall’aumento della criminalità, l’inflazione galoppante, il regime di cambi fissi dollaro-moneta locale e la mancanza di opportunità di lavoro. Secondo il quotidiano online di opposizione ‘Maduradas.com’ (che ironizza sul cognome del presidente Nicolás Maduro), «il modus operandi più quotato tra gli emigrati degli ultimi 10 anni è vendere casa, macchina, proprietà, l’azienda e partire verso paesi più ricchi con un visto da studente». Inoltre sostiene che «se prima i venezuelani che abbbandonavano il proprio paese appartenevano principalmente alle classi più abbienti, a partire dal 2014, l’emigrazione ha cominciato a essere scelta anche dalle fasce più sfavorite della popolazione». «Tra i paesi che ricevono più venezzuelani vi sono Stati Uniti, Spagna, Italia, Portogallo e più di recente Colombia, Messico, Argentina e Panama» afferma dal canto suo una tra le più antiche testate venezuelane ‘El Nacional’.

Quello su cui tutti concordano è che si è registrato un aumento dell’emigrazione venezuelana negli ultimi 10 anni e che si è trattato di una fuga di cervelli, eppure il flusso migratorio rimane tuttora irrisorio se si paragona con altri movimenti avvenuti ed in corso attualmente nel mondo. Per portare solo un altro esempio oltre a quello italiano, oggi vi sono circa 250 mila venezuelani residenti negli Stati Uniti, mentre secondo CONAPO (Consejo Nacional de Población – Consiglio nazionale della popolazione), il flusso netto annuale di emigranti messicani verso gli Stati Uniti ascendeva fino al 2010 a 390 mila. Ma allora perché negli ultimi dieci anni sono stati scritti fiumi di articoli sull’emigrazione dal Venezuela se rappresenta solo circa il 4% della popolazione quando, per esempio, gli indiani espatriati rappresentano più dell’11%? Perché ad emigrare dal Venezuela sono stati principalmente proprio coloro che usualmente non emigrano: coloro che hanno un lavoro, una macchina e un appartamento, ovvero coloro che hanno un tenore di vita ad appannaggio di una minoranza per un paese latinoamericano.

Potrebbe sembrare contraddittorio ma non lo è giacché si tratta di un flusso migratorio di diversa natura: dopo il primo governo Chávez il Venezuela è stato anche la meta di migranti latinoamericani, dopo essere stato storicamente un paese scelto come destinazione da numerosissimi emigranti europei. Secondo uno studio della Cepal (Comisión Económica para América Latina y el Caribe), un organo dipendente dall’Onu, fino al 2010 il Venezuela era il secondo paese in America latina con il maggior numero di residenti stranieri dopo l’Argentina.

Oltre ad essere un paese recettore di immigrati durante il XX secolo, in particolare provenienti da Spagna, Portogallo, Italia, Siria, Libano, Argentina, Cile, Ecuador, Colombia, Cina ed Haiti, negli ultimi 10 anni si è osservato un altro fenomeno, anche se marginale a livello quantitativo: la migrazione di cervelli verso il Venezuela”, afferma Arnaud Rubi, sociologo francese, 35 anni, di cui 10 vissuti in Venezuela, ed oggi residente a Parigi.

Una popolazione di giovani professionisti europei, statunitensi e latinoamericani è emigrata in Venezuela per partecipare all’avventura politica lanciata da Chávez e vivere la prima rivoluzione pacifica del XXI secolo” sostiene. Arrivato a Caracas dalla Francia nel 2005 con una valigia ed un master in Sociologia delle migrazioni in tasca, “in Venezuela ho trovato un lavoro in cui potevo usare le competenze acquisite negli studi e un alloggio, mentre a Parigi ero inoccupato e non avevo le possibilità di pagarmi un affitto”.

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