martedì, Dicembre 7

I tweet di Renzi Il linguaggio più veloce del web (e della politica)

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Nella conferenza stampa di mercoledì Matteo Renzi ha esibito una nuova performance: quella di scrivere in tempo reale sul computer che gli stava davanti i tweet dei provvedimenti  illustrava ai giornalisti. Una prova di abilità non comune, ripresa dalle telecamere, che ci ha resi partecipi del fatto che Matteo è altrettanto svelto con la tastiera quanto lo è con la parola.

Non vi è dubbio, del resto, che il suo linguaggio web preferito da Matteo Renzi sia quello del Twitter. C’è una profonda corrispondenza tra il carattere comunicativo del leader – immediato,  polemico, spesso tagliente – e questa modalità espressiva della rete, che come noto sintetizza un pensiero in 140 caratteri.

Il suo rapporto con Twitter può essere riassunto nei seguenti punti.

  1. C’è un profondo parallelismo tra la sua oratoria e questo linguaggio del web. Renzi ha un eloquio stringato, fatto di brevi proposizioni riferite alla situazione concreta delle cose, capaci di farsi capire con immediatezza e alimentare l’immaginario collettivo popolare. Un leader ‘svelto’ come Renzi ha individuato in Twitter il canale ideale, senza naturalmente trascurare tutte le altre sue sortite nazionali e internazionali riprese dai media. Ma attraverso i tweet sta dicendo qualcosa di nuovo. Il “cinguettio” di Twitter, con in suoi 140 caratteri, rompe infatti ogni schema della retorica politica, con le sue battute veloci, incisive particolarmente congeniali al carattere toscano del leader.
  2. Attraverso Twitter guadagna un rapporto diretto con i cittadini potenziali elettori. Com’è noto, anche per l’incalzare delle polemiche di Grillo, i grandi mezzi d’informazione sono assimilati, nella mente dei cittadini, a canali “compiacenti” rispetto ai grandi riti della politica. Una proposta innovativa come quella di Renzi si trova nella necessità, da una parte, di essere rappresentata nei mass media (radio, televisione, giornali), ma dall’altra di avere un impatto diretto sulla pubblica opinione. Twitter realizza entrambi questi obiettivi. E’ necessario ricordare che è stato ed è il mezzo che ha superato gli stessi tradizionali canali costituiti dalle agenzie di stampa.
  3. Normalmente, però, tuttora il grande pubblico viene a conoscenza di questi messaggi proprio attraverso i mass media, televisione, radio, giornali. Proprio per la loro concisione i messaggi di Twitter si prestano infatti ad essere raccolti dai tradizionali organi d’informazione perché stabiliscono un rapporto diretto con la fonte che li emette. Da questo deriva la conseguenza a tutti evidente che, in questa fase di sviluppo del Web, la stragrande maggioranza dei tweet arrivano a noi non dalla loro lettura diretta sul computer, sul tablet, sullo smartfone, ma attraverso i notiziari dei mass media. Sono quindi un messaggio dal duplice effetto: immediato sul web e mediato quando entrano nel circuito degli organi d’informazione
  4. I “cinguettii” si combinano felicemente anche con il senso dello humour e possono trasformarsi facilmente in battute che lasciano il segno, quasi delle “freddure”, come nel caso diventato un vero e proprio tormentone costituito dall’hashtag “#Enrico, stai sereno” indirizzato a Enrico Letta lanciato nel salotto di Daria Bignardi il 17 gennaio 2014 pochi giorni prima che Renzi lo avvicendasse a Palazzo Chigi.
  5. I singoli tweet possono però anche combinarsi tra loro come le tessere di puzzle e sviluppare un discorso più ampio. Ciò con Renzi è avvenuto in alcuni casi.
  6. Il primo caso è stato dato dalla ’tweetintervista a ‘Vanity Fairrilasciata da Renzi al suo direttore Luca Dini il 4 marzo 2014. In quell’occasione egli è riuscito a congegnare una serie di “cinguettii” capaci di rappresentare un’organica proposta politica. Ci ha fatto tornare in mente le interviste a raffica di Roberto Gervaso, che lasciava al suo interlocutore non più che una battuta di poche parole. Ma dall’insieme affiorava la personalità dell’interlocutore. Renzi opera nello stesso modo, sdoganando in alcuni casi Twitter dall’angusto limite della concisione e catturando l’attenzione di un vasto pubblico internazionale con un mezzo capace di suscitare l’interesse anche dei ‘nativi digitali’.
  7. Un altro caso sono stati i tweet che hanno accompagnato la conferenza-stampa del 18 aprile 2014 per la presentazione del pacchetto dei provvedimenti riguardanti i famosi 80 euro da lasciare nelle buste paga dei lavoratori. Ogni disposizione è stata oggetto di un annuncio autonomo, ma l’insieme ha costituito una fase rilevante e organica del programma del governo. Marco Galluzzo titolava sul ‘Corriere della Sera’ del giorno dopo: «Le misure di Renzi in dieci Tweet: è l’ora X. Il premier utilizza al posto delle slide gli slogan postati sul social network». Ed aggiungeva: «La forma della conferenza non è per slide, ma per tweet, o meglio sarebbe dire per slide che hanno la veste di un tweet. I dettagli della felicità del premier sono ancora una volta un telecomando con cui cambia le immagini delle singole misure, una velocità di esposizione che ogni tanto lo fa incespicare nelle parole…».

Su Renzi si sta abbattendo una vera e propria tempesta. Una tempesta annunciata anche in un nostro articolo di qualche settimana fa che parlava del “rischio Dallas”, cioè del gioco a impallinare il leader. Ieri sul ‘Corriere della Sera’ Ernesto Galli Della Loggia si domandava  perché tante cose che lui sta facendo non le ha fatte Silvio Berlusconi. Giusta domanda. Ma prima di questa c’è una riserva: purché gliele lascino fare, con twitter o senza twitter.

 

 

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