mercoledì, 1 Febbraio
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I turisti russi abbandonano l'Europa

Le conseguenze negative della crisi del turismo russo sono state avvertite anche oltre i confini della Federazione. A farne le spese sono quelle aziende turistiche che facevano affari principalmente con i flussi turistici provenienti dalla Russia. La scorsa primavera, il tour operator tedesco Nicko Cruisers, specializzato in crociere sui fiumi europei, ha annunciato l’avvio della procedura fallimentare. Lo stato di insolvenza della compagnia è stato determinato proprio dal crollo della domanda proveniente da Russia e Ucraina, i core markets dell’azienda. La stessa sorte è toccata ad un’altra azienda tedesca, la Alpha Travel. “Era partner della DSBW Tours da vent’anni e lavorava quasi esclusivamente con i turisti russi”, ha confermato Khomenok.

Il crollo del mercato russo del turismo ha avuto inizio nel giugno 2014, quando sullo sfondo del fallimento di massa dei grandi tour operator e la svalutazione del rublo (nel 2014 il valore del dollaro è aumentato del 75%, mentre quello l’euro del 43%), gli operatori di mercato hanno registrato una riduzione del 50-70% della domanda di viaggi organizzati. Ma se da un lato la crisi economica e valutaria russa ha portato al collasso il mercato del turismo outgoing, dall’altro lato ha accelerato il processo di “ristrutturazione” del mercato turistico nazionale. In questo contesto, Oleg Safonov, capo del Rosturizm (ente federale per il turismo), ha più volte detto che il mercato del turismo domestico sarebbe cresciuto del 30%. Questo dato, però, è stato smentito dalle rilevazioni dello stesso Rosturizm: sulla base del 2014 il numero di russi che hanno viaggiato all’interno della nazione è aumentato di appena il 3,9%.

È vero che il turismo nazionale è in crescita, ma continua a non soddisfare le aspettative”, ha dichiarato Khomenok. D’altronde lo sviluppo del turismo nazionale è fortemente ostacolato a causa di una infrastruttura turistica non abbastanza sviluppata e dalla bassa qualità del servizio. Le destinazioni in crescita sono Sochi e la Crimea. Ma bisogna considerare che un viaggio in queste località costa quasi quanto un viaggio all’estero, e non essendo abituate al turismo di massa (Sochi, per esempio, è diventata meta turistica di massa solo dopo le Olimpiadi invernali dello scorso anno), i disagi con le strutture di ricezione turistica sono molto frequenti.

Per quanto riguarda il futuro ancora non si possono previsioni. Il governo sta spingendo sull’acceleratore per rinformare il settore del turismo domestico con il chiaro intento di dirottare in patria i futuri viaggi dei turisti russi. I tuor operator però sono scettici. “Il turista russo difficilmente abbandonerà l’idea di viaggiare oltre confine, quindi è molto improbabile che il turismo nazionale possa prendere il posto del turismo all’estero”, ha concluso Khomenok.

 

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