venerdì, Settembre 24

I treni perduti del Meridione field_506ffbaa4a8d4

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Insieme ad una meritoria casa editrice milanese, ai ragazzi reclusi nel carcere minorile di Bicocca (Catania), con il contributo economico di una grande azienda, realizzammo uno splendido progetto sulla responsabilità sociale. Un lavoro lungo e faticoso in cui avevamo coinvolto una cooperativa e diversi ragazzi siciliani, che avrebbero interagito con le scuole. Tutti sembravano entusiasti del progetto.
Il risultato finale era stato un prezioso (anche nel senso di costoso) kit, consegnato gratuitamente a molte scuole medie siciliane. Il suo utilizzo avrebbe potuto aiutare i ragazzi a divertirsi incrementando i comportamenti pro-sociali.

Ad onta dell’ingente investimento, un atto di amore verso la Sicilia e per il Sud, i kit sono finiti negli scantinati delle scuole, inutilizzati, malgrado l’elevata qualità del prodotto, riconosciuta da tutti. Pigrizia e strafottenza. Gli stessi vizi che ogni anno fanno perdere al Meridione miliardi di fondi europei, non reclamati.
Se vogliamo dare la colpa allo Stato, accomodiamoci.

La strage ferroviaria in Puglia è una ferita che sanguinerà per decenni, soprattutto nell’anima dei parenti delle povere vittime, perché gli altri dimenticheranno presto, ma di ferite se ne apriranno molte altre, se continueremo a cavalcare la tesi, per alcuni versi reale, per altri emotiva e demagogica, del Meridione abbandonato dallo Stato.

Il Meridione è stato rovinato dai politici meridionali e dagli incoscienti che li votano. Il terzultimo Presidente della Regione Sicilia è appena uscito di prigione, il penultimo è stato condannato in primo grado ad una decina di anni, per lo stesso reato contestato al predecessore. Il penultimo Presidente della Regione Calabria è lui stesso finito nelle maglie della giustizia. Senza l’intervento della Magistratura sarebbero ancora ai vertici.
Tempo fa discutevo con un siciliano trasferito a Nord, magnificava un noto politico condannato per gravi reati di prossimità con la mafia, definendolo “una bravissima persona”. Gli facevo presente che forse le cose non stavano proprio in quei termini. La sua risposta è stata all’incirca: “Non m’importa nulla di ciò che può avere fatto, con me si è sempre comportato bene”.

Ci avviciniamo sempre più alle coste africane e non sarà baloccandosi coi decimali che fermeremo la deriva, ma la colpa è solo in parte dello Stato, mi permetto di dirlo con energia e con qualche diritto, essendo nato e cresciuto in una baraccopoli messinese. Malgrado viva in Lombardia da oltre quarant’anni, non mi sono mai sottratto all’impegno per la mia terra natale, un impegno attivo ancora oggi, visto che l’unica querela legata alla mia lunga attività editoriale è arrivata proprio da un noto politico siciliano, che avevo contestato per difendere la dignità della mia gente. Una querela ritirata dal querelante stesso alle soglie della sentenza, dopo quasi 8 anni di tempo e danaro sprecati.

Trovo inutile la scappatoia dello Stato defezionante, non perché manchino i fondamenti per muovere una tale accusa, ma per una questione di propedeutica, prima dobbiamo guardare le nostre scarpe. Personalmente non sento alcuna voglia di prendermela con la sfiga, con l’arbitro, con lo Stato o con le scie chimiche.

La colpa è principalmente nostra, dei meridionali, che dovremmo sentirci offesi quando qualcuno tenta di prenderci in giro, suggerendoci risposte errate per farsi bello, o quando i politici nazionali vengono giù a fare la loro passerella senza capire di cosa parlano, sebbene si trovino di fronte il dramma di intere generazioni prive di lavoro e di orizzonti.

I politici meridionali, spesso velleitari, impreparati quando non autentiche macchiette, non vengono eletti dallo Stato bensì dai cittadini. Certo, spesso sono chiamati a scegliere tra un cancro e un infarto, ma anche questo non è estraneo alle loro responsabilità, al disinteresse che mostrano per l’impegno civile. Quando mi era arrivata la querela di cui sopra, amici e parenti siciliani mi avevano fatto presente che se mi fossi fatto gli affari miei non sarebbe accaduto nulla. La Sicilia, uno dei punti critici del Mezzogiorno, è retta da un Governatore senza maggioranza, tenuto in vita da Consiglieri pagatissimi e attaccati alle loro indennità a quattro zeri. Potrebbero sfiduciarlo quando vogliono, ma non lo fanno perché ci perderebbero 200 mila euro all’anno. Altro che interesse della gente.

Già che ci siamo aggiungiamo che sarebbe carino stilare una classifica della perseveranza dei politici delle varie Regioni e Comuni. Catania e Palermo, tanto per dire, sono tornate ai Sindaci di trent’anni fa, Enzo Bianco e Leoluca Orlando, due politici peraltro preparati e al di sopra della media, per la verità piuttosto bassa. Clemente Mastella è appena stato eletto Sindaco di Benevento e a Napoli Antonio Bassolino è tornato a ruggire, mentre Vincenzo De Luca, intanto che il figlio scalda i motori, impartisce lezioni di etica politica da tutti i pulpiti.

Non è colpa dello Stato se un anno fa la sezione siciliana della Corte dei Conti, ingiungeva al Comune di Avola di alleggerire il numero dei dipendenti di cento unità. 31 mila abitanti, 500 dipendenti, 1 ogni 62 cittadini. Un Comune del Nord che avevo interpellato in quei giorni, conta 35 mila abitanti e 200 dipendenti, 1 ogni 175 cittadini. Una sproporzione pagata dalla fiscalità generale, cioè dal resto del Paese. Lo stesso Comune settentrionale di cui sopra, ogni anno versa al fondo di solidarietà 3,6 milioni euro, danaro dei suoi cittadini che sarà depistato verso i Comuni del Sud, perché possano avere servizi di buon livello. Le Regioni del Nord versano oltre 100 miliardi di euro all’anno in solidarietà al resto del Paese. Un sacrosanto principio che tanti Amministratori meridionali dovrebbero onorare con maggiore rispetto.

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