venerdì, Giugno 18

I soliti sospetti image

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Non ci sono più i film di una volta. Ditemi voi se avete visto negli ultimi vent’anni un giallo come ‘I soliti sospetti‘, dove nell’ultimo dei vari strepitosi sottofinali viene pronunciata dal diabolico (appunto) Kaiser Soze la storica frase «la beffa più grande del diavolo è stata convincere il mondo che lui non esiste». Concetto già espresso da Charles  Baudelaire e ampiamente ripreso da Giovanni Papini, d’accordo, ma citato in modo superbo con una magia di sceneggiatura.

Bene, direi che la frase in questione si adatta in modo calzante anche al momento politico dell’Italia, dove la parte del diavolo è recitata magistralmente dalla resistenza al cambiamento, attiva più che mai in Parlamento e fuori. La beffa consiste nel fatto che a fronte di un’opinione pubblica chiaramente a favore di rinnovamenti radicali nella mentalità e nelle strutture portanti del Paese, la resistenza cerca di convincere tutti che non esiste. O per lo meno che è,, in minoranza, ma che sta lottando anche lei per il cambiamento, come no, ma con juicio, senza fretta, vagliando attentamente ogni minimo dettaglio per evitare mostruosi stravolgimenti della Costituzione più bella del mondo, pericolosissime derive autoritarie, scempi ai danni della democrazia rispetto ai quali l’era Berlusconi sarebbe ricordata come l’età dell’oro.

Se poi i rinnovatori si logorano nell’attesa, pazienza. Vorrà dire che per cambiare serviranno ben altre tempre, ben altri tempi, ben altre autorevoli personalità.

Ma non mi dilungo su questo argomento, troppo deprimente.

Preferisco sollazzarmi diversamente, saltando da un Palazzo all’altro ma trovando, ahimè, lo stesso identico nauseabondo sentore.

Siamo adesso nel Palazzo del calcio, che non è affatto secondario, da noi come in molti altri Paesi. Dopo la debacle della Nazionale in Brasile, si è avvertita forte e chiara la tensione dell’opinione pubblica  verso l’assestamento di qualche robusto calcio nel sedere dei responsabili della vergogna. E subito, bene o male, il Presidente della Federazione Giancarlo Abete e il Commissario tecnico Cesare Prandelli si sono fatti correttamente da parte.

Finalmente abbiamo fatto un salto di qualità, si diceva allora (un mesetto fa). Si riconoscono le colpe, si va spediti  verso nuovi orizzonti, con nuovi uomini e idee finalmente chiare e moderne.

Ma c’era in agguato Kaiser Soze.
Un certo Carlo Tavecchio, che non deve essere un modello di virtù avendo collezionato finora cinque condanne penali,  un totale di diversi mesi di carcere per reati che vanno dalla falsità in titolo di credito continuata in concorso all’evasione fiscale passando poi per l’ omissione o falsità in denunce obbligatorie e infine, dulcis in fundo, l’abuso d’ufficio.

In premio, il nostro, è divenuto vicepresidente della Figc nel 2007. Chissà, forse perché sicuro degli appoggi che presidenti di serie A come Aurelio De Laurentiis, Claudio Lotito e Adriano Galliani gli elargiscono incondizionatamente, si è messo in testa la meravigliosa idea di diventare lui, il Presidente.

Ma sarà l’emozione, la disabitudine ai grandi palcoscenici, la voglia di fare battute che a volte si impossessa anche di qualche prefetto, lo hanno tradito. Non era il caso che un Presidente Figc in pectore si mettesse a sproloquiare dell’immaginario calciatore, che si presume di colore, Optì Pobà, mangiatore di banane poi promosso in serie A.

Apriti cielo. Accuse di razzismo che piovono da tutte le parti sul povero Carlo.

Io penso che il modo di esprimersi di Tavecchio riveli piuttosto bene la sua essenza. Che è quella non di un razzista autentico, che richiederebbe un certo spessore diciamo ideologico, ma di un bordeggiatore di piccolo cabotaggio, tra politica e arte di arrangiarsi, esemplare perfetto dell’ italiotismo più deteriore. E il fatto di non rendersi nemmeno conto del peso di certe parole nel primo discorso importante come candidato lo rende automaticamente non all’altezza del compito, che è molto più serio di quanto si creda.

Difficile incastrare i soliti sospetti, molto difficile.

 

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