venerdì, Ottobre 22

I socialisti e le elezioni Come si prepara il gruppo socialista alle prossime elezioni europee

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Questa puntata dello speciale ‘Elezioni Europee 2014’ riguarda il PSE (Partito socialista europeo) e le sue posizioni circa la prossime elezioni, che, in Italia, si terranno domenica 25 maggio. Come sempre daremo una panoramica completa del gruppo e del suo programma per le elezioni, come un profilo del candidato a guidare la Commissione europea. Il Partito socialista è l’attuale secondo gruppo in Parlamento e conta 195 eurodeputati e ha la presidenza dell’europarlamento.

Il Gruppo S & D (Gruppo dell’alleanza progressista dei socialisti e democratici al Parlamento europeo) ha l’obiettivo di lottare (nelle parole del manifesto politico)«per una società europea inclusiva basata sui principi di libertà, uguaglianza, solidarietà, diversità ed equità». I deputati sono impegnati a «lottare per la giustizia sociale, occupazione e crescita, diritti dei consumatori, lo sviluppo sostenibile, la riforma del mercato finanziario e dei diritti umani per creare un’Europa più forte e democratica e un futuro migliore per tutti». In tempi di oggi di crisi «la priorità del Gruppo S & D è quella di combattere la disoccupazione e garantire che le nostre società e i mercati diventano più equa e dare alla gente di nuovo fiducia nell’UE e di speranza per il loro futuro. Questi principi ispirano il nostro lavoro quotidiano, al Parlamento europeo e oltre». Il Partito Democratico è il partito italiano che fa parte della famiglia del Partito socialista europeo.

I nomi in vista del gruppo si distribuiscono tra i seggi del parlamento e la Commissione europea. L’eurodeputato  austriaco, Hannes Swoboda è il presidente del gruppo, Martin Schulz presidente dell’europarlamento. In Commissione europea: Catherine Ashton , Alto rappresentante della politica estera, Maroš Šefčovič (vice presidente,  commissario per gli affari inter istituzionali) , Štefan Füle ( commissario all’allargamento), Maria Damanaki (commissario alle politiche marittime e della pesca), lo spagnolo Joaquín Almunia (commissario alla concorrenza), László Andor (commissario alle politiche sociali) e il croato Neven Mimica commissario alla tutela dei consumatori.

Il programma presentato dal gruppo si chiama ‘la nostra visione alternativa per un’Europa progressista nel mondo’e si basa sui primi cento giorni della prossima legislatura. Per quanto riguarda la crisi, i socialisti si affidano ad una maggiore spesa sociale e alla lotta all’evasione fiscale. In questo quadro devono essere protetti i diritti dei lavoratori e riformare il mercato del lavoro. Secondo il gruppo si deve abolire il sistema della Troika e rivedere le politiche giovanili, come quella dello youth guarantee. Un’altro punto riguarda il rilancio dell’industria europea. Questa può crescere solo con maggiori investimenti dell’Unione senza lasciare gli stati l’ultima parola e con nuovi programmi di ricerca e innovazione. La politica industriale, secondo i socialisti, deve essere meglio orientata verso lo sviluppo tecnologico e una miglior utilizzo dell’energia. L’efficienza dal punto di vista energetico non deve riguardare colo i cittadini ma anche questo settore. L’Europa, secondo il gruppo deve orientarsi verso forme alternative di energia. Tutto questo porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro. Per quanto riguarda la cittadinanza questa deve essere inclusiva e ben correlata con le politiche migratorie, anche all’interno degli stati membri, dove, la libera circolazione è sotto attacco da parte di molti esecutivi, senza distinzione di credo politico. Il caso del Belgio, paese che ospita le istituzioni, è emblematico.In politica estera, si punta soprattutto sui diritti umani e su una forte collaborazione con i paesi confinanti lo spazio dell’UE. Secondo il gruppo dei socialisti bisogna rafforzare il partenariato ad est oltre che far sentire maggiormente il proprio peso nelle relazioni internazionali. Ruolo che l’UE può svolgere attraverso la cooperazione e gli aiuti umanitari. Aiuto e cooperazione, secondo l’attuale seconda forza politica sono la chiave di svolta della prossima politica estera dell’Unione europea.

Il bilancio di questa legislatura che sta terminando è alquanto positivo per questo gruppo politico. Non essendo la maggioranza parlamentare ma la seconda forza politica in Europa ha concentrato i suoi sforzi con le politiche sociali, creando una forte collaborazione con il Partito Popolare sulla maggior parte delle politiche competenti al parlamento. La guida dell’istituzione infatti in mano al socialdemocratico Schulz non ha sbilanciato a favore dei socialisti, ma ha creato un clima di lavoro  che ha permesso al Parlamento di essere un’istituzione spesso puntuale e precisa circa le decisioni del Consiglio o le proposte della Commissione.

Con il congresso di Roma tenutosi il primo marzo, Martin Schulz è ufficialmente il candidato del partito socialista europeo alla presidenza della Commissione europea. Lo hanno deciso i rappresentanti dei partiti di centro-sinistra riuniti nella capitale italiana. Il tedesco, 58 anni, vuole un’Europa che si concentri sulla creazione di posti di lavoro. Molti ritengono che abbia buone possibilità,  ma si dovrà scontrare con candidati di grande esperienza. Rilasciando allora un intervista per ‘Euronews’, l’esponente tedesco dei socialisti europei ha così risposto: «Sono candidato ad un seggio al Parlamento europeo, come altri membri che cercheranno di ottenere un seggio nella prossima legislatura. Penso che il presidente del Parlamento, sia anche un membro del Parlamento, quindi è abbastanza normale che io mi batta per un posto. Sono stato eletto fino alla fine di questa legislatura, quindi potete esser sicuri che distinguerò nettamente i miei doveri come presidente del Parlamento europeo, dal mio ruolo di candidato al Parlamento europeo»

Il congresso del Partito socialista europeo avvenuto a Roma ha quindi scelto l’attuale presidente dell’europarlamento come candidato alla guida della futura Commissione europea. 

I sentimenti del gruppo S&D non sono di natura euro scettica, ma come i popolari, il gruppo ha notato una staticità delle istituzioni europee in questi ultimi 5 anni e intendono riformare il sistema complessivo del funzionamento delle istituzioni. Si parla di andare oltre Lisbona (concetto proposto dai liberali) e di rivedere i maggiori trattati, soprattutto quello di Maastricht, ma ciò non significa abbandonare la moneta unica. I capisaldi restano gli stessi e come per il partito popolare, anche i socialisti pensano che sono i meccanismi interni che vanno riformati.

Infine diamo uno sguardo ai dati recenti che Votewatch Europe ha pubblicato sulla distribuzione dei seggi in base agli ultimi sondaggi. Secondo il sito internet, Il partito socialista secondo gli ultimi sondaggi datati 2 aprile, è dato alla pari con il partito popolare, a 212 seggi. Un testa a testa che non rispecchia i dati relativi ai vari paesi membri (molto variabili perché le liste sono ancora in fase di formazione). A livello europeo i gruppi, dal punto di vista statistico, si muovono molto e lo spostamento dei due maggiori partiti è evidente. Con il sondaggio del 2 aprile, i socialisti perdono alcune posizioni.

 

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