lunedì, Aprile 19

I segreti di Papa Francesco

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I segreti che si celano nelle pieghe del potere sono un fatto comune a tutte le Nazioni del mondo. Esiste uno spazio di necessaria riservatezza che separa, da sempre, le stanze delle decisioni politiche più delicate dalle piazze frequentate dal popolo.
Ciò fa parte, entro certi limiti, delle regole del gioco.

La complessità dei rapporti che legano tra loro le Nazioni in modo spesso conflittuale, sia pure semplicemente sul piano economico, rendono a volte indifferibile l’apposizione di limiti alla diffusione totalmente e completamente libera delle informazioni riguardanti le singole strategie politiche, con buona pace dei complottisti di tutte le latitudini.
Naturalmente il lavoro dei media, posto che essi siano davvero indipendenti, consiste proprio nella ricerca delle verità nascoste, per motivi strettamente connessi all’essenza della professione giornalistica ma anche, e direi soprattutto, perché la notizia e la ricerca della verità sono un bene di rilevante valore economico per l’industria dell’informazione.
In questo complicato intreccio di interessi il Vaticano ha sempre, nella sua storia plurimillenaria, brillato per la proverbiale impenetrabilità delle barriere che è capace di opporre a tutti i tentativi di far luce operati dal mondo dei media.
Nulla si è di fatto saputo sui reali motivi che hanno condotto alle clamorose dimissioni di Benedetto XIV dal soglio pontificio nel 2011, anno particolarmente critico e oscuro.
E ben poco si sa dei giochi e delle lotte politiche che accompagnano la scelta di un nuovo Papa se non  -ma è pur sempre solo una deduzione logica- che essa sia frutto di attentissime riflessioni.
Decisioni che maturano nel segreto più assoluto, reso possibile da antiche regole ferree e dall’aura sacrale che pervade in modo naturale le vicende di uno Stato che è sì il più piccolo per estensione, ma anche uno dei più influenti a livello planetario.
La domanda che l’opinione pubblica, al netto di convinzioni fideistiche, si pone oggi in merito al modus operandi di Papa Francesco I° è: l’attuale pontefice esprime o no la volontà ponderata, collegiale, della Chiesa cattolica di attuare un profondo rinnovamento di se stessa? Fino a che punto si spinge il mandato che il consesso ecclesiastico ha conferito al suo capo e con quali limiti discrezionali?
L’abilità comunicativa di papa Francesco, espressa fin dai primissimi atti pubblici, è fuori discussione.
Negli ultimi tempi sembra emergere, poi, una notevole abilità politica: Jorge Bergoglio sta riuscendo, almeno per ora, a farsi percepire come alfiere di una Chiesa povera, sensibile al grido di dolore degli ultimi della Terra come e più dei più celebrati leader di sinistra occidentali. I suoi discorsi, le risolute prese di posizione su problemi da sempre delicatissimi per il suo Ufficio come le unioni civili, il ruolo della donna nella società, gli intollerabili scandali per pedofilia che hanno infangato le gerarchie ecclesiastiche a tutti i livelli, hanno fatto scalpore.
Ma sono davvero in fieri atti concreti, riforme autentiche, tangibili?
Questo si chiede il popolo, con la sua tipica propensione ad anteporre le questioni squisitamente umane ai problemi teologici. Dei quali considerava supremo esegeta e maestro il raffinato Joseph Ratzinger, ma che dal compagno di strada Francesco si aspetta, comprensibilmente, che paghi l’IMU e sfili sotto i piedi l’attico panoramico all’intollerabile cardinale Tarcisio Bertone.

E magari chiarisca anche, in modo convincente, il ruolo di certi collaboratori, da lui stesso nominati e rivelatisi presto di dubbia fedeltà rimanendo impigliati nella rete della giustizia italiana.
Solo allora avrà la prova che non è in atto l’eterno gioco dei due poliziotti, il buono e il cattivo, e che qualcosa stia davvero cambiando, anche negli immutabili palazzi vaticani.

 

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