martedì, Settembre 28

I riti funebri dei Maori

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SydneyLa Nuova Zelanda è un Paese dalla storia peculiare, una tra le ultime terre ad essere scoperte e ad essere colonizzate dagli Europei grazie al marcato isolamento geografico. Come nella maggior parte dei casi della storia coloniale europea, le fertili terre neozelandesi erano abitate già da tempo da diversi gruppi di popolazioni indigene, il popolo Maori, che, secondo studi genetici recenti, erano presenti sul territorio a partire dal 1250-1300 d.C. Il carattere estremamente tardivo del popolamento di tali terre risulta evidente dalle più recenti datazioni scientifiche, in contrasto con quelle effettuate nei confronti delle popolazioni Aborigene australiane, presenti nel nord dell’Australia da circa 50.000 anni secondo gli studi più accreditati.

Risulta di facile comprensione, dunque, come un tale tipo di isolamento geografico, protratto nel corso di circa sette secoli, abbia permesso alle tradizioni dei Maori di svilupparsi in maniera del tutto autonoma e priva di influenze esterne, una condizione che ha permesso la nascita di una lingua a sé stante – declinata in diversi dialetti – e più in generale di una sfera sociale e religiosa estremamente peculiare, spesso oggetto di studio da parte di storici, antropologi e politologi. Ed è proprio all’interno di tale insieme di tradizioni e retaggi che spicca, per diversi motivi, l’approccio dei Maori al fenomeno della morte umana. Questi ultimi credono – come la maggior parte delle religioni e delle filosofie di vita – che lo spirito umano continui a perdurare dopo la morte del corpo, in seguito alla quale l’anima del defunto rimane all’interno del marae, il tradizionale luogo di comunione spirituale.

Quando muore un Maori – o una persona legata alla comunità Maori, dal momento che non vi sono divieti in tal senso – si prepara la cerimonia del tangihanga, ovvero del lutto, spesso abbreviata come tangi. Come riportato da Te Ara, l’enciclopedia nazionale neozelandese, la cerimonia del lutto Maori è cambiata molto poco nel corso dei secoli, nonostante l’indubbia influenza europea. Il corpo del defunto viene preparato da una persona prescelta, per poi venire trasportato presso il marae, dove sono ammessi visitatori esterni e dove si tengono alcuni discorsi riguardanti la persona scomparsa. Il corpo viene poi sepolto in un cimitero oppure cremato, procedimento seguito dalla rimozione del vincolo della morte posto sulla casa del defunto, da parte di un membro (tohunga) del clero Maori. In tempi relativamente recenti, talvolta, una fotografia della persona deceduta viene portata nei marae limitrofi, in modo da permettere a chiunque di porgere il dovuto rispetto.

Le tradizioni del lutto Maori, poi, sono ancora diverse in caso di scomparsa di un capo o comunque di un personaggio importante, dunque un rangatira. Tradizionalmente quest’ultimo, prima di morire, teneva un discorso finale alla sua tribù, nel quale venivano ricordati i motivi di rancore nei confronti di altre tribù rivali e veniva reiterata la necessità di compiere la vendetta nei loro confronti. Una volta defunto, il corpo del rangatira veniva poi dipinto con olio e terra di ocra rossa, per poi essere posto in posizione seduta, con il mento appoggiato sulle ginocchia e coperto da tappeti leggeri e mantelli. A quel punto si tenevano discorsi diretti al defunto, come se quest’ultimo fosse ancora in vita, mentre la famiglia rimaneva assieme alla persona scomparsa senza poter mangiare. In segno di lutto, inoltre, si indossavano larghe corone di foglie sul capo.

 

Il funerale di un capo Maori, ritratto da George French Angas nel 1847

Il funerale di un capo Maori, ritratto da George French Angas nel 1847

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