giovedì, Settembre 23

I rifugiati e il Premio Nobel field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Soffia forte la speranza in Myanmar per la comunità minoritaria di etnia Rohingya soprattutto in considerazione del fatto che sta cambiando l’aria nell’era della Democrazia di Aung San Suu Kyi . Infatti, i flussi ci profughi Rohingya in fuga da condizioni di cupa persecuzione o vera e propria detenzione da campi al confine tra Thailandia e Myanmar vanno via via riducendosi, almeno stando ai dati messi a disposizione dagli appositi uffici istituiti all’interno di Nazioni Unite ed Unione Europea.

Siamo nella fase dell’anno in cui normalmente i flussi di irregolari che cercano di muoversi attraverso imbarcazioni improvvisate attraverso il Golfo del Bengala vanno ad una relativa conclusione, in special modo, il numero dei rifugiati provenienti dai territori dove sono insediati i componenti della minoranza Rohingya  di estrazione islamica è in progressiva riduzione. Le agenzie internazionali istituite da Nazioni Unite ed Unione Europea nelle ultime ore hanno dato conto con aria di ufficialità sullo stato delle cose riviste in senso positivo in occasione di un incontro con i media tenutosi nella Capitale thailandese Bangkok, dove, dati alla mano, si è potuto constatare che tali flussi illegali sono in via di contrazione. Il che è positivo non tanto per il punto di vista di Nazioni come la Thailandia che vivono da decenni questo problema cercando di contrastarlo nettamente quanto piuttosto per il risvolto positivo relativo alla constatazione che la lotta intrapresa dalle Forze di Polizia locali sta oggi riscuotendo sempre più successo nei confronti delle mafie d’area asiatica focalizzate nella tratta di schiavi e nello sfruttamento dei migranti o rifugiati.

Volker Turk, assistente presso l’Alto Commissariato ONU (UNHCR), ha riferito ai media locali ed internazionali che si è via via ridotto il numero di rifugiati di etnia Rohingya e questo è dovuto al positivo combinato disposto determinato dalle nuove misure intraprese dal Governo del Myanmar e perché sempre più chiaramente si constatano i successi ottenuti dalle Polizie locali nella lotta ai traffici illegali di esseri umani. Il punto di non ritorno è stato il ritrovamento, l’anno scorso di fosse comuni con almeno una trentina di corpi attribuiti all’etnia Rohingya a dimostrazione delle attività illecite e dei tragici crimini che vengono commessi ai confini tra Myanmar e Thailandia. Questo specifico fatto di cronaca ha colpito profondamente gli animi delle popolazioni locali persino a livello nazionale stavolta. Da qui è derivato un inasprimento della lotta congiunta, come una specie di Interpol Sud Est asiatica, delle Forze di Polizia locali contro i traffici oscuri di esseri umani.

La Polizia thailandese ha lanciato una vera e propria offensiva nel Maggio 2015 dopo il ritrovamento delle fosse comuni ai confini con la Malaysia e questo ha anche determinato il corollario della caduta di potere di alcune cosche d’area nella gestione dei rifugiati in fuga, migliaia di essi sono stati abbandonati su imbarcazioni di fortuna in mare aperto. Ma alcune fosse comuni sono state rinvenute anche in pieno territorio malese. L’azione congiunta delle Forze di Polizia ha messo in difficoltà le organizzazioni criminali anche sulle rotte di provenienza dal Myanmar e dal Bangladesh, lungo quell’asse i rifugiati via mare cercano di giungere in Thailandia o Malaysia. La gran parte dei rifugiati in rotta da violenze, persecuzioni e atti di aggressione fisica sono di etnia Rohingya, provenienti da aree povere come lo Stato Rakhine, nella zona occidentale del Myanmar, a prevalente estrazione islamica, a seguito di violenti scontri tra buddhisti e islamici che hanno preso avvio nel 2012.

Il Partito di Aung San Suu Kyi, Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), sta ora formando un governo che si insedierà ufficialmente e quindi avrà pieno potere il 1° Aprile prossimo. Non si può tralasciare di menzionare il fatto che proprio lei stessa ed il suo Partito sono stati fortemente criticati per una relativa lentezza nel regolamentare questa drammatica materia, a fronte dei proclami ascoltati durante il periodo delle manifestazioni pre-elettorali nel corso delle Presidenziali. Nel frattempo, nello Stato di Rakhine  vivono 140.000 rifugiati ancor oggi ospitati in campi di accoglienza dove vigono condizioni esistenziali al limite della sopravvivenza, tra carestie, epidemie, fango, spesso pioggia, malnutrizione, povertà ed oppressione.

Anche il flusso dei migranti e dei rifugiati in direzione della Thailandia provenienti da altre aree di conflitto in Myanmar è diminuito nei numeri man mano che si è alimentata ed espansa la speranza grazie agli sforzi di Aung San Suu Kyi e dell’NLD. Fatto annotato dall’Ambasciatore dell’Unione Europea a Bangkok, Jesus Sanz.

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