domenica, Agosto 1

I rifugi antiarei di Mussolini Giovanna Alberta Campitelli parla della riapertura degli edifici del Duce a Villa Torlonia

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rifugio-mussolini

«Apriamo nuovamente al pubblico, dopo la stagione in cui vennero inaugurate dall’ allora Sindaco Veltroni, e ad una settimana dal viaggio compiuto in Polonia ad Auschwitz e a Birkenau con i 145 ragazzi delle scuole romane. La nostra amministrazione crede fortemente che coltivare la memoria in un Europa che, grazie al cielo, ha superato i nazionalismi che hanno portato alle guerre e alle devastazioni del secolo scorso sia ancora importante. Abbiamo purtroppo avuto dimostrazione, però, nelle settimane passate che alcuni soggetti dalle teste rasate hanno pensato che fosse opportuno celebrare la memoria di un uomo che in questa città si è reso responsabile di un massacro di romane e romani…. Oggi invece parliamo dell’importanza che la cultura ha nella nostra città e del fatto che non solo vogliamo continuare ad investire in cultura, ma vogliamo che essa diventi sempre di più motore economico e finanziario per la nostra umanità». Con queste parole Ignazio Marino, Sindaco di Roma, ha parlato ai giornalisti nella conferenza stampa di sabato 25 ottobre, dopo aver partecipato, visibilmente attento e partecipe, a Villa Torlonia in Roma alla visita al bunker e ai rifugi antiaerei di Benito Mussolini, i più celebri d’Italia -aperti al pubblico dal 31 ottobre prossimo. 

Un pezzo di storia recente sarà a disposizione di romani e turisti anche stranieri per non dimenticare, a oltre settanta anni di distanza, una delle pagine più buie dell’ultima guerra: inoltre per la prima volta verrà reso visitabile al pubblico il Rifugio, cantina nel parco della villa, vicino al Teatro. La riapertura del bunker e dei rifugi antiaerei amplia la ricca offerta culturale di Villa Torlonia ed è una riuscita alleanza tra pubblico e privato, in virtù della convenzione biennale stipulata con la Sovrintendenza Capitolina che ha permesso, senza oneri per il Campidoglio, di recuperare questo storico sito originale attraverso un percorso conoscitivo ed emozionale. Prima ancora si è provveduto al ripristino della piena agibilità dei siti, allestiti poi con attrezzature originali dell’epoca.
Il percorso di visita è arricchito da materiale filologicamente consono alla funzione dei luoghi per consentirne una più agile comprensione e lettura storica.

Benito Mussolini ebbe la sua residenza a Villa Torlonia dal 1925 al 1943 su offerta del principe Giovanni Torlonia, che gliela concesse in affitto alla simbolica cifra di una lira. Il Duce si trasferì dunque con tutta la sua famiglia nel Casino Nobile, mentre il principe Torlonia si ritirò nella Casina delle Civette. Tutti i piani del Palazzo furono utilizzati, mantenendo in gran parte l’arredamento esistente prima dell’arrivo di Mussolini, che dormiva nella stanza del Principe al primo piano e aveva il suo studio vicino a questa camera, mentre sua moglie Rachele dormiva nella stanza speculare a questa; dall’altro lato dell’edificio, i figli e il personale di servizio invece erano alloggiati al terzo piano. I vari salotti al primo piano del Casino Nobile erano usati un po’ da tutta la famiglia per svolgere attività di studio o per ricevere gli ospiti (si ricordi la visita del Mahatma Gandhi nel 1931), anche se raramente accolsero personalità di fama e prestigio perché Mussolini e la sua famiglia, secondo quanto ha riferito il figlio Romano che prima di morire è tornato a visitare la villa, desideravano conservare una certa riservatezza ed intimità entro le mura domestiche. Con lo scoppio della guerra, la residenza di Villa Torlonia rischiava di essere oggetto di possibili attacchi aerei, sempre più frequenti e sempre più minacciosi in altre parti del Paese, e Mussolini cominciò a cercare un rifugio da usare in tale evenienza. Furono realizzati il Rifugio-Cantina, poi il Rifugio nella Sala Centrale del piano seminterrato del Casino Nobile e più tardi si costruì un bunker ‘a prova di bomba’ che fosse più sicuro dei due rifugi già predisposti. Il bunker antiaereo fu realizzato tra il 1942 e il 1943

Inizialmente Mussolini scelse di utilizzare il Rifugio-Cantina sotterraneo, posizionato tra il Teatro e il Laghetto del Fucino, intorno alla metà del 1940 e di utilizzarlo fino alla fine dello stesso anno: la cantina per il ricovero del vino aveva all’origine soltanto un ingresso, seguito da un corridoio e poi vari scalini scendevano ancora più in basso verso il locale con un pozzetto che saliva fino in superficie, necessario all’ arieggiamento dei locali. Il ricovero venne munito di doppie porte blindate d’acciaio, di un sistema antigas di filtraggio e rigenerazione dell’aria che veniva azionato a manovella, di luce elettrica a batteria, di un gabinetto, di un telefono con linea diretta ad uso di Mussolini, di pronto soccorso, di reti e di materassi; fu inoltre scavata un’altra uscita, dalla parte opposta a quella esistente e il pozzetto fu munito di scaletta a pioli. Questo locale che misura 60 metri in lunghezza e 5 m in profondità viene presentato e aperto soltanto adesso al pubblico e non ha mai subito restauri in passato.

Ben presto Mussolini si rese conto che la distanza tra il Palazzo e tale Rifugio-Cantina lo costringeva a percorrere un tratto del parco, allo scoperto, durante il pericolo dopo l’avviso di allarme, tanto che lo stesso Mussolini, quando vi si recava a piedi durante gli allarmi notturni, preferiva restare davanti all’ ingresso senza scendere i gradini per i locali sotterranei. La posizione del Rifugio-Cantina inoltre, al di sotto del Laghetto, rappresentava una facile bersaglio visivo per chi avesse voluto colpire dall’ alto.

Pensò inizialmente di risolvere quest’ultimo problema ricoprendo il laghetto con la terra, per renderlo meno individuabile, ma presto si rese conto della necessità di una soluzione migliore e diversa all’ interno della residenza. La struttura di un bunker antigas venne allestita sfruttando uno dei locali del seminterrato, in corrispondenza della Sala da ballo; si rafforzò il soffitto con uno strato di cemento armato di circa 120 cm e l’ambiente fu chiuso con due porte di ferro a tenuta stagna, con tanto di camera di decontaminazione fornita di docce e di lavabi per l’eliminazione di residui di gas sulla pelle; i locali furono inoltre dotati di un sistema di depurazione e ricambio d’aria.

Questo bunker antigas fu realizzato nel 1941 e venne utilizzato anche nel 1942 e nel 1943. Sotto al rifugio antigas furono ritrovati un colombario e tre sepolture singole, con gli scheletri di una donna, di un uomo e di un bambino, ora depositati alla Sovrintendenza Archeologica di Roma Capitale. Attualmente supportano la lettura storica di questi ambienti del rifugio una sala multimediale, fotografie e pannelli che presentano documenti di grande interesse, in alcuni casi mostrati al pubblico per la prima volta e provenienti anche da archivi esteri.

Quando le incursioni aeree divennero più incisive, Mussolini decise di farsi costruire un bunker antiareo, blindato, a forma cilindrica e composto di diversi bracci secondo uno sviluppo a croce, con una copertura di cemento armato di 4 m circa di spessore (ancora visibile in alcune parti), con tecniche e materiali modernissimi: esso venne scavato a una profondità di circa 6, 50 m sottoterra, all’ esterno delle fondamenta del palazzo, sotto il piazzale ad esso antistante, dal quale era possibile accedere attraverso una ripida scala aperta lungo il lato est del seminterrato. Prevedeva due uscite di sicurezza, entrambe esterne al palazzo: una sbucava, attraverso un pozzetto fornito di scala a pioli, a pochi m dalla sala ipogea, mentre l’altra, dopo un lungo corridoio sotterraneo, con una porta in ferro, emergeva lungo il muro laterale della Tribuna con Fontana. I lavori di questo secondo bunker, iniziati alla fine del 1942, non furono mai conclusi, perché Mussolini fu destituito e arrestato il 25 luglio 1943. Il bunker servì comunque da rifugio per gli altri abitanti della villa e del quartiere limitrofo durante l’occupazione tedesca, e poi di quella americana, che lasciarono scritte anche nel Casino Nobile a testimoniare la loro presenza.

Tra i motivi del ritardo nella realizzazione di tale struttura in epoca fascista, vi furono le difficoltà incontrate nello scavo del terreno vicino al palazzo, che era di scarsa consistenza, e portarono a realizzare le fondamenta ad una profondità doppia rispetto al previsto. Se tale edificio fosse stato completato, sarebbe stato il bunker italiano con il più alto grado di resistenza, dedicato alla protezione di una singola personalità e della sua famiglia.

Attualmente esso è stato restaurato, reso accessibile e percorribile attraverso una più agevole pedana di legno. Tale bunker e il Rifugio del Casino Nobile furono recuperati e riaperti al pubblico per la prima volta nel 2006, ma chiusi due anni dopo a causa della presenza di gas radon nei locali. Dopo alcuni interventi strutturali e di bonifica, questi luoghi, continuamente monitorati, possono ora consentire ai visitatori di entrarvi in completa sicurezza.

Il Casino Nobile non fu l’unico edificio riutilizzato e in parte rimaneggiato dalla famiglia Mussolini in Villa Torlonia: il Villino Medievale fu l’abitazione del figlio Vittorio, che apportò alcune modifiche per renderlo più confortevole e pratico, ma era stato già affittato in precedenza all’Istituto L.U.C.E., che aveva anche allestito la Limonaia come un’elegante sala cinematografica dove si proiettavano i cine-giornali e tre volte alla settimana i film ai quali assistevano sia Mussolini che la sua famiglia. L’ambiente era adibito anche per la distribuzione della befana fascista, alla presenza di Rachele Mussolini, e per varie feste e cerimonie pubbliche e private.  Durante la guerra il Casino dei Principi fu utilizzato come abitazione per la vedova del figlio Bruno, morto in un incidente aereo, e per la sua famiglia, eseguendovi dei lavori per renderlo più confortevole e ricavarne un numero maggiore di stanze.

Nel parco di Villa Torlonia si concentrarono molte delle attività pubbliche di Mussolini: il piazzale circostante il Casino Nobile era utilizzato per incontri ufficiali, allenamenti alla scherma, parate e ricevimenti (come quello notissimo del 1930 per il matrimonio di Edda con Galeazzo Ciano), oltre che come ampia zona di gioco e svago per i figli del Duce; il Campo dei Tornei venne trasformato in campo da tennis, mentre la zona all’estremo sud della villa, ove c’era un tempo il Laghetto, ospitava un galoppatoio; inoltre donna Rachele fu promotrice degli ‘orti di guerra’, allestiti davanti al Casino Nobile e tra questo e il Villino Medievale; alle Vecchie Scuderie furono allestiti anche un pollaio, un porcile e una conigliera, ai quali ella dedicava molta cura e attenzione anche per incoraggiare le famiglie italiane a coltivare e allevare in proprio, per sopravvivere in tempo di guerra e a causa delle ristrettezze ad essa legate.

Negli ultimi tempi le strutture fortificate sotterranee risalenti all’ultimo periodo bellico, come quelle fatte costruire da Mussolini a Villa Torlonia, sono state al centro di molteplici interventi innovativi di riutilizzo, promossi da diversi Paesi europei, dando vita a un vero e proprio segmento turistico ad essi dedicato. Roma può vantare un patrimonio di straordinario valore storico e architettonico, sino ad oggi sottovalutato e rimasto abbastanza sconosciuto. Azioni mirate di recupero – come la ‘messa in rete’ delle strutture, per la loro valorizzazione nell’ambito di un sistema unitario – possono far nascere a Roma un circuito di divulgazione di sicuro rilievo internazionale per i rifugi e i bunker realizzati in ambito urbano e per descrivere il contesto in cui essi sono maturati.

Tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso – per la presenza dei ‘palazzi del Potere’ – Roma è stata sede naturale della realizzazione di opere difensive blindate in previsione di possibili attacchi aerei con impiego di armi chimiche: non soltanto ricoveri di fortuna per la popolazione, come quelli di caseggiato ricavati negli scantinati, ma veri e propri rifugi d’élite, progettati per garantire la sicurezza dei vertici istituzionali politico-militari. A ciò si somma la predilezione sempre mostrata da Mussolini, anche per spirito di emulazione nei confronti di Hitler, verso le opere blindate sotterranee; infine va ricordata la presenza nella Capitale della famiglia reale Savoia.

A Roma sono documentati attualmente dieci tra rifugi e bunker antiaerei realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale, quasi tutti per volere di Benito Mussolini.
I tre localizzati a Villa Torlonia di cui abbiamo parlato; i restanti sette sono a Palazzo Venezia, a Palazzo Valentini, nel Complesso del Vittoriano, a Palazzo Esercito, a Palazzo degli Uffici, nella Villa Camilluccia,andato completamente distrutto, e a Villa Ada.
Si tratta di bunker propriamente detti, ovvero realizzati con progetti specifici, soluzioni ingegneristiche tecnologicamente avanzate e canoni costruttivi a regola d’arte. Negli altri casi, invece, abbiamo rifugi sorti da adattamenti e blindature di locali preesistenti, adattati a tale scopo. È stata elaborata la proposta di una Rete dei rifugi e dei bunker antiaerei di Roma’, che potrebbe scaturire dalla collaborazione fra i diversi enti gestori delle strutture già aperte al pubblico – Roma Capitale, Provincia di Roma, Sovrintendenza ed Eur SpA – per dare vita a una divulgazione e a una fruizione coordinate, che possono prevedere: la realizzazione di una mostra condivisa, la promozione di eventi concomitanti, la produzione di dépliant e pubblicazioni mirate, l’attivazione di un sito web, giungendo sino all’ ipotesi di un tour unico di visite guidate. L’obiettivo è quello di riscoprire questa grande potenzialità culturale di Roma, sino ad oggi rimasta inespressa.

Giovanna Alberta Campitelli della Sovrintendenza Capitolina, ha diretto i lavori dei tre rifugi antiaerei a Villa Torlonia insieme a Annapaola Agati.

Campitelli, questo è il terzo rifugio antiaereo fatto costruire da Mussolini a Roma oltre al bunker di piazza Venezia, sotto il suo studio, e quello dell’Eur. Che cosa differenzia i tre rifugi e sono ugualmente visitabili e c’è qualcosa che caratterizza quello di Villa Torlonia rispetto agli altri? Come mai il super-bunker del rifugio antiaereo di Villa Torlonia non fu mai completato anche se i lavori furono iniziati nel 1942?
Il rifugio di Villa Torlonia è diverso dagli altri, anche se per certi aspetti anche quello di Piazza Venezia presenta le stesse problematiche, per il fatto che si inserisce in un tessuto già costruito. Nel palazzo principale i due bunker sono stati realizzati dove c’erano le cantine dei Torlonia. In realtà Mussolini spostò le cantine dal seminterrato all’ultimo piano, perché secondo le testimonianze dell’epoca e di Romano Mussolini, il Duce non sopportava l’odore di cucinato e non voleva che dalle cantine esso arrivasse nei saloni, così da questo spostamento ricavò due bunker nel piano sotterraneo: uno antigas e uno antiareo. Essi furono costruiti dopo aver tentato di utilizzare le cantine Torlonia sotto il Laghetto del Fucino, perché tale rifugio non aveva una resistenza tale da poter realmente proteggere le persone, inoltre era isolato in mezzo al parco stesso di Villa Torlonia. Nel momento in cui fosse scattato l’allarme, raggiungere tale rifugio vicino al lago sarebbe stato difficoltoso e quindi Mussolini creò quello sotto il palazzo, in modo che in caso di allarme notturno lui e la sua famiglia potevano scendere al piano di sotto ed essere al sicuro, mentre nel caso si trovasse nel parco poteva entrare dall’accesso esterno. Erano quindi bunker studiati molto bene per avere due diverse vie di fuga. Quello antigas fu realizzato perché Mussolini aveva il terrore, derivato dalla Prima Guerra Mondiale, degli attacchi con il gas, mentre quello antiareo fu costruito quando cominciò a spargersi la notizia dei bombardamenti sulle altre capitali europee; tuttavia, come è stato detto da Lorenzo Grassi che ha ricostruito un po’ tutta la storia e ha ritrovato la documentazione relativa, il bunker fu iniziato nel novembre del 1942, ma nel luglio del 1943 quando Mussolini fu arrestato non era ancora finito. Da ciò deriva la famosa dichiarazione del dittatore che per vedere realizzato un lavoro a Roma, ci volevano il triplo del tempo e il triplo dei soldi. Ancora oggi il bunker è senza porte e quando è stato scoperto non era utilizzabile per la visita perché privo della pavimentazione e dell’impianto elettrico. Questi bunker sono stati trovati durante i lavori di restauro che abbiamo fatto dal 2005 al 2006 al Casino Nobile; aperti per un breve periodo, vi fu poi rilevata una forte presenza di gas radon e quindi siamo stati costretti a chiuderli. Dopo aver fatto i lavori di bonifica e di areazione e aver riportato tutto a norma, adesso siamo riusciti a riaprirli facendo una convenzione con l’Associazione Sotterranei di Roma che si fa carico delle visite e gestisce tutto. Si è venuto così a creare un bel rapporto di collaborazione fra privato e pubblico.

Come è stato restaurato dalla Sovraintendenza capitolina questo ambiente  e con quali fondi è stato possibile realizzare i lavori?
Un primo intervento di messa a norma (luce, praticabilità ecc.) sugli ambienti del rifugio sotto il Casino Nobile di Villa Torlonia è stato fatto all’interno dell’appalto relativo al restauro di tutto il Casino Nobile stesso, mentre l’Associazione Sotterranei di Roma ha provveduto ora all’apparato didattico e informativo che noi non avevamo allestito. Il bunker sotto il Lago del Fucino non aveva subito nessun intervento di restauro, rimanendo così come era e l’Associazione ha provveduto a restaurarlo, mettendolo in sicurezza per la visita secondo le nostre indicazioni. Sono stati fatti dei lavori minimi per non alterare lo stato dei luoghi, tanto che è stato lasciato il colore delle pareti e la pavimentazione originari.

Sotto l’ambiente anti-gas del rifugio venne ritrovata anche un’antica tomba risalente al II secolo con scheletri di due adulti e di un bambino. Come avvenne tale scoperta e come tali reperti sono inseriti nella visita o se sono stati musealizzati in altro luogo?
Quando abbiamo fatto l’intervento di restauro collegato a quello del Casino Nobile, nel consolidare la pavimentazione ci siamo accorti che sotto suonava come vuoto. Abbiamo aperto in quel punto e scoperto che vi era un colombario, con le urne per le ceneri, e altre tre tombe con gli scheletri di un uomo, di una donna e di un bambino. Gli scheletri sono stati depositati presso la Sovrintendenza Archeologica di Roma Capitale, mentre la tomba è tutt’ora visibile ed è stata lasciata aperta, in modo che chi visita il bunker può anche vedere la sepoltura.

Con quali mezzi sarà valorizzata la comunicazione dell’apertura di questo rifugio anti-aereo al pubblico e come sarà inserito nell’ area di Villa Torlonia stessa?
Sarà l’Associazione Sotterranei di Roma ad occuparsi della promozione e dell’organizzazione. Noi abbiamo firmato una convenzione con loro, dando in affidamento questo servizio al pubblico: quindi essi si fanno carico di tutti gli oneri e se ne ricavano anche qualcosa, noi ne siamo contenti.

Molti rifugi antiaerei di Roma sono stati riutilizzati per mostre temporanee o altri eventi, o recuperati per renderne agevole la visita. Ci parla di questi rifugi e dove erano localizzati all’interno di Roma?
Queste problematiche sono state affrontate e se ne occupa Lorenzo Grassi, esperto di rifugi e bunker. A Roma vi sono altri rifugi, oggetti di un bando e prossimamente verranno dati in affidamento a un’associazione che li restaurerà e li gestirà per conto del Comune.

Nel resto di Italia ci sono altri rifugi visitabili ed esiste un percorso di rifugi sotterranei da valorizzare?
Si sta lavorando per creare un percorso di rifugi sotterranei.

 

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