giovedì, Ottobre 28

I referendum digitali e la partecipazione sociale Se il potere appare disperso e frammentato, il popolo risulta sempre più composito per le domande sociali che pone al primo

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Il recente voto amministrativo ha fatto emergere alcuni dati politici: oltre la metà degli aventi diritto non ha votato, per sfiducia complessiva nel ‘sistema’. E qui prendo ad esempio l’ultimo gravissimo episodio, nell’aria da tempo, di sommosse eversive violente di Roma e Milano di pseudo no vax, sin dall’inizio molti violenti con la loro indifendibile libertà da tutti e tutto, con attacco alla Cgil, fatto in sé peraltro grottesco avendo quell’organizzazione da subito manifestato dubbi su tamponi e green pass per l’accesso al lavoro e che quindi avrebbe dovuto essere un alleato tattico, essendo la tattica cosa diversa dalla strategia, con il detto cinese per cui il nemico del mio nemico è mio amico). Questa irruzione violenta era stata studiata, ed in un immediato corto circuito, non so voi, ho rivisto le immagini terribili dell’assalto il 6 gennaio scorso a Capitol Hill a Washington, stesse dinamiche, squadristi di destra, tra cui noti fascisti, all’assalto in un tempo in cui maturano e si coalizzano diverse spinte convergenti contro il ‘sistema’, il potere, le istituzioni. Prodromi di eversione, stile gilet gialli francesi, ma da tutt’altro versante per scopi e fini diversi, Hong Kong con il rifiuto di farsi annettere alla Cina in forme coatte. Libertà, autonomia, contro ed autopotere, paiono le parole d’ordine che una sinistra ormai sparita declinava decenni fa, oggi riprese e rifunzionalizzate a destra.

La ‘presa’ della Cgil magari non è la presa della Bastiglia, ma lì i sanculottes buttavano giù l’aristocrazia e l’ancien régime ed irrompeva il Terzo Stato, essendo il primo il clero ed il secondo la nobiltà, e qui classi borghesi e popolari. Qui si devasta con un progetto perché il green pass è dittatura ed il vaccino è una forma di controllo delle masse! Questi fatti mi confermano che la presunta fine delle ideologie, sepolte con il crollo del Muro di Berlino, abbia ripreso il comando politico in questi anni, quasi solo organizzata ed inquadrata da individui di estrema destra (difatti si rivedono dopo anni in piazza ex terroristi contigui a stragi e bombe) vicini ai Fascistelli d’Italia e Lega che attaccano la Lamorgese invece di condannare senza ambiguità che hanno.

Tornando al voto, la disaffezione si manifesta per la consapevolezza di un’offerta politica invero scadente (bastino i due della destra a Roma e Milano, ma anche altrove). Altro elemento emergente le prevalenti proposte ‘civiche’ lontane dai partiti o nascondendo le sigle (il candidato di destra di Napoli che si ‘vergogna’ delle liste che lo hanno indicato), o da quelli fuoriuscite si sono proposte quali ‘alternative’ alla politica (ancora Napoli con Bassolino convinto di dover esser pre-scelto dal suo partito di riferimento avendo ‘ucciso’ tutti i probabili delfini desertificando il partito di cui oggi si fregia di esser fondatore consegnandolo, in parte per sua responsabilità, ad un mediocre giudice).

Da qui partire per dire dell’apparente paradosso esploso in pochi giorni dei referendum votati via web con lo Spid in pochi giorni con centinaia di migliaia di firme. Due gli elementi da rimarcare. Il primo è che la gente, le persone, l’agglomerato popolo si mobilita quando sente temi ed idee vicine al proprio vissuto, da cui la politica è sempre più distante, il secondo è che si vuol partecipare subito, nell’immediatezza di un clic elettronico. Tutto bene dunque? Non proprio se ne approfondiamo alcune motivazioni. La realtà virtuale, o come sarebbe preferibile chiamarla, virtualità del reale, batte la sempre più ostica e faticosa realtà concreta, fisica. Rafforzando così il principio di quantificazione, masse di numeri concentratenei Big Data elettronici di decine di terabyte, rispetto ad un processo di volatilità cui sono esposte le nostre fallaci scelte.

A monte di ciò il tema rilevante della nostra epoca è il processo di codificazione della complessa e variegata realtà sociale elaborata da apparati elettronici con memoria di calcolo smisurata, necessaria per raccogliere, ordinare, classificare eventi, fenomeni fisici e sociali ed i connessi rischi oggi molto concreti che informano le nostre vite quotidiane. Queste dinamiche di sistemi sociali altamente complessi determinano effetti indesiderati come il rischio di ‘chiusura’ dell’ambiente in cui tali sistemi tecnologici vivono. Dipendiamo sempre più da decisioni e scelte tradotti in dati inputizzati da noi, di cui chiediamo alle macchine di farsi carico per determinare il corso delle nostre azioni. Il fatto è che quelle macchine automatizzate in un breve futuro determinano gli output prodotti dalla loro operatività. Con il referendum digitale si realizzano processi di semplificazione della realtà che il sub sistema della politica sul versante dei sovranismi e populismi postiin essere negli ultimi decenni. Il ‘male’ pareva la complessità prodotto di sistemi complessi.

Due le strade. La prima consiste nel migliorare ed affinare la qualità dell’offerta di tecniche, meccanismi, operatività nei settori pubblici e privati, dunque elaborando strategie di contenimento dei sempre più ampi flussi fisici di persone per frenare la presenza di massa fisica nelle strutture fornitrici di servizi. Cominciarono le banche mandando i clienti a casa, interessandogli non le persone ma i loro portafogli. Anni fa chiesi i motivi di non volermi in banca offrendomi tutte le opportunità per divenire ciascuno di noi novelli operatori da casa con l’internet banking (peraltro anche molto comodo, faccio operazioni in mutande e pedalini!). Risposta: così non avremo clienti nelle sedi bancarie. Poi continuarono gli uffici pubblici.Infine, arrivò la pandemia che ha accelerato dinamiche e processi tecnologici ed operativi già presenti nel dibattito sul governo del lavoro e del tempo libero. Si pensi a tutto il dibattito peraltro confuso sul ritorno al lavoro dei dipendenti pubblici. Con la pandemia siamo andati a casa non pagandoci neanche il ticket pranzo, del grande valore di 7 euro, o luce ed energia. L’utile è venuto dalla riduzione dell’inquinamento, traffico meno caotico, aria pulita, risparmi per le amministrazioni. Insomma un affare.

Ma perché nel quasi silenzio generale i referendum si sono imposti sulla scena pubblica senza alcuna pubblicità? Uno dei motivi interiorizzati consiste nel compendio di una fase del capitalismo selvaggio deregolamentato con un modello di comando privo di contrasti negoziazioni e mediazioni, insomma di conflitto sociale. Oggi emergono alcuni effetti. Il tutto è stato condizionato dall’irrompere della velocità elettronica nel trattamento dei dati nelle nostre vite rispetto alla tempistica riflessiva di cui necessita il pensiero. Questa forma di veloce partecipazione digitale pone quesiti sull’effettiva partecipazione alla democrazia con istanze ed obiettivi sempre più divergenti tra popolo e potere, demos contro kratos. Il governo con le sue regole e procedure è ormai in affanno verso masse desiderose di decisioni, con decisori incapaci di garantire il bene pubblico. La velocità elettronica produce tra tanti, due effetti. L’uno è che favorisce la velocità di scelta e non l’elaborazione di pensiero così che agiamo in una realtà sociale in cui non si aspetta più, si vuole tutto e subito, in una logica dell’istante.

I legittimi temi referendari, libertà di uso della cannabis o il tema sensibile del fine vita o eutanasia su cui la Corte ha sollecitato più volte un Parlamento imbelle a decidere, aggirano non-azioni legislative per via telematica, rispondendo sì ad esigenze sentite e subito certificate, ma lasciando afone istituzioni incapaci di risolvere i bisogni della società. Il quesito di fondo cui rispondere concerne la possibilità di dar forma reale, fisica, relazionale ad una rappresentanza politica che si sveglia ed appare sensibile su taluni temi ma che nel complesso lascia inalterati limiti e procedure dei partiti politici trasferitisi con le diverse macchine del fango (di destra) negli anni a costruire appartenenze politiche. Mitigate in questi anni, ed è un altro risvolto, dall’affluenza massiccia in piazza dei populisti, Grillo in testa. 2007, primo vaffa day, 2021, attacchi no vax, green pass, pretese di libertà solitarie, vi è una continuità che ha alzato il livello. Con una battuta, ma mica tanto, quasi nessuno ha messo in seria discussione le forme assunte dal capitalismo odierno, tutti a giocare con il loro sottoprodotti. Con il Parlamento deprivato di funzioni edautorità pensando al massiccio ricorso all’utilizzo della fiducia che congela ogni dibattito parlamentare. I referendum si sono incuneati nel polverone, pulviscolo e polveri sottili delle elezioni amministrative con astensionemaggioritaria (solo Bologna poco oltre il 51%), a riprova della disaffezione e/o rifiuto di un’offerta politica scarsa, scarna, mediocre, di mini clan condominiali mascherati da liste civiche.

Il boom di click o di ‘mi piace’ virtuali dei referendum altrimenti osteggiati pongono il quesito il seguente: lo spid, sistema pubblico di identità digitale, è speed, è veloce per la democrazia? Ovvero, quali conseguenze si producono tra il demos, il popolo, ed il kratos, il potere, che dovrebbe essere rappresentato dal popolo ma che in tutte le democrazie in vario modo certifica di un potere sempre più estraneo a proteste, dissensi, insorgenze sociali? Il potere del popolo ne esce rafforzato o al contrario ne viene sminuita la sua sostanza? Qui le questioni si complicano. Se il potere appare disperso e frammentato, il popolo risulta sempre più composito per le domande sociali che pone al primo. Le moltitudini disperse arrabbiate che non si riescono ad incanalare in progetti e strategie di mutamento sociale finiscono per certificare che innovazione progresso e crescita senza masse lascia queste ultime libere di manifestazioni contro il potere di cui quest’ultimo si avvantaggerà. Milano e Roma assaltate sabato scorso costituiscono un’evidente smacco per chi pensa che i miliardi dell’Unione europea possano ridisegnare il paese con scatto tanto tecnocratico quanto estraneo ai problemi e temi del conflitto sociale, in primis il lavoro, le ingiustizie e disuguaglianze economiche e sociali che non trovano più da tempo una cassa di risonanza capace di unire i diversi punti della tela e spiegare dinamiche orientamenti e direzioni. Anche perché alcuni partiti sono peggio del non-politico Draghi molto più politico di altri, pur sempre un liberista con spruzzate, minime, di solidarietà sociali. Così è palese che la frammentazione sociale presente nella società scomposta e disarticolata si riflette anche nell’atto delle decisioni civili, sociali, culturali su cui però appaiono ricomposizioni collettive che non riescono più ad essere interpretate dalla politica. Ma la democrazia digitale alla maniera di change.org con sconosciuti proprietari della Silicon Valley che lanciano (scelte da chi, perché, come?) le più svariate petizioni prive di controlli e veridicità, varianti nel numero da raggiungere, su cui ci chiamano ad esprimerci con democrazia, non risolvono il problema delle democrazie parlamentari ormai rifugiatesi nelle stanze del potere o stando lì, aizzando le masse che hanno da tempo ormai divorziato dal potere. Venti gelidi e nubi nere si approssimano dall’orizzonte.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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