venerdì, Agosto 6

I reattori cinesi per il Pakistan field_506ffb1d3dbe2

0

Pakistan reattori cinesi

Il fattore determinante della scelta energetica nucleare del Pakistan è certamente la pessima situazione del Paese in termini di autonomia energetica. I black out di massa affliggono anche le maggiori città del Paese, con interruzioni di corrente elettrica della durata anche di 14 ore consecutive; e tra le città peggio colpite da questa piaga vi è sicuramente la megalopoli Karachi.

Ed è proprio a Karachi che il governo di Islamabad ha avviato un notevole progetto di sviluppo dell’energia nucleare, in collaborazione con la Cina. Il memorandum di intesa siglato tra i governi dei due Paesi alla fine di novembre 2013, prevede di allargare la centrale nucleare già esistente nei sobborghi della metropoli del Sindh, realizzando altri due reattori nucleari per una potenza complessiva di 2.200 Megawatt. A costruire i reattori, assieme all’Autorità nazionale per l’Energia di Islamabad, saranno le due principali aziende di Stato di Pechino deputate alle realizzazioni del settore: China National Nuclear Corporation (CNNC) e China General Nuclear Power Group (CGNPG).

I reattori progettati da queste aziende sono infatti considerati la via low cost all’energia nucleare, cioè gli impianti del tipo ACPR-1000, fermi alla terza generazione di reattori ad acqua pressurizzata e relativamente meno costosi. La realizzazione dei due impianti sarà inoltre per due terzi a credito: dei 9 miliardi di dollari del costo dell’impianto, 6,5 saranno coperti dalla stessa CNNC grazie al sostegno del sistema bancario statale di Pechino. La messa in opera a pieno regime di entrambe i reattori è prevista per il 2019.

I progetti di cooperazione nucleari tra Pakistan e Cina non finiscono qui. Appena un mese dopo l’accordo, nel gennaio scorso Pechino ed Islamabad hanno avviato ulteriori colloqui sulla possibilità che l’operazione avviata a Karachi venga replicata in forma addirittura maggiore. Le trattative riguardano ora la costruzione di altri tre impianti analoghi, che dovrebbero essere situati nella popolosa regione del Punjab, vicino alla capitale; una commessa da almeno 13 miliardi di dollari. Assieme ai reattori di Karachi, queste tre nuove unità dovrebbero portare la produzione di energia dagli attuali 14.000 Megawatt a 19.000, colmando il deficit energetico nazionale (l’attuale domanda è di 18.000 Kw con un deficit di 4.000).

Al di là delle necessità energetiche di Islamabad, gli accordi stipulati segnano un ulteriore passo in avanti nella sempre più stretta cooperazione politica e strategica tra Cina e Pakistan, sulla quale la nuova leadership del Premier Nawaz Sharif sembra scommettere molto della sua politica estera. Una partnership che risulta già da anni poco gradita all’India, che osserva con inquietudine la presenza cinese nel porto di Gwadar e le relazioni militari tra Pechino ed il proprio storico avversario.

Ma l’annuncio dell’accordo ha suscitato critiche anche da parte degli Stati Uniti. Secondo la diplomazia di Washington, la Cina rischia di aggirare almeno parzialmente le disposizioni del Trattati di Non Proliferazione Nucleare internazionale. Il trattato impone ai suoi firmatari – e la Cina è tra essi-  il divieto di esportazioni ai Paesi non firmatari di tecnologia nucleare che abbia potenziali caratteristiche dual use, cioè sia civili che militari. Essi sono infatti solitamente sospettati di nascondere dietro ai programmi energetici atomici anche la volontà di procurarsi più combustibile radioattivo per la fabbricazione di testate militari. Il Pakistan,oltre a non essere firmatario, secondo gli Usa non fornirebbe garanzie sufficienti in materia degli impianti di arricchimento dell’uranio.

Le critiche statunitensi – e sottotraccia indiane- sono state duramente respinte da Islamabad e Pechino, e per due ragioni piuttosto valide. La prima coinvolge la stessa India: nel 2005 gli Stati Uniti, nell’ottica del riavvicinamento di Washington a New Delhi promosso dalla seconda Amministrazione Bush, ruppero unilateralmente le disposizioni di embargo dell’NPT per fornire all’India reattori nucleari ad uso civile. La mossa doveva scoraggiare New Delhi, proposito almeno in parte raggiunto, dall’approvvigionarsi di gas e petrolio dall’Iran, nell’ambito dell’isolamento economico del regime degli Ayatollah promosso dagli Usa contro il programma nucleare iraniano.

La seconda ragione è insita proprio in quest’ultima circostanza. Anche Islamabad, che progettava da anni un collegamento al gas iraniano tramite una pipeline nel Belucistan, è stata sottoposta a lungo alla medesima pressione diplomatica. In questo caso la “carota” da dare in cambio della rinuncia è stata però molto più dilazionata nel tempo: il gas proveniente dal Turkmenistan tramite la pipeline TAPI (Trans-Afghanistan-Pakistan.India), co-finanziata da Washington tramite l’Asian Development Bank. L’opera dovrebbe essere completata solo nel 2018, ma l’instabilità dell’Afghanistan, le dispute sui prezzi col Turkmenistan e la presa di possesso da parte cinese di numerosi giacimenti nel Paese centro-asiatico stanno mettendo in forte dubbio l’effettività di questa opzione.

Continuamente pressato da Washington per sospendere i suoi rapporti energetici con Teheran, il Pakistan ha comunque dilazionato continuamente la realizzazione della pipeline con il confine iraniano, fino a provocare una battuta di arresto nel progetto. Proprio lo scorso dicembre, il Ministero dell’Energia di Teheran ha sospeso l’erogazione del prestito che avrebbe finanziato la costruzione del tratto pakistano dell’opera, che sul versante iraniano ha già raggiunto il confine tra i due Paesi. La scelta nucleare di Islamabad risulta a questo punto comprensibile, nonché meno criticabile dagli Usa essendo proprio questi ultimi ad aver lasciato ad Islamabad poche alternative. I reattori di Karachi, oltre a quelli già in funzione, rappresenterebbero l’unica fonte di approvvigionamento energetico interno, prive di rischi di interruzioni dall’esterno per ragioni politiche o di conflitto armato.

Su almeno un problema, le preoccupazioni della comunità internazionale sembrano collimare con quelle presenti nell’opinione pubblica interna: la sicurezza. Nonostante il ferreo controllo militare intorno alle infrastrutture strategiche, in molti fanno notare come il terrorismo islamista abbia già colpito in diverse occasioni le regioni dove si trovano i due reattori nucleari già operanti, a partire dalla medesima Karachi. Ci si chiede dunque quanto sia prudente, in un Paese dove anche i militari non si dimostrano spesso affidabili, di riempire la periferia di una area urbana gigantesca come Karachi (16 milioni di abitanti) di reattori nucleari.

Sembrano sostanzialmente infondate, al momento, le preoccupazioni su una ripresa della proliferazione nucleare. La Revisione Strategica Nazionale delle Forze Strategiche di Islamabad dello scorso novembre, ha reso più trasparente a livello internazionale il dislocamento delle testate atomiche pakistane. Una mossa che ha attirato il plauso dell’ONU e degli stessi Usa. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->