venerdì, Ottobre 22

I Re Pinocchio

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3. I RE PINOCCHIO

Una persona intelligente, o quanto meno provveduta di senno bastante, alle terza, quarta volta che un episodio si ripete, comincia a pensare che vi sia una causa comune. Che so, se si continuano a prendere storte forse si hanno i legamenti deboli, se insisti a richiedere in Banca dei ‘titoli derivati’ forse sei un inguaribile imbecille, se tutte le fidanzate dopo un po’ trovano scuse per non dartela forse ce l’hai piccolo.

Insomma, a un certo punto bisogna pur prendere atto della realtà, per quanto duro sia. E dura sia.

E se un Paese continua a godere quasi carnalmente nel credere a chi gli propina le più incredibili, e inevase, promesse, forse soffre di una cronica ‘sindrome di Pinocchio’. Che non è solo e tanto quella del burattino che dice le bugie. Troppo facile, troppo comodo. Ché il povero Pinocchio è lui, in realtà, la vera vittima delle altrui bugie. E in fondo gli sta bene. Quelle del gatto e della volpe, quelle della ‘bambina dai capelli turchini’, che muore, non muore, poi diventa una fata e comunque è una gran noiosa, quelle del grillo parlante che chiacchiera chiacchiera, ma all’atto pratico quanto ad aiuto… E anche quelle di ‘babbo’ Geppetto, che oltretutto, a ragion di logica, potrebbe essere più figlio di Mastro Ciliegia che suo. E peraltro, e visto che siamo sotto Natale, se stiamo a credere che uno nasce da un tronco, e un altro perché lo annuncia l’Angelo («Ma lei ne è davvero convinta, Signora Maria?», «Figuriamoci! L’importante è che lo sia mio marito Giuseppe»), possiamo davvero credere a tutto. Che l’economia è in via di risanamento, che i posti di lavoro stanno aumentando, che la Merkel ci dà retta, che Verdini è uno statista proteso al bene del Paese… E fra tutte quante quest’ultima è l’ipotesi meno irrealistica.

E, dunque, questo Paese ama farsi raccontare favole. Ma non quelle belle e tremende di Andersen e dei Grimm, non le confortanti ‘storie di paura’ che riscaldavano attorno al fuoco, ma reali ‘storie da paura’ del fuoco in cui siamo. In cui ci si continua ad affidare ai ‘Re Pinocchio’. O, forse, ai ‘Tre Pinocchio’. Ché ai Presidenti del Consiglio in carica e trascorsi (a scelta, ma due eccellono…), si deve aggiungere la più grave promessa non mantenuta nel duemilaequindici. Che, come sempre, più si è onesti, intellettualmente ed economicamente, e più si è responsabili. E, dunque, quel Signore davvero ‘moltomoltoperbene’ che a inizio anno è andato a fare il Presidente di questa strana Repubblica che non si dice ma facilmente si capisce, aveva promesso, o almeno permesso di sperare, che con forza tranquilla avrebbe messo mano a ridare dignità al Paese e ai suoi abitanti.

La promessa più crudelmente dismessa. E quindi quell’‘uno’ di cui dicevamo è lui, che proprio per essere il più perbene e il meno colpevole, è il più responsabile di tutti.

 

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