mercoledì, Agosto 4

I profughi d’Oriente field_506ffbaa4a8d4

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Secondo i funzionari dell’UNHCR potrebbero anche essere sbarcati senza comunicare la propria presenza alle Autorità locali che, in questo modo, non possono conteggiare ufficialmente le loro identità. Sempre secondo l’UNHCR tra gennaio 2014 e giugno 2015 circa 94.000 rifugianti e migranti sono partiti dal Bangladesh e dal Myanmar. Tra questi almeno 31.000 sono poi andati via.

Il Rapporto UNHCR recita: «Sebbene non siano state segnalate ufficialmente delle partenze da maggio, i dati attuali confermano che vi è comunque un sostanziale aumento del 34 per cento rispetto al primo semestre del 2014». I resoconti dei media fanno capire che i trafficanti di esseri umani attirano i cittadini del Bangladesh ed i Rohingya, una minoranza perseguitata fortemente in Myanmar, e li spingono a intraprendere il viaggio anche se rischioso con la chimera di posti di lavoro nel territorio della Malesia.

Alcuni vogliono volontariamente recarvisi senza conoscere il reale stato delle cose in Thailandia o in Malesia. Soprattutto non conoscono nemmeno cosa normalmente accada quando si viaggia in mare aperto e senza le condizioni necessarie e minime di sicurezza. Molti muoiono e vengono letteralmente scaricati in mare. Quelli che sopravvivono soffrono di inedia, disidratazione e sono anche torturati nelle barche stracolme di persone, tra cui donne e bambini.

Una volta giunti in Thailandia, vengono trattenuti in ostaggio a fini di riscatto e sono costretti a chiamare le loro famiglie a casa per i relativi pagamenti. Coloro che riescono a pagare sono spinti a forza in Malesia oppure costretti a condizioni di servitù schiavistica nei campi circostanti la giungla o venduti nel settore della pesca o delle piantagioni thailandesi.

Sotto la pressione delle critiche di tutto il Pianeta, finalmente la Thailandia s’è decisa, ai primi di maggio di quest’anno, di avviare un raid contro i gruppi di trafficanti umani nella sua regione meridionale, in corrispondenza del momento in cui sono state scoperte fosse comuni dove sono stati complessivamente riesumati 36 corpi di entrambi i gruppi prevalenti di profughi, cittadini del Bangladesh e Rohingya.

Anche la Malesia ha riesumato 106 corpi a fine maggio e 24 corpi sono stati rinvenuti il 22 agosto in tombe improvvisate nelle zone collinari di Wang Kelian.

Verso la fine del 2014 e all’inizio di quest’anno, l’UNHCR ha confermato che i contrabbandieri hanno cambiato la loro pratica abituale di far sbarcare i passeggeri in Thailandia per poi portarli via terra in Malesia dopo aver realizzato il riscatto.

«Ci risulta, invece, che le richieste di riscatto a volte sono state compiuti in mare, e a pagamento conseguito, alcuni passeggeri sono stati imbarcati in gruppi di 60-80 e portati direttamente in Malesia», come conferma il testo del Rapporto UNHCR.

I Paesi della regione, le Agenzie delle Nazioni Unite e la comunità internazionale attraverso varie rappresentanze si sono incontrati in Thailandia il 29 maggio scorso per impostare una serie di raccomandazioni al fine di prevenire il traffico umano e contrastare in modo più netto le sue cause principali.

L’UNHCR, tuttavia, ha anche aggiunto nel suo rapporto: «L’attuazione della maggior parte delle proposte e raccomandazioni deve ancora essere avviata, compresa l’istituzione di una task force congiunta».

L’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha confermato che continuerà a monitorare l’attività marittima irregolare e sta esplorando la possibilità di utilizzare le immagini satellitari per individuare le imbarcazioni dei contrabbandieri nelle acque, come al largo dell’isola di St Martin  in Bangladesh, la località di Ranong  in Thailandia e Langkawi in Malaysia.

 

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