sabato, Settembre 18

I professori e i poveri creduloni vaccinati Appello contro il Green Pass obbligatorio nelle università firmato da centinaia di docenti. Dove vivono questi professori? Forse si sono dimenticati in quale incubo siamo immersi da quasi due anni? Forse non considerano che in una comunità esiste un primato del diritto degli altri?

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Per anni sono stato responsabile di una manifestazione culturale in una bella città emiliana, tra gli invitati selezionavo anche docenti universitari, talvolta assaporando il retrogusto agrodolce, determinato dal contrasto tra le loro ricche competenze settoriali e da una certa carenza di ‘plasticità’ generale. Ora leggo il documento di alcune centinaia di loro e mi tornano in mente quelle sensazioni, con annessa delusione per le parole di uno storico importante, che come tale stimo ma che nell’occasione conferma la contraddizione di cui sopra. Questo il passaggio nodale di una sua intervista al ‘Corriere della Sera‘: «Il governo ritiene di poter togliere alla gente diritti fondamentali, neppure civili o politici, ma umani, come quello di accedere a un ospedale o a una lezione universitaria, e considera la cosa irrilevante, tanto da non far sentire una parola per dire almeno che è preoccupato e dispiaciuto di doverlo fare, e senza prendersi la responsabilità di rendere obbligatorio per legge il vaccino, misura con cui io, sia pure non senza dubbi, alla fine sarei d’accordo».
Allora
ti domandi dove vive il professore e dove vivono i suoi colleghi. Forse si sono dimenticati, succede a molti studiosi, in quale incubo siamo immersi da quasi due anni. Forse non considerano che in una comunità esiste un primato del diritto dell’altro, anzi, degli altri, e che leggi ogni tanto devono fare i conti con la realtà, soprattutto quando esistono condizioni di eccezionalità, responsabili di milioni di morti. Forse non è stato loro detto quali morie di anziani abbia provocato il diritto ‘di accedere in un ospedale’.

Un altro professore sostiene che loro non sono no-vax , «anche perché i no-vax non esistono. Esistono persone che nutrono dei dubbi legittimi. I vaccini anti Covid non sono degli assiomi euclidei in uso da duemila anni. Conosciamo le reazioni dopo sei mesi, ma sul lungo periodo sappiamo poco o nulla». Non esistono i no vax, dice lui, bene, tiriamo un sospiro di sollievo. Semmai -dice sempre lui- vi sono persone che si pongono dubbi legittimi, dal che si desume, stavolta lo dico io, che chi si è vaccinato non si domanda nemmeno che giorno è oggi.

Sono uno di questi imbecilli creduloni, che credevano di vaccinarsi per proteggere i propri simili, compresi i docenti universitari.
Infine, arriva la briscola delle briscole, l’asso, lo stesso argomento che, guarda caso, usano i no-vax più incalliti, non sappiamo cosa accadrà tra un certo numero di anni a chi è stato inoculato il vaccino. Certo, non lo sappiamo, sappiamo che i vaccini hanno debellato dei flagelli, ma dev’essere stata pura fortuna. Un no-vax, vi smonta pezzo per pezzo tutte le obiezioni, se poi alla fine siete riuscito a farlo vacillare, tira fuori proprio le incertezze legate alle reazioni future.

Secondo la logica di costoro, chi compie un atto di fiducia nella scienza è un povero fesso, mentre loro sono quelli intelligenti. Questo, per la verità Barbero non lo sostiene, ma prima di firmare avrebbe dovuto accertarsi di non essere solo, perché il matematico dice altro.

Intanto linkiamo due articoli vecchi di un mesetto:
– ‘
Negazionisti, no vax, no mask. Individualisti, scontenti della vita
– ‘
Intellettuali e green pass. La debolezza del pensiero crepuscolare

Contengono posizioni opposte a quella dei firmatari del documento, che si sentono feriti dalle offese ad alcuni diritti, compreso quello allo studio, garantiti dalla Costituzione, spero abbiano a cuore anche quelli dei candidati ai concorsi universitari, che nel nostro Paese devono spesso fare i conti con un sistema che li mortifica fino allo sfinimento.

Se il preteso contropotere etico non fosse sveglio ad argomenti alterni, non succederebbe.

Comunque, nel dubbio credo nella scienza. Sebbene mio padre sia stato ucciso da grave un errore medico in giovane età, non mi attacco all’eccezione, come fanno i renitenti, i quali hanno sempre un amico medico, un parente ricercatore, un conoscente colpito da reazioni avverse, che gli avrebbero riferito delle cose che sanno solo loro.

Iniziati che il mondo, colpevolmente, rifiuta di ascoltare.

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