mercoledì, Maggio 12

I problemi della Giustizia restano irrisolti field_506ffb1d3dbe2

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carceri

Con l’economia, le questioni relative alla giustizia sono state il fulcro dell’intervento del Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Camera dei deputati e al Senato. Prima una stentorea affermazione stentorea: «Mille giorni sono l’ultima chance per far ripartire il Paese, non una dilazione. Dobbiamo rimettere in pista l’Italia»; in sostanza: senza di me e dopo di me, il Diluvio. Come risolverlo, questo “nodo giustizia”? Secondo Renzi bisogna «cancellare il violento scontro ideologico del passato». E come lo si cancella? Renzi torna su un tema su cui si intrattiene da tempo e che evidentemente giudica popolare: le troppe ferie di cui godono i magistrati. Ferie che sono effettivamente troppe, è desolante percorrere certi pomeriggi, o certi periodi dell’anno i corridoi dei palazzi di giustizia, vuoti, come abbandonati a loro stessi, qualche commesso o agente di polizia. I magistrati davvero dovrebbero lavorare di più; maliziosamente si potrebbe dire che soprattutto  dovrebbero lavorare meglio, con maggiore scienza e coscienza. Ma a parte questo, che non è comunque poco, la giustizia insomma soffre di mali che non sono certo sanabili con un paio di settimane di lavoro in più.

Renzi poi scandisce quella che viene ritenuta una sorta di svolta: «L’avviso di garanzia non può costituire un vulnus all’esperienza professionale di una persona», che dovrebbe essere qualcosa di assolutamente elementare, ma evidentemente in questo paese, per rubare un verso di Lucio Dalla «la cosa eccezionale è essere normale».

Intanto, che accade? Bazzeccole. In questi otto mesi di 2014 gli agenti di polizia penitenziaria che si sono tolti la vita sono otto. Ben trenta negli ultimi tre anni. L’ultima tragedia a Saluzzo. Il segretario del Sindacato autonomo della polizia penitenziaria Donato Capece  parla di “stato di abbandono in cui è lasciato il corpo di polizia penitenziaria…siamo sotto organico di circa ottomila agenti e se uno sbaglia non glielo perdonano. Eppure riusciamo ancora a salvare la vita a tanti detenuti disperati. Questo mentre l’amministrazione sta a guardare“, perché ” nessun punto di ascolto e assistenza psicologica è stato attivato, nessuna azione concreta per aiutare gli agenti è stata messa in campo“. Ornella Favero, direttrice di “Ristretti Orizzonti”, una rivista che da anni si occupa di questioni carcerarie ed è diventato un centro di elaborazione e documentazione straordinario per chi si occupa di questi problemi, dice che i nodi principali sono il degrado delle carceri e la mancata nomina del nuovo capo del Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria: “Non c’è nessuno che si senta responsabile per quello che accade“.

Suicidi degli agenti della polizia penitenziaria, morti dei detenuti: il 9 settembre, nel carcere napoletano di Poggioreale, un detenuto di 63 anni, Vincenzo De Matteo, si è impiccato. Si tratta del decesso numero 103 nei penitenziari italiani nel 2014, 31 suicidi. Scorrendo i dati raccolti da “Ristretti Orizzonti” si ricava che in alcune carceri si muore di più. È appunto il caso di Poggioreale, gravato non solo dal più alto numero di suicidi ma anche da centinaia di malati in attesa di ricovero e cure.
Il suicidio di De Matteo è il sesto in un carcere napoletano quest’anno. Da gennaio si sono uccisi quattro detenuti a Poggioreale, due a Secondigliano  e uno a Santa Maria Capua Vetere. Numeri che possono sembrare insignificanti, eppure non esistono in Italia carceri con più di due suicidi dall’inizio dell’anno.

I quattro suicidi a Poggioreale sono dovuti non solo al sovraffollamento (fino a 2.800 detenuti su 1.400 posti negli anni scorsi, scesi a 1.800 in seguito degli ultimi provvedimenti e dei trasferimenti). A Poggioreale si muore anche per assenza di lavoro, reinserimento che non c’è e non viene assicurato, per mancanza di cure: “E’ un carcere che restituisce alla società persone incattivite, andrebbe raso al suolo per essere ricostruito in forma umana“, così da tempo descrive Poggioreale  uno che quel carcere lo conosce molto bene, il cappellano don Franco Esposito.

Non ha torto il presidente dell’Unione delle Camere Valerio Spigarelli quando elenca quelle che ritiene essere le vere priorità: “Quelle che mancano sono misure volte ad assicurare la terzietà del giudice, un efficace controllo sull’obbligatorietà dell’azione penale, oltre che un corretto ed equilibrato rapporto tra il giudiziario e gli altri poteri dello Stato, mentre molto di quello che c’è in tema di processo penale e soprattutto prescrizione non è condivisibile“. .
Questa è la situazione, questi sono i fatti.

 

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