lunedì, Ottobre 18

I problemi con il ‘pensiero’ del Governo Draghi Dalla punizione della funzionaria di Polizia allo scioglimento di certe associazioni fasciste. Il rapporto difficile del Governo con il diritto di pensiero e parola e la non consapevolezza che il pensiero politico o ideale più lo si reprime e più dura

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Il governo di Mario Draghi ha un problema con il ‘pensiero’. La decisione del Governo di punire la funzionaria della Polizia che aveva partecipato e parlato ad una manifestazione no vax, insomma anti-vaccino e anti-green pass, è sbagliata. Totalmente sbagliata e indica una linea del Governo superficiale e sciocca. Sotto due profili, quello della punizione e quello delle scelte politiche di chiusura di movimenti politici fascisti. Ho detto sciocca e lo ribadisco, per cui ne deduco che non possa essere attribuita a Mario Draghi, ma ai tanti politicanti che in questi giorni sono intervenuti sulle violenze fasciste.
Procediamo in ordine.

La punizione della funzionaria della Polizia, sospensione in via cautelativa dal servizio e dalle funzioni, riportano le cronache, ma comunque la punizione qualunque essa sia, è sbagliata.
Sul piano etico, la funzionaria ha fatto male a mostrare in maniera plateale il proprio dissenso. Voglio dire che non c’era bisogno alcuno di farlo così pubblicamente, smaccatamente e pertanto ‘volgarmente‘. La volgarità va certo punita, ma non con sanzioni amministrative o comunque giuridiche. Purtroppo, tra l’altro, la volgarità è ormai di moda: basta accendere una TV per vedere l’urlatore di turno sbracciarsi in contumelie spesso crasse contro l’avversario di turno. Anche quelle sono volgarità, ma come quelle si puniscono cambiando canale, quella (imperdonabile) della funzionaria si punisce con il disprezzo … etico, anzi, estetico. Ma, ciò detto, detto cioè che io non inviterei mai a pranzo la predetta funzionaria, punire è un errore. Non solo un errore politico, ma anche giuridico.
La politicità dell’errore è platealmente evidente: gli altri funzionari sono avvertiti e quindi quel rapporto di fiducia e di solidarietà, ma specialmente di lealtà, tra forze di Polizia e politica si incrina e non sarà facile rimetterlo in sesto, anzi, non sarà rimesso in sesto. Ecco dunque l’errore politico: creare dissapori, ledere la lealtà dei comportamenti reciproci (e non ditemi che la funzionaria aveva appunto mancato di lealtà: motivo di più per non farne mancare al Governo), quella lealtà non è più scontata. E ciò inciderà sui rapporti tra Polizia e politica e sulla efficienza della Polizia e quindi dello Stato. Dubito che ci se ne renda conto dalle parti di Palazzo Chigi o del Viminale, anche se, insisto, non credo sia una decisione di Draghi, benché da lui firmata. Ed anche qui, politicamente parlando, si è commesso un errore: Draghi appare debole e succube, il contrario di ciò che è stato fino ad oggi.
Ma sul piano giuridico l’errore è ancora più grave. Direbbero alcuni ‘famosi’ costituzionalisti che, stante il fatto che i diritti non sono tutti uguali, può darsi che un diritto sia sacrificato ad altri. Qui si parla di diritto di parola e di pensiero, cui viene opposto il dovere di obbedire agli ordini. Gioco quindi difficile per quei costituzionalisti che, sulla base del fatto che i diritti non sono uguali, mirando magari alla Corte Costituzionale, oggi dovranno sostenere che il primo è subordinato o subordinabile al secondo. Non li invidio, ma, avendo io rimosso ogni speranza anche onirica di accedere a quella Corte, ho piena libertà di espressione.
Ebbene, la nostra Costituzione, precisa e rigida, chiara e limpida, non lascia dubbi sulla assoluta fondamentalità del diritto di pensiero e di parola. Forse, ma ne dubito, in casi estremi, che so in caso di guerra, quel principio può essere messo a tacere perché la necessità di fare la guerra è strumentale rispetto alla libertà di espressione durante la guerra. Ma qui non siamo in guerra e non mi risulta che qualcuno abbia detto a chicchessia, Polizia inclusa, di non parlare.
L’obbligo di un funzionario, di un funzionario fedele e leale, è di eseguire senza discutere gli ordini. Non mi risulta che quella funzionaria non lo abbia fatto: ha operato secondo gli ordini ricevuti fino a quando, senza divisa e fuori servizio, ha parlato a quel comizio, dicendo le note sciocchezze … non ho dimenticato che sono sciocchezze, ma non sono pochi quelli che le dicono.
Un funzionario ha gli obblighi di cui sopra, ma, smessa la divisa, sia pure solo per esaurimento dell’orario di servizio, è un cittadino come tutti, esattamente come tutti. Su questo non si discute: un cittadino ha sempre diritto alla libertà di parola e di pensiero. Non risulta da nessuna parte che un funzionario di Polizia abbia meno diritti di un cittadino qualunque. In tale veste, certo, non può dire, in divisa, che non intende attenersi alla decisione Governo, che so, di arrestare un delinquente. Se ritiene di non doverlo fare i mezzi per rifiutare l’ordine ci sono (e in gran parte derivano dal Diritto internazionale), ma stando così le cose deve eseguire. Ma poi è libero e, fuori servizio, può ben dire, estetica a parte, che quell’arresto non si doveva fare o addirittura che era illecito. Un poliziotto quandosmontaè un cittadino come gli altri, e i diritti fondamentali che spettano agli altri spettano anche a lui. Se poi lo fa, per così dire, per ‘intelligenza con il nemico’, beh lì non c’è Polizia che tenga. Ma non è questo il caso, e pertanto il Governo ha emesso un atto nonché sciocco e politicamente dannoso, illecito.

 

Grande frenesia (secondo me solo verbale e di breve durata) c’è a proposito della seconda questione di cui accennavo: lo scioglimento di certe associazioni fasciste. Sì, certo, lafascistitàdi una associazione va analizzata bene, ma se è fascista non ha posto nel nostro territorio.
Due problemi, però: si deve dimostrare, e si deve tenere conto del fatto che le stesse ideechiuse quipossono ripresentarsi ‘. Voglio dire che prendersela con una o più associazioni è velleitario e inutile, sia perché le stesse persone non possono essere impedite di parlare e agire, dopo la chiusura, e magari aprirne altre, ma specialmente quelle ‘idee’ non sono professate solo lì. Lo sappiamo benissimo che in vari partiti, a cominciare sicuramente da quello di Giorgia Meloni, ma anche in quello di Matteo Salvini, e, a stretto rigore potrei non fermarmi qui, lenostalgiefasciste (uso un termine, ‘nostalgie’ utilizzato da Meloni) ci sono. E dunque, immaginare che chiusa l’associazione quelle idee spariscano è ridicolo, peggio, è autolesionistico. Quelleideesaranno propagandate altrove e poi ancora altrove, ecc…
Il problema non è di Polizia, ma di pensiero. Il pensiero, a cominciare da quellopoliticoo ideale, non si può fermare con nessun mezzo. Anzi, la storia dimostra che più lo si reprime e più dura.
Ho la speranzella che Draghi, essendo di cultura normale pur in un Governo italiano, certe cose le sappia e da ciò derivi la sua esitazione. Spero, insomma, che a parte l’errore gravissimo compiuto con la funzionaria di Polizia, sappia evitare almeno questo. Fatico a liberarmi dalla spiacevole sensazione che Draghi, sotto la pressione tremenda delle ultime settimane, stia perdendo di lucidità.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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