venerdì, Ottobre 22

I (primi) dolori del giovane Renzi? field_506ffb1d3dbe2

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La giornata di oggi è stata uno dei primi e forse dei più impegnativi per Matteo Renzi. Il rendez vous con i rappresentanti del PSE e l’incontro con la Commissione Europea a Bruxelles non sono stati propriamente una passeggiata. In particolare il confronto con il Presidente della Commissione, José Manuel Durão Barroso, è stato assai problematico da gestire. Il richiamo «L’Italia rispetti gli impegni», inserito da Barroso nel suo discorso, non può non essere ricondotto alle dichiarazioni fatte ieri dal premier in Parlamento: il «tema del 3% nel rapporto tra deficit e Pil è obiettivamente anacronistico». E ancor meno gradito ai vertici europeri deve poi essere riuscito quanto detto dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, a valle dell’incontro a palazzo Chigi sulle Riforme: «Il Governo porrà in sede europea il tema dell’investimento dei fondi strutturali fuori dal Patto di stabilità».

Nel pomeriggio la risposta piccata, ma al tempo stesso ferma di Renzi a Barroso: «Noi rispettiamo tutti i vincoli e quindi talvolta faccio fatica a capire le polemiche». Concetto, questo,  che il premier italiano ha ribadito anche ai giornalisti dopo la chiusura del vertice europero: «L’Italia non viene in Europa come uno studente fuori corso ma come un Paese fondatore che rispetta i vincoli».

Vanno addensandosi alcune nubi sul Governo e su Renzi in particolare. Già noto alle cronache è il caso del Sottosegretario alla Cultura Francesca Barracciu, che è sotto inchiesta con l’accusa di peculato: l’accusa, che ha le ha impedito di correre come candidato a governatore della Sardegna nonostante avesse vinto le primarie del centro-sinistra, si è oggi aggravata, visto che il pm di Cagliari contesta alla Barracciu, altri 40mila euro (che si aggiungono ai 33mila contestati in precedenza) relativi a spese ingiustificate fatte durante il suo mandato di consigliere regionale in Sardegna.

Un’altra grana da sbrigare è la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Messina nei confronti del Deputato del PD Francantonio Genovese, campione assoluto di preferenze con 20000 voti alle primarie del 2012 e rappresentante di spicco della corrente renziana in Sicilia: la lista dei reati è quanto mai ampia e variegata e va dall’associazione per delinquere al falso in bilancio, dal peculato al riciclaggio. Mentre, tuttavia, su Genovese le posizioni del PD risultano orientate a concedere il via libera all’arresto, più incerta è la linea di condotta del partito in merito a Francesca Barracciu, fortissimamente voluta daRenzi nella squadra di Governo, nonostante l’inchiesta della magistratura fosse già in corso, e difesa a spada tratta («Il Governo non chiede dimissioni di ministri o sottosegretari sulla base di un avviso di garanzia») dal Ministro dei rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi in occasione di un’interrogazione parlamentare avanzata il 5 marzo scorso, proprio sulla Barracciu, dal M5S.

Ma un ulteriore nuvolone grigio si è aggiunto oggi nel cielo del governo: l’apertura di un fascicolo esplorativo su Marco Carrai da parte della magistratura. Nei giorni scorsi diversi giornali avevano puntato i riflettori sui rapporti tra Renzi e Carrai: che tra i due corresse un rapporto di amicizia e che Carrai fosse un imprenditore nel campo della comunicazione e dell’organizzazione di eventi a Firenze (tra cui una mostra su Pollock e Michelangelo, di prossima apertura) in stretto contatto con il Comune di Firenze, non era una novità. A rimescolare le carte è stato uno scoop di ‘Libero’ in merito all’affitto di favore concesso a Renzi per l’appartamento di via degli Alfani 8, nel quale ha vissuto negli ultimi 3 anni del suo mandato da Sindaco di Firenze.L’appartamento in questione sarebbe intestato ad Alessandro Dini, persona molto vicina a Carrai, così la Procura di Firenze ha fare deciso di far luce della faccenda per accertarsi che non sia stato danneggiato l’interesse pubblico: in altri temini, che l’affitto di favore o altre forme di agevolazione economica siano alla base delle collaborazioni in essere tra l’azienda di Carrai eil Comune fiorentino.

La Procura non ha avanzato alcuna ipotesi di reato, la ‘questione Carrai’ rimane tuttavia sul tappeto come la prima vera insidia per il neo-premier. Soprattutto, l’apertura del fascicolo sull’appartamento fiorentino potrebbe rischiare di incrinare la luna di miele con i mezzi d’informazione e l’aura di intoccabilità che ha avvolto Renzi fino ad oggi, mettendolo al riparo delle manovre dei “rottamandi”.

155 sì, 58 no e 15 astenuti. Con questi numeri il Senato ha approvato il DDL che, a partire dal 2019, introduce la parità di genere alle elezioni europee: al momento della loro presentazione, infatti, in ciascuna lista «i candidati dello stesso sesso non possono eccedere la metà, con arrotondamento all’unità. Nell’ordine di lista, i primi due candidati devono essere di sesso diverso». Dopo le numerose polemiche delle scorse settimane sollevate dalla componente rosa di FI, finalmente il provvedimento vede la luce, grazie al compromesso contenuto nell’emendamento proposto da Doris Lo Moro (PD): tale emendamento prevede una norma transitoria in base alla quale, nel caso in cui l’elettore esprima 3 preferenze, la terza può essere assegnata solo se è riferita a un candidato di sesso diverso rispetto alle 2 precedenti. Anche questo “accomodamento” è stato oggetto di critiche, anche in seno ai partiti che hanno licenziato il provvedimento (PD, NcD, FI, GAL, Scelta Civica). Posizioni di più aperto dissenso sono sono state invece espresse da SEL, che ha scelto la linea dell’astensione, e soprattutto dal M5S, che ha bollato il DDL come un «accordo truffa ai danni delle donne».

Dopo 20 lunghi anni, sembrano prospettarsi spiragli di luce sul caso dell’uccisione – in circostanze mai ufficialmente chiarite – della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin a Mogadiscio. Dando finalmente seguito alle ripetute e accorate richieste della famiglia Alpi, di semplici cittadini, intellettuali e altre varie personalità cui si è unito mercoledì scorso l’appello del Presidente della Camera Laura Boldrini, il Governo italiano ha dichiarato di voler rimuovere il segreto di stato sul caso Alpi.

Come ha opportunamente sottolineato il Sottosegretario alle riforme e rapporti con il parlamento Sesa Amici, si tratta di un atto che si deve «non solo alla memoria di una vittima nazionale, ma soprattutto a un’idea di giustizia che deve tutelare i propri cittadini». Parole, queste, che lasciano ben sperare per la soluzione di almeno uno tra i non trascurabili casi rimbalzati fino a oggi contro i muri di gomma.

 

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