mercoledì, Aprile 14

I picchiatori delle donne per diritto divino Protagonista di un caso di violenza domestica il calciatore della Roma Radja Nainggolan

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Ora mi direte che è per la mia fede juventina che ho pescato dal mazzo questa notizia che, altrimenti, non avrebbe meritato un AMBRacadabra.

In più, la news ha la specificità che verte una delle mie tematiche d’assalto, la violenza contro le donne. Dunque, posso dare la stura a tutte le mie doglianze contro i maschi barbari, condite dalle considerazioni sui novelli gladiatori, bruti e beceri.

Avrete capito che mi riferisco al centrocampista belga-indonesiano Radja Nainggolan, protagonista, l’altro ieri, di un increscioso episodio di violenza domestica.

Riporto la cronaca, presa da ‘Il Messaggero‘ on line di lunedì (e non da ‘La Stampa‘, così non mi potete dire che si tratta di una polpetta avvelenata pro bianconeri, giacché la Roma è la rivale-scudetto alle calcagna): ‘Una lite furiosa tra Radja Nainggolan e la moglie. E i carabinieri intervengono nella casa del centrocampista della Roma. Ieri pomeriggio i militari del nucleo radiomobile della compagnia di Cagliari sono intervenuti verso le 17 in via Campidano in seguito alla chiamata di una passante che ha notato un litigio per strada tra una coppia. Quando le forze dell’ordine sono arrivate sul luogo, hanno scoperto che si trattava del 26enne calciatore, ex del Cagliari, che stava litigando in modo veemente con la moglie Claudia Lai. Nell’auto in sosta c’era la figlia dei due.

Già il giro di parole del ‘litigando in modo veemente’ sembra un po’ ipocrita. Perché una cosa è litigare dicendosele di tutti i colori, anche se, in strada, si rischia di fare capannello – specialmente se si tratta di un personaggio noto come lui, che ha militato fino a 4 mesi fa nella squadra di calcio locale – e tutt’altra è procurare alla propria interlocutrice delle lesioni refertate come guaribili in 20 giorni.

In più, con la loro bambina, Aysha, chiusa in auto, nata il 30 gennaio 2012, dunque di poco più di 2 anni. Consultando Wikipedia – mica sono una biografa provetta di calciatori… della Roma, poi! – scopro che lui, in Belgio era già diventato padre… e che con la moglie si era sposato il 3 maggio 2011… Insomma, neanche 3 anni di matrimonio e già volano stracci…

Il giornale riferisce che: ‘Intanto la moglie del giocatore dopo l’aggressione è stata medicata all’ospedale San Giovanni di Dio, dove i medici le hanno riscontrato escoriazioni e lesioni guaribili in 20 giorni. Per la legge si tratta di lesioni «lievissime» e si procede su querela della parte offesa, ma la moglie di Naingoolan da subito ha escluso l’intenzione di denunciare il coniuge.’

E lui sottolinea la propria ‘innocenza’: ‘Il calciatore pur ammettendo di aver avuto un forte litigio con la consorte e di esser stato costretto a recarsi in caserma dopo la denuncia della passante, ha negato invece al club di aver alzato le mani sulla moglie.’ Dunque, in tutto questo, Claudia Lai dovrebbe essere un’autolesionista, perché le escoriazioni e le lesioni (guaribili in 20 giorni, pertanto non credo così insignificanti come vogliono farci credere…) dovrebbe essersele autoinflitte, il che mi sembra un pochino fantascientifico.

D’altronde, questo è un caso VIP che rappresenta la punta dell’iceberg di quanto avviene ogni giorno fra coppie in cui si crea un alto tasso di aggressività e si sceglie di far parlare la violenza piuttosto che la comprensione e l’amore.

Ora faccio entrare in campo la versione che il collega Nicola Pinna dà su ‘La Stampae che spiega perché si era giunti a tanto (e sul perché 36 mesi di matrimonio già fanno mostrare la corda del legame):

Tutto è cominciato con la classica scenata di gelosia. Radja Nainggolan ha perso la testa quando la moglie gli ha svelato di aver letto alcuni suoi sms e dalle parole grosse si è passati ben presto alle mani. A farne le spese, ovviamente, è stata la signora: Claudia Lai (così lei stessa ha raccontato ai carabinieri) è stata riempita di schiaffi e pugni, tanto che per sfuggire all’aggressione è stata costretta a barricarsi in macchina.’

Qui c’è un elemento in più che ci consente di avere un quadro più chiaro. La lite dovrebbe essere stata causata da una serie di sms o chat, che lui avrebbe conservato sul telefonino – o non avrebbe avuto il tempo di cancellare (conosciamo i nostri polli, tutti eguali!) – e che ne avrebbero attestato le ‘distrazioni’.

Avviene spesso che questi divi pedestri, appena conquistano un filino di celebrità, diventino tombeur de femmes, in virtù del fascino del combinato disposto di fama e denaro. E che si ritengano quasi investiti da un diritto/potere di sfruttare queste proprie virtù per riempire il carniere di effimere conquiste. 

In fondo, questo mio articolo rappresenta una specie di virtuale continuazione dell’AMBRacadabra di ieri, dove ho rappresentato lo squallido mondo dei traditori seriali… gabbati da sirene fake sul web.

Lì, consigliavo di evitare le trappole del web, tanto, basta guardarsi intorno e, se proprio si ha la fregola adulterina, sempre si raccatta. Qui, sto a narrarvi l’esperienza di un para-famoso (io che ho i para-occhi culturaleggianti, ne ho un concetto assai basso, perdonatemi…) che, colto con le dita nella marmellata perché ha agito non proprio virtualmente, avrebbe reagito aggredendo e affidando ogni giustificazione alle botte da orbi.

Insomma, sempre la solita solfa: com’è da copione che la moglie NON denunci e cerchi di mitigare la situazione, malgrado i lividi e le ferite che porta ancora addosso.

I Centri antiviolenza diffusi sul territorio italiano possono testimoniare (vi ho già parlato, no, del caso della donna di Pianura, Pina Di Fraia, efferatamente uccisa dal marito, dopo infinite violenze subite nel corso del matrimonio e che si era rivolta, precedentemente all’aggressione finale, al meraviglioso Centro Maddalena presieduto da Rosaria Esposito) che la strada del delitto o del ferimento grave è lastricata da episodi di aggressioni prima verbali, poi fisiche sempre più gravi, sempre più frequenti… sino alla cosiddetta ‘soluzione finale’.

 

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