martedì, Maggio 11

I Paesaggi della Memoria della Resistenza Italiana Un Progetto didattico di ‘Rai Scuola’ racconta i luoghi simbolo in vista del 25 aprile. Dalla vicenda della Borgata Paraloup nella Val di Stura che vide la prima formazione militare partigiana alla Liberazione e all’autogoverno di Firenze sotto la guida del CTLN. Le testimonianze di Maria Cleofe Filippi, Pamela Giorgi, Marco Revelli, Antonella Tarpino e Orlando Baroncelli

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Ci sono vari modi di ricordare la Resistenza e il 25 aprile, la data che segnò la Liberazione del nostro Paese dall’occupazione tedesca e dalla barbarie nazifascista. Sia con pubblicazioni  (come il libro di Gad Lerner, ‘Noi partigiani, memoriale della Resistenza italiana’) e varie cerimonie rievocative, che con programmi video di divulgazione e di formazione  di una coscienza democratica e  antifascista, rivolti sopra tutto al mondo della scuola, dunque ai giovani.  

In questo spirito si muove il programma di ‘Rai Scuola, dal titolo ‘Paesaggi della memoria, laboratorio didattico tra passato della Resistenza e presente’. Si tratta  di una iniziativa volta a connettere il nostro patrimonio culturale, soprattutto quello considerato ‘minore’, con il mondo della scuola, verso il quale è rivolto da sempre lo sforzo di INDIRE, l’ente nazionale di documentazione Innovazione  e ricerca educativa del Ministero dell’Istruzione.

Questo ‘progetto’  – che ha la durata di un biennio – è  curato da Pamela Giorgi, giovane storica e ricercatrice di Indire, la quale ha realizzato  una serie  di interviste ed iniziative (lezioni e convegni), che lei definisce ‘pillole’, volte a realizzare una rete che comprenda anche le piccole scuole, collegando luoghi particolarmente significativi, da far emergere e conoscere, con la didattica, anche attraverso il web. La prima di queste interviste è dedicata  a Maria Cleofe Filippi, Presidente della rete Nazionale dei Luoghi della memoria, la quale spiega cosa sono questi ‘Paesaggi della memoria’ che danno il titolo al progetto. “Si tratta – risponde  la Filippi –  di una rete di luoghi della memoria italiani creata nel 2017 e che coinvolge 31 luoghi in 9 regioni del Paese. La finalità della rete è quella di dare un’identità propria al concetto di memoria, legata alla conoscenza della storia di questi luoghi. In ognuno dei quali, durante la seconda guerra mondiale sono avvenuti  importanti episodi legati alla nostra Resistenza: rappresaglie, stragi, detenzioni. Alcuni sono noti, altri lo sono solo a livello locale, ma per tutti in questi anni, le associazioni che li custodiscono hanno creato specifici percorsi didattici che consentono ai docenti di ricostruire – anche visivamente – i fatti che in quei luoghi sono accaduti, conservandone la memoria per le nuove generazioni. La finalitàaggiunge  – non è quella di fornire una sommatoria dei tanti luoghi della Resistenza, bensì quella di dare una identità propria al concetto di memoria legata alla conoscenza dei luoghi, conservati negli anni per volontà di associazioni, piccoli comuni, allo scopo di tutelarne il ricordo realizzando veri e propri percorsi didattici. Il nostro intento – conclude Maria Filippi –  è quello di costruire una mappa viva, fisica di tali luoghi, attraverso una narrazione univoca  capace di dar  loro  ampia visibilità e identità, per far conoscere e tutelare la memoria dei fatti, rivisitati in maniera corretta, al fine di costruire una coscienza civica dei cittadini.”

Questo Progetto, già distribuito attraverso vari canali, è dedicato a due luoghi simbolo della Resistenza italiana, Cuneo e Firenze, due luoghi  così distanti e diversi, e tuttavia emblematici per le caratteristiche della lotta partigiana e di Liberazione sia nel capoluogo toscano che nella borgata Paralup, un villaggio di Montagna  a 1400  metri in valle Stura, che fu sede  della Banda partigiana Italia Libera, dove Nuto Revelli e altri 200 giovani dell’età media di 20 anni provenienti da varie parti d’Italia, si ritirarono lassù, per combattere contro il nazifascismo e liberare l’Italia.  

La Fondazione Nuto Revelli onlus diretta da Beatrice Verriè nata nel 2006, con sede nella casa di Cuneo del partigiano e scrittore Revelli, per il recupero e la valorizzazione  di quest’antica borgatale cui pietre – aggiunge la Verri – in assenza dei protagonisti di quella grande esperienza di lotta partigiana, sono rimaste a testimoniare una storia che viene da lontano. Oggi che i testimoni diretti di quella lotta non ci sono più ma i luoghi diventano i nuovi testimoni.”

Di particolare intreresse, a questo proposito, la testimonianza di Marco Revelli, Professore di scienza della politica e Presidente della Fondazione che porta il nome di suo padre.  “Paralup – afferma Revelli – “è il luogo delle memorie. E’ il luogo dove si è formata la prima Banda partigiana italiana militarmente organizzata e politicamente inquadrata, il 12 settembre del ’44, pochi giorni dopo l’8 settembre. Di fronte  allo sfascio dell’esercito italiano, alla dissoluzione degli alti comandi militari, alla fuga del Re, un piccolo gruppo di giovani borghesi, tutti ventenni, decisero di condurre la lotta partigiana contro il nazifascismo, ritirandosi su nelle baite di Paralup, una quindicina in tutto, guidati da Dante Livio Bianco e Duccio Galimberti. Due figure divenute storiche, a cui si unirono dapprima una decina di ragazzi, che all’inizio del ’44 divennero 120-130. A questi si unì mio padre, ufficiale effettivo degli alpini, reduce dalla ritirata di Russia, il quale ricordava  di non aver mai sofferto così tanto il freddo, come in quelle baite di Paralup. Ebbene, a quei ragazzi che combattevano per la libertà, se ne unirono altri  tanto che in seicento riuscirono a fermare in estate la colonna corazzata tedesca che si stava dirigendo verso la Provenza per contrastare lo sbarco degli Alleati. Ma non è solo questa memoria che va conservata e che è scritta nelle pietre e  nei terrazzamenti costruiti dai montanari. Ce n’è un’altra, inseparabile da quella della Resistenza, perché senza l’aiuto di quelle popolazioni, i partigiani non avrebbero resistito neanche una settimana. Furono quelle genti a soccorrere Duccio Galimberti nel gennaio del ’44, dopo che era stata ferito in un combattimento. E c’è anche la memoria di quel che avvenne fra gli Anni Cinquanta e Sessanta, quando la montagna  si svuotò dei propri abitanti, attratti nelle città  dal ‘miracolo economico’. E mentre il mondo accelerava la montagna franava.  Nei primi del ‘900 il Comune di Rittana contava 1000 abitanti, nel 2011 erano ridotti a 118. Il nostro modello di ristrutturazione, condotto insieme a 4 architetti di grande valore è stato quello di consolidare le baite, di recuperare ciò che il tempo ha scolpito in quei luoghi,  di favorire il ritorno in quelle montagne ad una vita sostenibile. Per questi motivi, Paralup è un luogo emblematico.“

Toccante il racconto di Antonella Tarpino, sulla nascita del progetto Memoranda, di cui è l’ideatrice. Nato dallo schock emotivo provato  durante una visita al Villaggio francese martire di Orodour sur  glane  ( Limoges), il ‘villaggio del silenzio’, dove i tedeschi  nel giugno del ’44 uccisero gli abitanti del villaggio, circa 600, gli uomini fucilati, donne e bambini, morti bruciati  all’interno di una chiesa data alle fiamme.  Solo tre i sopravvissuti. “Ciò che mi colpì, fu il trovarmi di fronte ad un passeggino per bambini, bruciato. Uno spettacolo  terribile. E allora capii che non c’  è lapide,  o immagine o documento che ci possa far capire cosa sia stata la guerra, rispetto ad un oggetto della vita quotidiana, un passeggino o una macchina da cucire, e ce n’erano tante nelle case in quel villaggio spettrale, che si trasformano in simboli.”  

Veniamo all’esperienza fiorentina affidata alle parole di Orlando Baroncelli, storico e saggista, autore di libri sulla Resistenza in Toscana, con il quale scambio qualche riflessione.

Orlando, non ritieni che se la borgata Paralup vanta il primato di aver visto la costituzione della  prima formazione militare partigiana d’Italia, Firenze possa ritenersi la prima importante  città italiana ad essersi liberata per mano partigiana?  

“Sì,  questo è un dato acclarato, se ci si riferisce ai partigiani dato che a Napoli la liberazione era avvenuta dal 27 settembre al 30, a seguito di una insurrezione popolare, durante la quale morirono 311 patrioti. Quella di Firenze ebbe una sua importanza anche agli effetti della successiva  collaborazione delle formazioni partigianecon le forze Alleate.  I partigiani si erano conquistate con la lotta armata, con il sangue e il coraggio di tanti cittadini, fra cui giovani donne, di cui ho fatto in tempo a raccogliere la loro preziosa testimonianza, il diritto alla libertà ed all’autogoverno cittadino. Proprio nell’itinerario che ho descritto  secondo quanto richiesto dal Progetto “Paesaggi della memoria” , fra i luoghi più significativi   indico anche Villa Cora, lungo il viale dei Colli, sede del Comando Alleato, dove il comandante partigiano Aligi Barducci ( il mitico Potente)  di fronte agli Alleati  che gli dichiararono apertamente che non avrebbero permesso ai partigiani di liberare la città, riuscì a dimostrare loro che l’apporto di conoscenza  del nemico e delle sue mosse, da parte dei partigiani, sarebbe stato decisivo. Insomma, con grande arte diplomatica, riuscì a far cambiare loro idea. Putroppo, pochissimi giorni dopo  la riunione di Villa Cora, Potente fu colpito a morte in piazza S.Spirito da una scheggia  di un colpo di mortaio tedesco. Era l’8 agosto del’44, tre giorni prima dell’insurrezione. Anche gli Alleati fecero il picchetto d’onore.E’ una delle medaglie d’oro della Liberazione di Firenze”.  

Quanto durò l’insurrezione della città?

“Iniziata l’11 agosto del ’44, con il suono della Martinella di Palazzo Vecchio, si protrasse per tre settimane, poiché nelle strade e tra le macerie del centro storico devastato dalle  mine  con le quali i tedeschi in ritirata la notte fra il 3 e il 4 agosto avevano fatto saltare tutti i ponti della città ( unico a salvarsi il Ponte Vecchio,  per ragioni  che vanno definitivamente chiarite). Piu’ di  200 i morti  partigiani  e piu’ di 400 feriti. Immensi i disagi della popolazione alla ricerca di acqua e di viveri. Questo il duro prezzo  pagato dalla Resistenza fiorentina per conquistare la Libertà”.

E quale itinerario tra i luoghi-simbolo clandestini della Resistenza a Firenze hai indicato per un percorso di docenti e studenti?

“Oltre a quelli citati, o ad altri già noti, come la sede del comando del CTLN in via dei Condotta o dei 5 martiri renitenti alla leva della RSI fucilati allo Stadio ( 22 marzo ’44), dei civili uccisi in piazza Tasso (eccidio del 17 luglio 44), dello sterminio in piazza D’ Azeglio, per mano delle SS tedesche e dei fascisti della Banda Carità, dei militanti di Radio Cora, l’emittente clandestina del Partito d’Azione, che dal gennaio del ’44 al 7 giugno tenne i contatti tra la Resistenza Toscana e i comandi Alleati fornendo loro preziose informazioni militari; oltre a questi, ho ritenuto di indicare tre luoghi da me scoperti attraverso  le interviste ai protagonisti contenute  nel mio libro “ Testimonianze della Resistenza Toscana 1943-1945”. Si tratta del Centro clandestino telefonico del Partito d’Azione all’interno della Teti ( l’Azienda Telefonica Tirrenica ),  in via degli Anselmi, quindi in pieno centro, della Libreria Antiquaria Giorni in  via Martelli, a due passi da Duomo, nella quale avveniva lo scambio di messaggi nascosti dentro libri  precedentemente segnalati da parte della organizzazione partigiana comunista della quale faceva Giulio Montelatici, marito della titolare Maria Giorni. Altra sede inedita, è quella all’interno del distretto militare della RSI in via S.Gallo. Qui avvenne – secondo il racconto del partigiano “Masso” (Carlo Rossi),  di Vernio – un episodio  della Resistenza, avvenuto nel febbraio 1944. Dodici ragazzi, tra cui il Rossi, erano in attesa di essere trasferiti all’84 °reparto fanteria  della RSI, a Pistoia. Mentre erano in attesa del camion, apparve una bella ragazza dai capelli lunghi, la quale accertatasi che fossero “abili” al servizio  militare, disse loro di attendere un momento poiché avrebbe visto cosa poter fare per loro. Dopo una decina di minuti tornò e disse loro: “ ragazzi, le guardie alla porta del Distretto non ci sono più. Se volete andare a casa, andate via subito!”. Scappammo tutti via. Il Rossi entrò nella Resistenza ( Brigata Buricchi di Prato). Non seppe mai chi fosse questa ragazza. Segno però che anche dentro il distretto militare della RSI era attivo un centro clandestino della Resistenza.

Nel corso del programma  Pamela Giorgi ha intervistato complessivamente 12 persone, tra cui Cristina Clerico, assessore alla cultura della  città di Cuneo, Gianluca Cinelli, coordinatore della ricerca del progetto Memoranda, Renato Grimaldi, del dipartimento di Filosofia e Scienze  dell’Università di Torino, Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto storico Toscano della Resistenza e dell’età contemporanea, e Gigi Garelli, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza della provincia di Cuneo. Il Progetto, già diffuso, sta suscitando grande interesse da parte di docenti e studenti.

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