martedì, Maggio 11

I nuovi barbari field_506ffb1d3dbe2

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Giorgio Sorial

In principio era ‘salma’, ‘peggior Presidente della Repubblica’, ‘orfeo’ e ‘dentiera presidenziale’, ora il Movimento 5 Stelle ritorna attaccare nuovamente Giorgio Napolitano e ieri ha presentato una denuncia per la messa in stato d’accusa. Il deputato Giorgio Sorial, durante una conferenza stampa, lo scorso martedì, tenutasi presso la Camera dei deputati, ha definito Napolitano ‘boia della democrazia’. Un pesante j’accuse in cui i 5 Stelle denunciano l’illegittimità e l’incostituzionalità di alcuni decreti, privi di coperture e approvati dalle Camere.

La procura di Roma sta esaminando il caso e valutando se sussistano gli estremi per l’avvio di un’azione penale e nel caso in cui venisse aperto un fascicolo il reato configurato sarebbe quello di vilipendio al Capo dello Stato.

Quanto è accaduto spinge ad una riflessione su quello che è il linguaggio politico, su come viene usato e le conseguenze che induce nei cittadini. Chi svolge attività politica deve necessariamente comunicare e questo spiega il rapporto strettissimo che intercorre tra la politica e le parole. Se con la Prima Repubblica il ‘politichese’ è stato il protagonista indiscusso del linguaggio politico caratterizzato dall’abuso di frasi fatte, figure retoriche, eufemismi che schermavano il contenuto del messaggio (almeno per i non addetti ai lavori) tali da provocare inevitabilmente una distanza dall’uditorio, normalmente schiacciato dal peso dell’erudizione del ceto politico, con l’affermarsi della Seconda Repubblica siamo stati abituati a un linguaggio totalmente diverso, il ‘gentese’, che coinvolgeva in maniera maggiore l’uditorio ma che a scapito del registro linguistico ha introdotto scurrilità, aggressività verbale e volgarità.

Le Istituzioni, in quanto rappresentanti dei cittadini, dovrebbero essere il riferimento principale non solo negli interessi e nelle istanze per le quali quotidianamente operano ma dovrebbero essere tali anche nei comportamenti incluse le espressioni linguistiche. Se ciò viene meno saremo dinnanzi sempre più ad una crisi della rappresentanza frutto di una crisi di autorevolezza, di linguaggio e credibilità dei contenuti che si vogliono trasmettere. Abbiamo affrontato questa tematica con Gianpietro Mazzoleni, Professore ordinario di Comunicazione Politica presso l’Università degli studi di Milano e direttore di ‘ComPol’, quadrimestrale dell’Associazione Italiana di Comunicazione Politica.

 

Professor Mazzoleni, il deputato M5S Sorial ha definito in conferenza stampa alla Camera il Presidente Napolitano “Boia della democrazia”: come giudica questo uso del linguaggio all’interno dell’attuale sistema politico? è possibile parlare di imbarbarimento del linguaggio?
I seguaci di Grillo non possono usare un linguaggio più civile, visto l’insegnamento del loro leader.  Qualcuno di loro vuole superarlo, ma probabilmente giocano dinamiche di visibilità all’interno del M5S.

Dal punto di vista giuridico la procura di Roma ha avviato un inchiesta denunciando il deputato Sorial per vilipendio al Capo dello Stato. Ritiene che quanto accaduto sostanzi una compressione della libertà d’opinione dei cittadini ed esponenti politici o sia necessaria per arginare una possibile degenerazione della qualità della comunicazione politica, del prestigio delle Istituzioni e il rispetto nei confronti degli altri?
La violenza verbale, se non viola precise leggi, è comunque da mettere nel conto della dialettica democratica. L’intervento della Procura è ‘obbligatorio’, ma andrà a finire in nulla.  Fa parte anche questo dei rituali tipici della democrazia.

Quando pensiamo al Movimento 5 Stelle ci viene in mente subito il leader indiscusso, Beppe Grillo e la prima cosa che colpisce ascoltando i suoi discorsi, leggendo il suo blog sono gli insulti rivolti ad altri esponenti politici, le parolacce, in unica parola, l’uso del turpiloquio. È una nuova forma di comunicazione?
Certamente il linguaggio di Grillo non è di ‘uso comune’. Lui in fondo ripete in pubblico quello che si sente spesso in privato a proposito della classe politica.  E’ anche questa una forma di populismo.  Tuttavia, adesso fanno notizia questi casi, ma se andiamo indietro nella storia della prima e della seconda repubblica potremmo trovarne un ampio florilegio.

Questo tipo di linguaggio in che modo influenza l’opinione pubblica?
A chi non piace Grillo questo linguaggio dà molto fastidio. Sicuramente aliena ancora di più la potenziale simpatia che molti elettori moderati hanno per certe battaglie del M5S. E’ un rischio che Grillo corre, di perdere il consenso che ha avuto nel 2013.  Ma attenzione, di arrabbiati ce ne sono a milioni in Italia.

Il linguaggio della politica è spesso linguaggio di scontro?
Politica è sinonimo oltre che di compromesso, di competizione, lotta, scontro, quindi anche le parole riflettono questo carattere.

Prima il politichese, poi con l’arrivo di Berlusconi si è parlato di gentese. Siamo di fronte ad una nuova forma, il grillese?
Ritengo che non avrà molta fortuna nella dialettica politica ‘normale’.  E’ utile in campagna elettorale, ma poi in Parlamento, come si è visto, non funziona. 

Wittgenstein affermava: i limiti del mio linguaggio sono limiti del mio mondo, applicata alla sfera politica, i limiti del linguaggio politico sono limiti del mondo politico?
Sempre che il mondo politico abbia dei limiti.  La politica, ovunque, è un campo molto ‘creativo’.

 

 

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