giovedì, Ottobre 21

I neri finanziamenti dei Fratelli d’Italia e gli italiani distratti Fanpage ha mostrato ad un pubblico sovente distratto quale sia la cifra, la sostanza, lo stile, la partecipazione di un movimento politico che proietta nel suo futuro, e purtroppo anche nel nostro, il suo passato mai passato

0

Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

«Voglio vedere tutto il girato!! Comunque trattasi di un complotto studiato a tavolino!!» queste le prime improvvide esagitate parole di Giorgia, la Meloni nazionalsovranista dopo la messa in onda del lungo filmato presentato da Fanpage.it attraverso il suo direttore da Corrado Formigli. Tutto il girato, per inciso, è di qualcosa come 100 ore. Ciò che si vuol subito mettere in burla è che il filmato sarebbe manipolato con taglia ed incolla, secondo ella. Ciò che non elide il punto che ellelide: dai filmati che sono come si vede tutti pubblici con facce nere note, il girato sonorizza affermazioni inequivocabili incentrate sull’esigenza dei neri con il loro ‘barone nero (omaggio ad Evola…) di accedere a fondi di finanziamento in forma illecita. E dunque si propongono accordi per così dire ‘vantaggiosi’, eludendo ogni tassazione fiscale. Insomma, un reato quello del black, così è fighettosamente chiamato dai neri milanesi del movimento politico Fratelli d’Italia, con il paradosso di quel ‘fratelli’ che dovrebbe alludere ad appartenenza fraternità e solidarietà la cui assenza da quelle parti è la sostanza di quell’aggregato politico. Quel nero viene inteso non come essere umano, buono solo per essere bruciato in un barcone con una bomba, come dicono i camerati hitleriani nel video mostrato a ‘Piazza Pulita’ su La7, ma come finanziamenti illeciti senza dichiararli.

Se viene confermato è una notizia di reato, come emerge da un’ottima inchiesta con giornalista infiltrato, che ora ci si augura non debba temere per la sua vita, con cui Fanpage, un sito online d’inchiesta, ha mostrato ad un pubblico sovente distratto quale sia la cifra, la sostanza, lo stile, la partecipazione di un movimento politico che proietta nel suo futuro, e purtroppo anche nel nostro, il suo passato mai passato. Quella stessa Fanpage scandalosamente oscurata da un magistrato ‘comprensivo’ perché aveva avuto l’ardire di informare la pubblica opinione circa le manovre le ambigue conoscenze gli oscuri legami del Durigon fasciston allontanato dal suo capetto Salvini solo per le discrete pressioni di Draghi, perché voleva ripristinare la ‘tradizione’ fascia a Latina, covo nero per eccellenza, di una piazza intitolata a due loschi figuri come Falcone e Borsellino, osannati, da morti, da tutti, anche da quelli che hanno contribuito ad ammazzarli, per dedicarlo all’Arnaldo, il Mussolini fratello del ducetto. Questi i sodali di complemento della ducetta Giorgia, quella che il fascismo non c’è e poi lei è nata dopo, non ne sa niente e poi ella proprio non ne vede di questi fasci saluti romani croci svastiche, soffrendo con evidenza all’arrivo della mezza età di seri problemi di vista e di messa a fuoco, non nel senso loro, della realtà. Infatti ce li ha in casa, li accoglie virilmente e di tatuaggi, croci runiche, svastiche, facce di Hitler, del Benito, aquile imperiali e tutto il corredo del post fascista del XXI secolo, lei non ha proprio idea di che si tratti. Devono averle detto che è un noto gioco di società, denominato la società nera, che i comunisti non giocano. Lei ci si è buttata a capofitto con passetti imperiali. Sono parte del suo elettorato, son quelli di Casa Pound, di Forza Nuova, di ex terroristi neri che avvolgono quella galassia, squadristi che picchiano, uccidono, massacrano, insultano. Insomma il loro servizio d’ordine. Poi in parecchi li votano anche per questo, e molti forse senza voler vedere, sapere, animati da un viscerale anticomunismo, legittimo, molto a destra e privi, questo il problema serio, di valori di base dell’antifascismo, che alcuni ripudiano e di cui altri non si pongono proprio il problema.

Sempre con uno sguardo ad un passato che o con lacrima o con nostalgia si guarda come fosse il presente e divenisse futuro. Con l’aggiunta scandalosa di tutto il resto della scena politica che guarda ma non guardare, dice ma non dice, in unomertà sistemica per cui irrompono nella società italiana con tutta la virulenza di questi anni dinanzi all’assenza di fermi princìpi democratici realmente praticati. Insomma è quell’humus che la destra anche giornalistica, berlusconiana e non, ha fomentato negli anni, buttando benzina sul fuoco. A cominciare dallo stravolgimento di leggi norme e regole dello Stato, delle decine di leggi ad uso personale, della guerra violenta e cattiva contro la magistratura. Dei senatori comprati dal Berlusca come da dichiarazione del De Gregorio, osceno ‘onorevole’, per fottere Prodi che aveva legittimamente vinto le politiche del 2006. ‘Amico’, secondo i giudici, per il tramite del Dell’Utri, della mafia fino, dicunt atti processuali, al 1974. E dopo? Non pervenuto. Insomma questo il terreno di coltura, il brodo primordiale in un Paese come il nostro privo di coscienza critica e di interesse per il bene comune, di princìpi laici ed antifascisti, dove ampi settori di popolo sono stati manipolati per decenni da un potere televisivo privato senza pari in altri consessi democratici. E con esponenti della sinistra (ma chi, quale, dove?) che non avendo mai ostacolato seriamente il Cav. irridevano esperti della comunicazione che affermavano essere un potere abnorme facendo politica, quello di possedere svariate televisioni. Più amici di così a sinistra

Insomma, il fascismo non si dovrebbe ripresentare così come purtroppo il Paese ha subìto nel Ventennioma è indubbio che simboli, parole d’ordine, decisioni politiche, chiusure di spazi di libertà, costituiscono alcuni dei tratti intrinseci strutturali di un’area politico-ideologica che nel Paese sembra essere la cifra prevalente, con due destre, unico caso europeo, a contendersi il governo nazionale con una spruzzata di ciò che resta degli all’incirca liberali.

Parole? Andatevi a leggere le continue diffuse manifestazioni di fascistume che la Giorgia non vede e non sente, avendo problemi seri di vicinanza alla realtà, e provate a trovare un giornalista democratico di quelli doc, i Mentana, Molinari, lo storico Mieli, la Gruber così acida contro i pentastallati, che chieda conto alla Meloni delle pericolose e centrali ambiguità che inquinano questa destra. Mentre accade da anni tutto ciò vorrei ricordare come siano ormai comprovati da anni, decenni, i legami tra ultras teppisti e criminali nel calcio dove soprattutto la destra ha pescato il suo brodo di coltura per poi uscire dagli stadi ed occupare la società italiana. Nessuno ha voluto vedere per anni, tranne pochi, chiamandole sempre goliardate. Come le ultime del video Fanpage, no erano battute su ebrei e negri, gli heil Hitler per scherzo, la richiesta, se provata, di ricerca di finanziamenti in nero, insomma tutto a destra, compresi sodali giornalisti della batteria maggioritaria televisiva e stampata, a ridurre, sminuire, irridere, è solo goliardismo, erano battute, come se lo fossero se qualche fanatico volesse ‘bruciare’ SalviniMeloni e fascistume vario.

E dunque alla fine come sempre la si butta in burla, dinanzi a fenomeni ormai diffusi e radicati. Basta scorrere l’elenco vastissimo di adesioni al Duce, ad Hitler, le parole violente e scomposte che le destre locali usano. Tutti lì fermi, immobili, irridemibili ad una Storia che cambia, si candidano a governare l’Italia con un’accozzaglia di personaggi che occupano ruoli apicali nel Parlamento europeo ed in Italia, che tra svastiche, tatuaggi di Hitler, saluti romani, parole d’ordine costruiscono un lessico politico costituendo la cifra non solo estetica, ma proprio politica di ciò che nel nostro paese non è mai stato affrontato con la serietà che avrebbe richiesto un tale tema epocale. Così alla fine un alto esponente di FdI, Rampelli, ex An e prima Movimento sociale, dinanzi al video non fa che guardare il dito invece di preoccuparsi della Luna, perché a suo dire «non sarebbe la prima volta che una serie di montaggi un po’ tendenziosi deformano la realtà» (la Repubblica, 2 ottobre 21). Come direbbe Verdone: in che zenzo? Le parole sono chiare il montaggio un po’ tendenzioso è la parte tecnica non il contenuto. D’altronde che le cose siano molto chiare è confermato dal fatto che La Russa aveva cacciato 8 anni fa il cosiddetto barone nero, ma poi qualcuno l’ha ricandidato nel 2018. Meloni non sapeva nulla?

Come dove e chi seleziona le candidature, a destra? Peraltro, di indubbio interesse, appena 24 ore dopo la diffusione del video questo ‘barone, Roberto Jonghi Lavarini, fotografato senza manipolazioni con Salvini e con Meloni, ha opportunamente ricordato a chi volesse fare lo gnorri che a lui lo conoscevano bene tutti gli alti dirigenti. Come a dire, provate a scaricarmi e ne vedrete delle belle… E Fidanza, l’eurodeputato che tra frizzi e lazzi su Hitler, ebrei, negri che dal Rampelli viene derubricato, alla domanda di come “sia sempre stato vicino a quei mondi”, a “Bisogna capire il contesto”. Anche qui di nuovo: in che zenzo?! Cioè tra amici sono hitleriano ed in altri luoghi mi occulto? Incomprensibile,fino alla vera questione nell’intervista per cui il fattaccio non è tutto ciò che di violento e pericoloso emerge, no, è che «credo ci sia un desiderio di fermare una crescita di FdI scritta nelle stelle (!!). C’è un desiderio di centrodestra e Meloni è ritenuta (da chi?) leader affidabile». Appunto, il dito e la luna. Con il che torniamo al punto di partenza magari con il passo dell’oca, marziale, impettito ad imbracciare armi per la Patria. Messi proprio molto male. Il tema è che tutto ciò viene rubricato o a goliardia oppure a residualità, mentre le cronache di questi anni in Italia e nel mondo tra sovranismi esagitati, populismi estremistici e ricerca dei nemici, la democrazia si sta giocando il suo futuro. Saperlo non ci esime dal doverci preoccupare molto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

End Comment -->