mercoledì, Ottobre 20

I neofascisti europei ripartono da Roma Ultranazionalisti, cattolici integralisti ed ex militanti neri progettano la loro Europa. Si è celebrata la rifondazione simbolica dell’Alliance for Peace and Freedom

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Mentre il 29 maggio a Roma, in piazza Santi Apostoli, CasaPound manifestava al grido ‘l’Italia torni potenza’, nella vicina via Paisiello si riunivano ultranazionalisti da tutta Europa. A metterli insieme il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, che dagli anni Ottanta, quando lasciò l’Italia per l’Inghilterra, coltiva legami con i suoi omologhi stranieri e tesse trame internazionali.
Nella sede occupata, che un tempo fu de La Destra di Francesco Storace, esponenti di Alba Dorata, della Noua Dreapta romena, della Serbian Right, del Partito nazionaldemocratico di Germania, del Parti nationaliste français e del portoghese Força Nova hanno teorizzato un’Europa alternativa. ‘La nostra Europa’, come si legge nei manifesti neri che pubblicizzavano l’evento. Appese le bandiere nazionali e quella di Area -il movimento neofascista capeggiato da Giuliano Castellino- si è celebrata la rifondazione simbolica dell’Alliance for Peace and Freedom, l’associazione che dal 2015 riunisce le ultradestre del vecchio continente. E non è un caso che la sede scelta sia Roma. La vera «capitale della nostra civiltà», ha detto il francese Yvan Benedetti, oggi nel Parti nationaliste dopo una militanza tra Front National et L’Œuvre Française, movimento politico sciolto per le sue posizioni razziste e antisemite.

A differenza di CasaPound, gli ultranazionalisti europei non avevano giornalisti di fronte, né poliziotti pronti a intervenire, se non qualcuno in borghese appostato fuori dall’edificio. Non c’era neanche una piazza ad ospitarli, ma una sede privata. Come a Santi Apostoli, però, mascherine poche, anzi, nessuna. Abbondavano invece svastiche tatuate, aquile reali, saluti romani e motti del ventennio stampati su t-shirt scure. Fiore, in veste di padrone di casa, faceva da interprete, ricostruendo ad ogni intervento la genesi dei rapporti internazionali di Forza Nuova.
A unire falangisti spagnoli, nazionalisti cristiani romeni e neopétainisti agli eredi di Terza posizione è un nemico comune: «Combattiamo le stesse cose, l’oligarchia finanziaria che cerca di annientarci e il comunitarismo», ha detto Benedetti. Ma anche tante battaglie del passato, come quella contro l’intervento NATO in Serbia negli anni Novanta o i viaggi in Siria in favore di Assad.

Forse però lo spauracchio maggiore per questa destra ultracattolica è l’immigrazione islamica. «Si sta preparando una guerra in Europa tra cristiani e musulmani e si gioca anche sulla differente natalità», ci ha detto Niall McConnell del partito irlandese Síol na hÉireann. Un cristianesimo ben lontano dalle posizioni di Papa Francesco, accusato di essere troppo moderato anche rispetto ai temi LGBTQ+.

Per i sodali di Fiore, lo scontro non è più tra rossi e neri, ma tra mondialisti e nazionalisti. Non guardano con favore alle destre che partecipano alla competizione elettorale. Nessuna simpatia quindi per il Rassemblement National di Marine Le Pen, per gli spagnoli di Vox e per i nostrani Salvini e Meloni. «Non mantengono le promesse, anche se il loro successo è la prova che gli europei vogliono tornare alle radici e sono stanchi del mondialismo», ci ha spiegato la francese Laura Lussaud, ex militante del Front National e oggi portavoce dei falangisti spagnoli di Manuel Andrino.

«Oggi rimettiamo le basi del nostro movimento rivoluzionario europeo», ha detto Fiore nelle sue conclusioni. Ora che l’alleanza è rinata, si sono dati appuntamento dopo l’estate, a Belgrado, per un nuovo atto della lotta all’Europa anti-fascista.

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