lunedì, ottobre 15

I migranti, Salvini e il suo nuovo decreto: la politica della ‘polvere sotto il tappeto’ Il decreto immigrazione voluto dal Ministro dell'Interno Matteo Salvini e le politiche europee in materia viste da un osservatore italiano da anni in Africa, Cristiano D’Orsi, docente di diritto internazionale a Johannesburg

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Migranti. Secondo fonti di ‘Adnkronos’,  domani si dovrebbe tenere una riunione di Governo con tutti i Ministri interessati nel corso della quale sarà esaminato e discusso, prima dell’approdo in Consiglio dei Ministri,  il decreto immigrazione voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini. ‘Disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi di soggiorno temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza’ sarebbe composto da 15 articoli ed è perfettamente in linea con l’azione politica condotta dal Ministro in questi mesi di Governo.
I punti salienti sono: abrogazione del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari; ampliamento del catalogo  dei reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale; revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale; più risorse finanziarie al Fondo per i rimpatri, per un totale di 3,5 milioni di euro spalmati in tre anni;

Come si legge nella relazione illustrativa in possesso di ‘Adnkronos’, abroga di fatto «l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari» introducendo «una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare». Lo schema del decreto, infatti, «elimina la possibilità per le Commissioni territoriali e per il Questore di valutare, rispettivamente, la sussistenza deigravi motivi di carattere umanitarioe deiseri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano’».

La relazione che accompagna il decreto fortemente voluto dalla Lega di Salvini,  parla di una «sproporzione tra il numero di riconoscimenti delle forme di protezione internazionale espressamente disciplinate a livello europeo (nell’ultimo quinquennio, status di rifugiato: 7%; protezione sussidiaria: 15%) e il numero dei rilasci del permesso di soggiorno per motivi umanitari (25%, aumentato fino al 28% per l’anno in corso)»
La tutela umanitaria «pur essendo stata introdotta nell’ordinamento interno quale forma di protezione complementare e residuale – da utilizzare in ipotesi di eccezionale e temporanea gravità – rappresenta, di fatto, il beneficio maggiormente riconosciuto nel sistema nazionale», viene spiegato per giustificare quello che pare evidente come un giro di vite.
Tuttavia, «l‘abrogazione dell’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari»  determina «l’esigenza di individuare e dotare di apposita copertura normativa ipotesi eccezionali di tutela dello straniero». Esigenze che, recita la relazione, «sono individuate nelle condizioni di salute di eccezionale gravità e nelle situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine che impediscono temporaneamente il rientro dello straniero in condizioni di sicurezza. A tali casi si aggiunge una ipotesi con finalità premiale per il cittadino straniero che abbia compiuto atti di particolare valore civile».

Il decreto reca, inoltre, «misure necessarie ed urgenti per assicurare l’effettività dei provvedimenti di rimpatrio di coloro che non hanno titolo a soggiornare nel territorio nazionale, con nuove disposizioni in materia di trattenimento». 500mila euro per l’anno 2018 e 1,5 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020», è scritto nella bozza del provvedimento in possesso e diffusa da ‘Adnkronos’, «saranno destinati al Fondo rimpatri istituito presso il Viminale».

In materia di protezione internazionale, «si interviene poi per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità che destano allarme sociale»,  come «le fattispecie base dei reati di violenza sessuale e dei reati di produzione, traffico e detenzione ad uso non personale di stupefacenti, nonché di rapina ed estorsione». Fanno parte di questo elenco anche reati come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e gravissime, reato di mutilazione degli organi genitali femminili nonché i reati di furto e furto in abitazione aggravati dal porto di armi o narcotici.

«Per assicurare una efficace e più rapida gestione delle procedure per il riconoscimento della protezione internazionale, si introducono alcune disposizioni intese a contrastare il ricorso strumentale alla domanda di protezione, intervenendo, nel rispetto delle norme europee, sulle domande reiterate al solo scopo di impedire l’esecuzione imminente di un provvedimento di allontanamento o comunque reiterate più volte, pur dopo una decisione definitiva di inammissibilità o di rigetto nel merito» 

Sempre al fine di ottimizzare e velocizzare le procedure, si prevede «la possibilità di istituire, presso alcune prefetture, articolazioni territoriali dell”Unità Dublino’ già operante presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, deputata ad individuare lo Stato UE competente all’esame della domanda ai sensi del regolamento UE n.
604/2013».
Allo scopo di «razionalizzare le risorse impiegate per l’integrazione», si riservano «esclusivamente ai titolari di protezione internazionale nonché ai minori stranieri non accompagnati i progetti di integrazione ed inclusione sociale attivati nell’ambito del Sistema di protezione».

Il provvedimento studiato da Salvini introduce anche norme più severe in tema di concessione della cittadinanza alla luce «dell’accresciuta minaccia terroristica internazionale e dei preoccupanti fenomeni di contraffazione dei documenti dei Paesi d’origine prodotti dai richiedenti». 

Tra le misure adottate, il decreto «incide sul riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, che attualmente opera senza limiti di generazione, e che negli ultimi anni ha determinato un incremento esponenziale di domande», limitando «la trasmissione della cittadinanza ai discendenti in linea retta di secondo grado che possono documentare lo status civitatis italiano del loro ascendente».
Allo stesso tempo «si provvede a colmare le lacune normative residue in applicazione del principio costituzionale di parità tra uomo e donna, cancellando il trattamento discriminatorio che aveva colpito le donne che avevano perduto la cittadinanza avendo contratto matrimonio con un cittadino straniero, in virtù di disposizioni della legge n. 555/1912 censurate dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 87/1975 e n. 30/1983)». 

Sempre in materia di cittadinanza, viene introdotto «l’istituto della revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione». L’intervento normativo «che mira a consentirne l’allontanamento dal territorio nazionale, altrimenti precluso dall’acquisizione dello status di cittadino italiano, si rende necessario ed urgente nell’ambito delle politiche di prevenzione della minaccia terroristica anche connessa al fenomeno dei cosiddetti foreign fighters», sottolinea la relazione.

Il decreto introduce alcune novità anche sul fronte giustizia. In particolare «si allinea la disciplina prevista per il processo civile a quella già in vigore per il processo penale escludendo che il difensore della parte ammessa al gratuito patrocinio abbia diritto all’anticipazione di spese ed onorari a carico dell’erario quando l’impugnazione è dichiarata improcedibile o inammissibile». Una misura che mette in atto i propositi più volte dichiarati da Salvini, secondo il quale «bisogna fermare il business degli avvocati d’ufficio che fanno i milioni sulla pelle degli immigrati».

Con Cristiano D’Orsi, ricercatore e docente di diritto internazionale presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università di Johannesburg, da molti anni lontano dall’Italia, ottimo conoscitore dell’Africa e attento osservatore delle dinamiche europee, in particolare in materia di migrazioni, proviamo a fare una riflessione su come dall’Africa si guardano le politiche europee in fatto di migranti.

 

Vista dall’Africa, dal suo osservatorio di Johannesburg, quali sono le preoccupazioni e le considerazioni relativamente la politica migratoria dell’Europa?

Guardi, a me non interessa metterla sul pietismo, sulla solidarietà tra esseri umani e concetti simili. E’ chiaro che l’Europa sta rispondendo a istanze provenienti dal basso e, quindi, sta cercando di chiudere le frontiere più che può. Tra l’altro, in Africa, ci si sta dibattendo tra un sentimento simile (chiusura delle frontiere) e la stipula di documenti che permettano la libera circolazione di cittadini africani (trattati sull’argomento già esistono a livello sub-regionale, per esempio). Vorrei fare riflettere su alcuni dati, però: l’Africa riceve annualmente miliardi di dollari in aiuti tanto dai Paesi cosidetti ‘sviluppati’, che da istituzioni internazionali, e questo da decenni. Nonostante ciò, il livello dello sviluppo raggiunto dai vari Paesi africani in questi ultimi decenni è ancora molto basso. D’altro canto, però, è notorio che il mondo cosidetto ‘sviluppato’ sia completamente dipendente dall’Africa per quanto riguarda le materie prime. Secondo un rapporto di qualche anno fa della Conferenza dell’ONU su commercio e sviluppo, in Africa si trovano il 12% delle riserve mondiali di petrolio, il 40% delle riserve mondiali d’oro e tra l’80% ed il 90% delle riserve mondiali di cromo e platino essendo anche il continente con il 60% di territorio mondiale arabile sotto utilizzato. Ghana e Costa d’Avorio producono il 55% del cacao mondiale, ma sugli scaffali dei negozi di Accra o Abidjan si trova solo cioccolato straniero. Chiaramente c’è un forte gap tra il potenziale economico del continente e la sua produzione reale. La domanda, quindi, è: ‘Perchè le economie in Africa sono rimaste cosi arretrate?’ e ‘dove finiscono i miliardi di dollari investiti ogni anno ? se, oggi come dieci/venti/trenta anni fa, ci sono ancora intere popolazioni che non hanno accesso ad acqua potabile e muoiono di malattie che in Europa sono state debellate da decenni. Mi si dirà…Ma sono Paesi sempre in guerra… Posso essere anche d’accordo… Ma quali sono, per esempio, i maggiori produttori ed esportatori di armi al mondo ? C’è qualche Paese africano tra essi? La risposta è no. E poi, dove hanno sede le maggiori compagnie estrattive che operano in Africa? Forse sono esse africane e/o conducenti business con imprese africane? La risposta è, purtroppo, no. Guardi, per esempio, ‘Mining Africa’. Del resto, esiste una vasta letteratura sul ‘neo-colonialismo economico’ in Africa. Ora, non voglio prendere una posizione definitiva ma è chiaro che ci si debba interrogare sul perchè di tutte queste sperequazioni… A meno di pensare che il Governo africano poco democratico di turno regolarmente intaschi, per se e per i propri amici, tutti questi miliardi di dollari che ogni anno raggiungono l’Africa da decenni.

E guardando all’Italia?

Il sentimento dominante in Italia è quello che c’è in molta parte d’Europa. Ho sempre pensato che l’Italia da decenni dovesse affrontare problemi gravi come la lotta alla disoccupazione, all’evasione fiscale, alla corruzione, alla criminalità organizzata ed altri. Ora sembra però che il solo ed unico problema siano gli immigrati. Si continua a condurre la politica della ‘polvere sotto il tappeto’ nel senso che l’importante è che i migranti non arrivino in Italia, facendo finta di non sapere quale sia la situazione economica e politica del continente. Comprendo che l’ignoranza che c’è in Italia riguardo a tutto cio che è Africa sia molto grande al livello della ‘gente comune’. Ma sono altresì convinto che vi siano degli esperti sull’Africa nel nostro Paese che bene conoscono la situazione poltica ed economica nella quale si trova il continente. E sanno bene che tale situazione non è certamente al 100% (ma nemmeno al 70 o 60% direi) colpa dei Paesi africani. In linea di principio, se posso permettermi, trovo molta ipocrisia nell’affrontare il tema delle migrazioni sud-nord, compreso quello sulle cifre… Come se orde di africani venissero in Europa… Cosa non vera… Basterebbe guardare ai dati ufficiali pubblicati dalle organizzazioni internazionali in merito. La migrazione africana è, soprattutto -e di gran lunga- ‘intra-africana’. E’ chiaro che il tema migratorio sia sensibile ma non è certo cosi che andrebbe affrontato. Al riguardo, mi permetto una provocazione : quanti italiani sarebbero disposti ad essere meno ‘ricchi’ (a possedere cioè meno computers, telefoni cellulari, televisori al plasma, automobili etc. etc.) per permettere uno sviluppo maggiore dell’Africa, riducendo o impendendo, cosi la migrazione verso nord?

Provando a fare un esercizio di sguardo a lungo termine, se dicessimo che la vecchia Europa con questa politica nei confronti dei migranti si sta andando a schiantare, condannandosi ad un pessimo futuro, saremmo fuori strada?

Questo non lo so. So solo che o mandano le truppe armate a controllare i confini africani verso nord o, altrimenti, fino a quando le sperequazioni economiche saranno cosi ampie, i flussi migratori sud-nord saranno ineluttabili… A meno di pagare aguzzini in Africa che torturino ed uccidano chi tenta di migrare in Europa e ciò nella completa indifferenza europea (come ho detto prima: la politica della ‘polvere sotto il tappeto’…Fatene quello che vi pare…L’importante è che non arrivino qua.  

Lei vede dei segnali che facciano sperare in un cambiamento di rotta?

No e non penso di vederli concretamente nel breve periodo se, come detto, non si assisterà ad un reale sviluppo economico del continente africano. Sviluppo che, però, forse, dovrebbe farsi a detrimento degli interessi di qualche non-africano. E, quindi, non so se vi sia un reale interesse acchè il continente africano si sviluppi al di sopra di una determinata soglia.

L’opinione pubblica africana e i leader politici come stanno guardando le politiche europee?

Sono, chiaramente, combattuti. C’e’ chi pensa che sia troppo facile cercare di andarsene dall’Africa e, quindi, sia giusto che chi ci provi venga rimandato indietro per cercare di contruibire fattivamente (e ‘da casa’) allo sviluppo del continente e c’e’ chi, invece alza la propria voce contro i Paesi europei evocando quella che io chiamerei la teoria della ‘porta chiusa a chiave’. Immagini che io venga a casa sua e le prenda tutto o quasi quello che ha. E’ chiaro che lei poi cercherà, come minimo, di poter ripredersi qualcosa del maltolto…Ecco, cosa accadrebbe se io, dopo averla spogliata dei suoi averi, la chiudessi a chiave in casa in modo da impedirle anche di riprendersi un pò del maltolto ? Ecco, cosi è come una parte dell’opinione pubblica guarda alle politiche migratorie dell’UE verso l’Africa.  

L’Unione Africana sta lavorando al grande progetto di integrazione del continente. Questo cosa significherà in materia di circolazione delle persone e quali riflessi avrà sui flussi che oggi si dirigono verso l’Europa?

Mi permetta di essere, per ora, scettico…E’ vero che passi da gigante sono stati compiuti sulla carta…Ma le fa pensare qualcosa il fatto che, da gennaio 2018, ovvero dall’adozione del protocollo sul libero movimento di persone nel continente, ad oggi solo il Rwanda abbia ratificato questo documento ? Certamente è piu facile l’integrazione economica e di libero movimento di persone a livello sub-regionale anche se, pure in questo caso, ci si trova di fronte spesso a impasses di anni. E, quindi, mi chiedo: se ancora non ci si è messi sempre d’accordo a livello di organizzazioni sub-regionali, come ci si può mettere d’accordo, per ora, a livello continentale?

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