sabato, Maggio 15

I miei miti Ford, Eastwood e Visconti

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Locarno – Perché il Pardo d’onore al regista Michael Cimino? Risponde il direttore del Festival Carlo Chatrian: «La filmografia del regista è tanto geniale quanto intransigente. I film di Cimino, tanto quelli che gli hanno portato successo e premi, quanto quelli che sono stati maltrattati dalla produzione, si fanno apprezzare per uno stile unico. La sua grande cultura lo porta a inserire in un impianto visivo di forte fascino continui riferimenti alla grande letteratura americana ed europea, facendone un autore che fa da ponte tra i due continenti».

In effetti, basta ricordare un film ‘duro’ come ‘Il Cacciatore‘, interpretato da un superbo Robert De Niro, e si deve riconoscere che il Pardo ci sta tutto. Ma di Cimino va ricordato anche ‘I cancelli del cielo‘, un cult maledetto, perché quello che non è esagerato definire un capolavoro, inspiegabilmente è stato mortificato dal botteghino, e ha portato alla letterale rovina di un colosso come la United Artist; poi, volendo fare un trittico, non si può non ricordare la straordinaria e violentissima sparatoria che costituisce l’inizio di un altro straordinario film, ‘L’Anno del Dragone‘.

Ecco dunque dato a Cimino quel che indiscutibilmente è di Cimino: la capacità di realizzare film ognuno dei quali – è ancora Chatrian che parla – «rappresenta un’avventura unica… personaggi che portano a domande le cui risposte non sono semplici e immediate».

Eccolo qui, dunque, in carne ed ossa, questo regista che sembra caracollare i suoi 76 anni con la leggerezza di un quarantenne; che ha firmato sceneggiature controverse come ‘Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan‘, e ha poi firmato da regista appena otto film, che però sono entrati nella storia del cinema. Parla lento, soppesa le parole, come un cow boy nei film dell’amato John Ford.

 

Come mai una produzione qualitativamente eccellente, numericamente scarna?

Per girare, la cosa almeno vale per me, occorre non guardare la lancetta dell’orologio. Bisogna prendersi tutto il tempo che è necessario.

 

Ci racconti di quando ha voluto girare alcune riprese nella mitica Monument Valley.

Sapete, non è un posto così grande, e dovunque posavo la macchina da presa, poi scoprivo che prima di me l’aveva posata John Ford. Proprio così, lui era arrivato sempre prima. Ecco, uno dei problemi che cerco di risolvere è quello di posare per primo il mio sguardo.

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