mercoledì, Luglio 28

I microsatelliti per la comunicazione internet

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La notizia non è di ieri ma è opportuno parlarne ancora perché quello che sta accadendo nell’uso dello spazio extraterrestre potrebbe veramente cambiare la vita dei cittadini del mondo, anche di quelli più disagiati e costretti al digital divide dall’arretratezza geografica e da una mal politica dei loro governanti: si sta investendo oltre un miliardo di dollari per portare internet negli angoli più sperduti del nostro pianeta grazie a un piano elaborato da Google, il dominio di Larry Page deciso a rendersi padrone di un mercato assai giovane e così prepotentemente entrato in casa di tutti. Per fare questo Google ha assunto esperti del settore, affidando l’intero progetto di espansione a Greg Wyler, fondatore di O3b Network, la startup che lavora alla copertura globale di internet. Ma poi le cose sono andate anche oltre.

Perché ora è certo che la compagnia OneWeb ha chiesto lo sviluppo e la costruzione di 900 satelliti per la fornitura di internet a banda larga dall’orbita bassa e intenzionata con il nuovo network e con i suoi apparecchi a raggiungere miliardi di persone. Si tratta di un passo di estremo interesse non solo nel mondo della comunicazione on-line ma anche nella sfera delle manifatture spaziali e della gestione del segnale da e verso lo spazio; al momento è previsto che circa 700 di questi satelliti peseranno meno di 150 kg e saranno lanciati a partire dal 2018. Il resto della flotta resterà a terra e ogni elemento servirà come rimpiazzo ovvero i satelliti saranno pronti ad essere lanciati in caso di avarie della costellazione o per la necessità di potenziamento delle prestazioni richieste. Il progetto è ambizioso e costoso, per questo si stanno utilizzando anche finanziamenti esterni provenienti dalla Virgin Group di Richard Branson e di altri investitori. Il primo progetto era contava addirittura 1.600 satelliti in orbita, così come fu elaborato nel 2014, quando WorldVu aveva acquisito lo spettro satellitare di proprietà di SkyBridge. Sembrava quasi un gioco, che una società con soli 30 dipendenti potesse elaborare un piano così imponente e infatti intervennero nuove forze, di società più affermate e più solidificate nel mercato da attingere. Non è stato rivelato il modo in cui è avvenuto il passaggio ma si sa che Google ha stretto i tempi per ottenere rapidamente una ventina di satelliti in grado di operare su altrettante orbite e fornire copertura uniforme sulla superficie della Terra

Nel novembre 2014, il ‘Wall Street Journal’ riportava che Greg Wyler ed Elon Musk, fondatore di SpaceX stavano prendendo in considerazione le opzioni per la costruzione di un impianto per la produzione di satelliti a basso costo sia in Florida che in Colorado. La messa in orbita sarebbe toccata evidentemente a SpaceX che al momento sta portando con grande successo un programma rivoluzionario di recupero dei propri vettori dopo il lancio. Il nuovo piano industriale ridimensionò la cifra dei probabili satelliti, che fu portata a 900 unità. Alla proposta ha risposto con motivazioni più interessanti non quella Silicon Valley di cui tutti erano certi delle capacità, ma l’industria europea che costruirà i primi 10 esemplari a Tolosa prima di trasferire la produzione di massa negli USA. Al momento sappiamo che alcuni dei satelliti verranno spediti in orbita tramite Virgin Galactic, la divisione spaziale del magnate Richard Branson che sta lavorando su un sistema di lancio low-cost. Secondo il già citato ‘Wall Street Journal’, questa operazione non avrebbe nulla a che fare con il “Project Loon”, altro piano di Google basato su un sistema di palloni aerostatici per portare internet nella periferia del mondo. Il fine è uguale, ma i due progetti si muovono in completa autonomia.

E’ chiaro che gli affari in ballo sono grossi e che devono far ridimensionare la mentalità che si ha della rete. Un portavoce di Google ha affermato: «La connettività a internet migliora significativamente le vite delle persone e due terzi della popolazione non vi ha ancora accesso». E se questo sicuramente danneggia la comunicazione tra i popoli, limita drasticamente le reti commerciali che oggi si basano proprio sulle connessioni per i propri rapporti. A breve le piccole scatole, grandi quasi quanto una lavatrice, saranno messe in orbita a 1.200 km. di quota e miglioreranno indubbiamente le comunicazioni. I problemi da risolvere saranno molti, compresa la capacità di lavorazione in serie di un prodotto che da sempre è stato considerato il più manuale degli apparecchi nell’alta tecnologia.

 

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