domenica, Ottobre 24

I Metallica nella terra degli Ayatollah field_506ffb1d3dbe2

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L’Heavy Metal, con i suoi ritmi sfrenati, i suoi riferimenti al satanismo e le voci gracchianti dei suoi cantanti, è stato a lungo considerato come una genere borderline, nemico della cultura pop. La società ha sempre avuto difficoltà a comprenderlo e a capire i suoi fan contraddisti da capelli troppo lunghi, anelli, magliette e simboli inneggianti il signore del Male e un comportamento dai più definito come anti-sociale.
I Persian Magnetic sono un fan club dei Metallica come molti altri al mondo. Come tutti i fan club, la loro esistenza gira attorno alla sponsorizzazione e alla venerazione per la loro band di riferimento. Il sito internet del gruppo e la loro pagina Facebook riportano tutte le news riguardanti la band di Los Angeles. Date dei prossimi concerti, foto e video di Lars Ulrich e soci. Niente di strano, a parte il fatto che i Persian Magnetic siano di Teheran, Iran.
Nazione puntata dai media di internazionali per le frequenti violazioni dei diritti umani e per il suo conservatorismo, in queste ore al centro dell’attenzione di tutto il mondo per uno scontro con l’Arabia Saudita che potrebbe segnare questo nuovo anno appena iniziato. La sodomia e l’eresia sono punite con l’impiccagione. Molte minoranze politiche e religiose sono perseguitate e la legge Coranica e le autorità religiose giocano un ruolo preponderante nella vita di tutti i giorni della popolazione iraniana. Tuttavia, l’Iran è anche una terra di contraddizioni, dove gli ayatollah divulgano i loro sermoni, mentre i figli della borghesia di Teheran si sottopongono a interventi di chirurgia estetica e postano le foto delle loro Ferrari su Instagram. Non c’è troppo da stupirsi, quindi, che alcuni ragazzi iraniani abbiano avuto l’idea di esporre la loro passione per l’Heavy Metal con questa naturalezza.

Ho inizato ad ascoltare la band quando avevo 18 anni. Di certo, postare video e canzoni di un gruppo che rappresenta la quintessenza dell’americanismo e di tutto ciò contrario ai precetti della Repubblica Islamica ha attirato su di noi molta attenzione. Tuttavia, non abbiamo mai avuto grossi problemi da quando il sito dei Persian Magnetic è stato aperto nel 2014”, dice Babak, un contabile di 29 anni che nel tempo libero si occupa del sito dei Persian Magnetic, “Oggi, c’è ancora molta repressione, ma con  Ahmadinejad era molto peggio”.
Mahmud Ahamadinejad, in carica dal 2005 al 2013, ha contraddistinto tutta la sua presidenza da un fervente politica e retorica anti-occidentale. Il 19 dicembre 2005, il suo Governo promulgò una legge che proibla musica occidentale da ogni radio e televisione statale iraniana. «La musica occidentale, in quanto indecente e contraria ai precetti della Repubblica Islamica, deve essere proibita», dichiarò il Consiglio Rivoluzionario Supremo della Cultura. Con questa mossa, il Paese tornò indietro di quasi trent’anni, quando dopo la rivoluzione avvenuta nel 1979 il Governo dichiarò la musica occidentale, compresa quella classica, fuori legge.
Tuttavia, questo genere di politica non ha mai funzionato. Lo stesso Governo post-rivoluzione di Khomeini fece marcia indietro dopo che il fervore rivoluzionario si affievolì e l’attenzione si era spostata sul conflitto con l’Iraq. Infatti, negli anni 80 alcuni brani di musica classica furono riammessi nelle radio e nelle televisioni statali, e alla fine del decennio, si organizzarono alcuni concerti pubblici. Negli anni 90, durante la presidenza del riformista Mohammad Khatami, che era stato ampiamente votato dalle donne e dai giovani per le sue visioni più libertarie, la repressione si allentò ulteriormente.

Nonostante i divieti del Governo di Ahamadinejad, la musica occidentale continuò ad essere reperibile sul mercato nero. Oltretutto, il decreto era applicato alle televisioni e radio statali, mentre le emittenti internazionali non vennero incluse, permettendo agli iraniani in possesso di un’antenna satellitare di poter tranquillamente continuare a vedere i programmi non censurati. La Polizia e le autorità reagiscono con il sequestro delle antenne paraboliche, ma questo procedimento è estremamente lento, macchinoso e soprattutto difficile, in un Paese dove si stima che il 70% della popolazione possegga queste apparecchiature.
L’Iran è un Paese giovane e i giovani sono più aperti e ricettivi verso le nuove culture anche se, certe volte preferisco non raccontare alla ragazza con cui sto uscendo che amo ascoltare i Metallica. Malgrado ciò, gli iraniani non sono chiusi come i sauditi. Ascoltare musica e vestirsi all’occidentale non è un tabù per noi. Ahamadinejad non avrebbe certo potuto fermarci”, racconta Babak.
Tuttavia, non possiamo vivere la nostra passione in maniera aperta.In questo Paese, incontrarsi al di fuori del web potrebbe causare l’arresto e noi preferiamo evitarlo”.

Molti musicisti sono stati costretti a lasciare il Paese e alcuni sono stati arrestati.
Nel gennaio 2013, cinque musicisti furono arrestati dai Basij, la cosiddetta Polizia della Moralità, per aver collaborato con produttori di Los Angeles e canali satellitari. Tra gli arrestati c’era Amir Tataloo, famoso rapper di Teheran, che fu rilasciato poco dopo. Però, nell’ultimo periodo, qualche segnale di apertura c’è stato. Nel novembre 2014, le autorità approvarono un concerto pubblico del pianista greco, naturalizzato americano, Yanni.

Ho iniziato ad ascolatre ascoltare i Metallica grazie ai cd comprati al mercato nero. Durante la presidenza di Ahamadinejad, ma anche adesso, non erano rari i concerti illegali, nonostante la Polizia e le autorità compissero raid per arrestare sia la band, sia i loro fans. Per questo motivo, i concerti sono segreti. Solo le persone fidate sono invitate“, rivela un altro membro del club che ha preferito rimanere anonimo.
Di certo, il Governo iraniano non vede di buon occhio un possibile concerto dei Metallica in Iran. Solo raramente i concerti pubblici sono autorizzati. Le band devono chiedere il permesso al Ministero della Cultura ed è molto difficile, se non impossibile, che i testi in lingua inglese vengano approvati. Perciò, la maggior parte dei concerti riguarda musicale strumentale o con testi in persiano riguardanti la religione.

Quello che vogliano è far comprendere i Metallica agli iraniani. Molti li vedono come satanisti, nemici dell’Iran. In realtà, non è così. Per questo, traduciamo i loro testi in farsi: per renderli più comprensibili a tutti”, dice Ulrich, “Il nostro obiettivo finale rimane quello di portare la band in Iran. Sarebbe un sogno vederli suonare allo stadio Azani di Teheran. Abbiamo assistito a diversi concerti della band in giro per il mondo, ma con la svalutazione della moneta nazionale, è sempre più difficile per noi far fronte ai costi di una trasferta internazionale”.
Tuttavia, c’è molto ottimismo per il futuro. La rimozione delle sanzioni verso l’Iran rappresenta un punto di svolta anche per i fan della musica occidentale, che potrebbero giovare sia dalla rinascita dell’economia iraniana e dalla rivalutazione della moneta nazionale, sia dalla naturale apertura del Governo verso il mondo esterno, e di conseguenza, verso la sua musica.

 

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