martedì, Aprile 20

" I mercanti di Venezia" Quando il mondo dell'Arte è influenzato da fattori apparentemente estranei ad essa

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Teatro roma

Tutte le forme di espressione artistica, sono fortemente ipotecate dal luogo, dai momenti storici, e dalle condizioni generali, non ultime certamente quelle inerenti al potere politico, con le quali si trovano a confrontarsi volta per volta.

A fronte di questo costante, fitto reticolato di presupposti da superare in qualche maniera, gli operatori dell’Arte e della Cultura, in tal guisa avviluppati, talvolta perdono smalti progettuali e creativi. Tanto, se non molto, anzi moltissimo di ciò che viene proposto all’attenzione del pubblico nasce in grigie stanze, nelle quali solitamente personaggi ancora più grigi, danno “la linea” o la “parola d’ordine” da seguire del momento. Niente di dittatoriale per carità, almeno formalmente, ma un’incisiva capacità di determinare percorsi nelle scelte, risulta innegabilmente presente in quanto poi concretamente va a prendere corpo in un film, un libro o uno spettacolo teatrale ad esempio. In un panorama, credibilmente siffatto, con questa forte capacità di oramai stucchevole orientamento, di estetiche e di contenuti vigente,come naturale che sia qualcosa sfugge alle “parole d’ordine” più in voga e, si vanno a lambire le coste degli interrogativi ultimi sulla e della nostra esistenza. In fondo, e per fortuna, le necessità espressive e creative degli uomini e delle donne operanti nei settori dell’ Arte e della Cultura, sono sempre riusciti con guizzi di genialità, a farla franca, rispetto ai vari poteri e agli stratificati conformismi dei tempi durante i quali hanno dovuto  misurarsi.  

 Ho trovato particolarmente singolare che l’inizio della stagione teatrale a Roma, sia stata contrassegnata da due allestimenti che hanno debuttato in contemporanea sul palcoscenico una del Teatro Argentina, l’altro del Teatro Quirino, con l’opera del Bardo “Il mercante di Venezia”. La messa in scena del Teatro Stabile  vedeva come protagonista, nel ruolo di Schyloc, Silvio Orlando, quella del Quirino l’intramontabile Giorgio Albertazzi. La prima cosa, che balza agli occhi, e non solamente a quelli degli operatori del settore,  consiste nella evidente non opportunità di fare debuttare in contemporanea nella stessa città i due spettacoli. Lettura dei fatti, pienamente condivisibile, e che a un primo sguardo potrebbe sembrare un errore degli organizzatori dei rispettivi organismi teatrali da segnare con la matita rossa, come facevano le maestre di una volta. Ma questo errore di “grammatica teatrale” se possiamo così definirlo, va inserito nei meccanismi ben più complessi dell’ organizzazione della circuitazione del sistema teatrale nazionale. Sistema afferente a logiche “tortuose” e complesse, il cui tentativo di analisi non è nei proponimenti di questo articolo. Ho avuto l’occasione di vedere  il “Mercante” proposto dal Teatro Argentina, spettacolo che ho trovato più che apprezzabile, ma non  voglio sviluppare opinioni di natura critica sullo spettacolo tantomeno lavorare di dati comparativi con lo Schyloc del Maestro Albertazzi. Il quale con la sua sola presenza, garantisce una proposta piena di spessori e sollecitazioni intellettuali. A questo punto, una  breva sintesi della vicenda del”Mercante”, penso sia opportuno farla. Il lavoro si svolge, come molti testi di Shakespeare, sul doppio registro della commedia e della tragedia. Bassanio giovane squattrinato, vuole sposare la bella e ricca Porzia, per fare ciò ha bisogno di tremila ducati, che con le garanzie offerte dall’amico Antonio, mercante, riesce a ottenere dall’ebreo Shylok, per il breve periodo di tre mesi la somma. La clausola posta da Shylok a fronte dell’erogazione della somma consiste  nell’eventuale asportazione, in caso di inadempimento di mezza libbra di carne del debitore ossia Antonio. Libbra di carne da prelevare vicino al cuore del debitore, mettendone di fatto così a repentaglio la vita stessa. L’eventualità, per un insieme di circostanze sfavorevoli al Mercante, viene verificarsi. Antonio non è in grado di pagare tempestivamente il debito contratto per l’amico Bassanio. Shylok a questo punto senza alcuno scrupolo o tentennamento chiede, nonostante l’evidente pericolo di vita cui espone Antonio, l’adempimento dell’obbligazione contratta. Nel giudizio discendente dalla richiesta di Shylok, travestita da fine giurista sopraggiunge Porzia, per ingraziarsi la quale, si era innescato tutto il diabolico meccanismo. Al netto di tutte le interpretazioni sulla figura di Shylok e delle crudeli e spietate motivazioni, che supportano il comportamento dell’ebreo, abbiamo ritrovato vivo e attuale interesse,  nelle argomentazioni addotte da Porzia sotto mentite spoglie di esperta i diritto, durante il dibattimento. Penso che il fascino e l’attualità permanente di questo testo, risieda proprio, nella dialettica sviluppata da Porzia. Il fulcro del suo argomentare, consiste in acuti sottili sfumature di ragionamento, tutte miranti a evidenziare la prevalenza della tutela della vita umana rispetto al rimborso di un debito. Perché è nata la necessità di due rappresentazioni in contemporanea di dueMercanti”? Perché organismi di palcoscenico, hanno sostenuto  prodotto e promosso scelte siffatte.

C’è uno Shylok, incombente. Dove? Forse anche dentro ognuno di noi. O forse lo Shylok dei nostri giorni ha la spietatezza, delle ombre imprendibili e senza volto che ci colpiscono duramente, coperti da alibi istituzionali? Durante il dibattimento, incurante di qualsiasi spirito di clemenza Shylok ripetutamente afferma che non vuole altro che l’applicazione della «Legge e del contratto». Elementi ai quali voleva far rimanere “impiccato” il suo debitore.  L’argomento è di struggente attualità. Interi popoli vengono chiamati a onorare impegni presi sulle loro teste, e a pagare i debiti da essi derivanti. La grandezza della sensibilità del Teatro sta proprio nel captare magari non con piena consapevolezza le grandi angosce e problematiche dell’uomo. E gli allestimenti  oggi di ben due “Mercanti” sta lì a dimostrarlo. E’ proprio il caso di dire unoShyloks’aggira per l’Europa. Anzi più d’uno, con spread e lugubre compagnia cantando a seguito.

Dobbiamo farcene una ragione? Come in tutti gi affanni della vita sicuramente si. Ma si stenta tanto, ma veramente tanto a trovarla.

 

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