martedì, Agosto 3

I ‘mangiatori di patate’ di Van Gogh

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‘Mangiatori di patate’ è uno dei quadri più celebri di Vincent Van Gogh ed è stato compiuto nel 1885, più precisamente dal 13 aprile ai primi di maggio. Realizzato con olio su tela, le sue dimensioni sono 82×114 cm  ed è conservato presso il Museo Van Gogh ad Amsterdam. L’opera rappresenta il primo capolavoro di Van Gogh e il punto di arrivo della sua prima fase pittorica chiamata “Periodo olandese”, precedente al trasferimento a Parigi e alla scoperta della pittura impressionista.

 

Prima  di affrontare l’arte e la poetica di Van Gogh facciamo un salto indietro nel tempo, per scoprire come i contadini o, più genericamente, la fascia più umile della società sono stati rappresentati nella’arte figurativa.

Purtroppo l’arte ha sempre dovuto soddisfare il gusto dei danarosi acquirenti, perciò i contadini sono stati spesso rappresentati come l’anello intermediario tra l’animale e l’uomo, oppure come individui astuti ma incapaci di vita intellettuale.
Nel Medioevo l’attività rurale era frequentemente rappresentata nei calendari che decoravano le facciate delle cattedrali gotiche, nelle scene della Natività o nei paesaggi di campagna, ma la loro immagine era sempre subordinata ad soggetto principale dell’opera di tutt’altro genere.
Nel XVI secolo rende giustizia ai contadini Pieter Bruegel, che li raffigura senza idealizzarli e evitando di renderli troppo grotteschi. E’ certo che Van Gogh conosceva alcune sue incisioni, da cui avrebbe potuto trarre ispirazione.
Nel XIX secolo vennero speso raffigurati pastori e contadini in scene bucoliche o semplicemente troppo idilliache per essere considerate realistiche.

Fu la Francia nel 1830 a trasformare l’opinione del pubblico sui lavoratori, grazie soprattutto ai romanzi di George Sand. Con la rivoluzione del 1848, il lavoratore diventerà poi il protagonista dell’arte realista e sarà un soggetto particolarmente apprezzato per la possibilità di rappresentare contemporaneamente la grandezza eterna del mito e la concretezza del reale.
Gustave Courbert fu il primo a rappresentare il lavoro fisico, la fatica e la sfiancante necessità di lavorare per sopravvivere in ‘Gli spaccapietre’, 1849. L’opera, distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, suscitò grande scandalo quando venne esposta per la prima volta in pubblico proprio per l’estremo realismo con cui sono stati raffigurati gli spaccapietre.

 

Gli anni precedenti alla realizzazione dei ‘Mangiatori di patate’ coincidono con la vocazione religiosa di Van Gogh, che sognava di diventare un pastore predicatore. Iniziò la sua carriera in Inghilterra, predicando al fianco di un pastore metodista di nome Jones, poi nel 1877 ritornò ad Etten, la città dei suoi genitori. Il padre, anch’egli pastore, approvava la scelta del figlio così lo indusse ad iscriversi alla facoltà di Teologia ad Amsterdam, ma Van Gogh non superò gli esami di ammissione. Il futuro pittore non rinunciò alla predicazione e l’anno seguente si recò a Borinage, un centro minerario belga, dove conobbe la sfiancante vita dei minatori; decise di dedicare la sua pittura alle classi sociali più sfortunate e ai loro stenti, che lui stesso dovette sopportare e che proprio per questo motivo sentiva affini alla sua esistenza.

Tale legame affettivo con i poveri lo ritroviamo soprattutto in ‘Mangiatori di patate’, che egli dipinse a Nuenen dopo altri burrascosi anni in cui egli viaggiò in Francia e in Belgio, e dopo la sua convivenza a L’Aja con Sien. Dopo aver rotto la relazione con la ragazza, si trasferì in campagna per iniziare ad interessarsi ai contadini, ma le difficoltà economiche lo costrinsero a raggiungere il padre a Nuenen dove, affittate due stanze (una per dormire, l’altra per dipingere), realizzò i quadri più belli del ‘Periodo Olandese’.

 

Prima di realizzare il capolavoro che tutti noi conosciamo, Van Gogh ha realizzato numerosi schizzi e diversi studi preparatori soprattutto perché, sebbene la sua pittura avesse già una straordinaria potenza espressiva, aveva ancora molto da imparare da un punto di vista tecnico.

Mentre lavorava ai ‘Mangiatori di patate’, Van Gogh realizzò moltissimi studi di teste di contadini e contadine per realizzare dei ritratti più “vivi”. ‘Contadina, ritratto di Gordina de Groot’ è la rappresentazione del busto della donna seduta alla sinistra della tavola dei Mangiatori ed attualmente è conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam.
La carnosa e femminile bocca del personaggio è ottenuta con rapide spatolate di colore; il tocco di luce sul labbro inferiore sottolinea la schiettezza e il rigore della giovane donna, che affronta la sua misera condizione di contadina esausta e affamata con coraggio. Il dipinto è realizzato con svariate sfumature di marrone e la cuffia bianca, adottata per tono a queste tinte, è stata realizzata con dei beige. E’ singolare notare come, nonostante ciò, la cuffia sembra essere comunque realizzata con dei toni bianchi.
La spalla della giovane è stata invece dipinta nero su nero e, a questo proposito, Van Gogh Scrisse: “Queste figure sono difficili da dipingere, ma così infinitamente belle”. Il volto della donna emerge infatti dallo sfondo nero con un’aura rembrandtiana, quasi richiamato alla luce dall’intensità dell’anima stessa.
Tra il dicembre 1884 e la fine di Aprile 1885 Van Gog realizzò una quarantina di mezzi busti di contadini e contadine. La lunga serie di ritratti di gente comune era una sorta di versione dipinta delle stampe pubblicate dalla rivista inglese ’Graphic’, basti pensare che sono state realizzate ben sei versione di ‘Contadina, ritratto di Gordina de Groot’. All’inizio avrebbero dovuto essere solamente studi, poi agli inizi di Marzo suo fratello Théo, un mercante d’arte, gli chiese alcuni lavori per il salon di Parigi e Van Gogh i sentì spronato a realizzare un progetto più significativo.

Contadina accanto al focolare’ (‘Paysanne près de l’âtre’, marzo-maggio 1885, olio su tela incollata su legno, 29×40 cm, Parigi, Mueo d’Orsay) rappresenta una contadina seduta ad un tavolino di fronte ad una sedia vuota, con una teiera sul fuoco e un cestino sulle ginocchia pieno delle patate che la donna deve pelare; si tratta di un altro degli studi preparatori dei ‘Mangiatori di patate’. Come in molti altre tele realizzate in queto periodo, Van Gogh cerca di riprodurre effetti di luce ponendo il soggetto di fianco al focolare per ottenere un forte contrasto tra la luce e le ombre. Il pittore confida al fratello Théo: “non sono ancora in grado di mostrare un solo quadro. Tuttavia, ho realizzato vari studi […] D’altronde, è difficile dire dove finisce ciò che chiamiamo studio e dove inizia il quadro propriamente detto[…]“.

Vincent Van Gogh realizza inoltre uno studio preparatorio dei ‘Mangiatori di patate’ che assomiglia molto al celebre capolavoro. I soggetti del celebre dipinto ci sono tutti, ma manca il contrasto tra luce e ombra che si può apprezzare nell’opera decisiva.

Nell’aprile 1885 Van Gogh finalmente realizza i ‘Mangiatori di patate’, una summa di tutti gli studi realizzati sino a quel momento. L’opera rappresenta un interno con cinque contadini riuniti intorno ad un tavolaccio di legno, per consumare una misera cena alla luce fioca di una lampada ad olio sospesa sopra le loro teste. I commensali mangiano le patate direttamente dal piatto di portata mentre una contadina vera il caffè in alcune ciotole; patate e caffè sono tutto ciò che possono permettersi. I commensali sono una bambina di spalle, un uomo di profilo, una giovane donna, un uomo con una tazzina in mano e una donna anziana che versa il caffè. La loro dignità li riscatta dalla condizione di miseria in cui vivono.

Il pittore spiega: “Ho voluto, lavorando, far capire che questa povera gente, che alla luce di una lampada mangia patate servendosi dal piatto con le mani, ha zappato essa stessa la terra dove quelle patate sono cresciute; il quadro, dunque, evoca il lavoro manuale e lascia intendere che quei contadini hanno onestamente meritato di mangiare ciò che mangiano. Non vorrei assolutamente che tutti si limitassero a trovarlo bello o pregevole

I colori sono molto bui e cupi, la  flebile luce presente è dovuta ad una lampada ad olio sospesa tra le travi nere del soffitto: l’effetto è un sacrale senso di mistero, come se i contadini si trovassero all’interno di una cattedrale. Lo sfondo è realizzato con una pennellata rada e sottile, che fa avanzare le figure umane ed in particolare i loro volti illuminati di giallo e realizzati con un uso parsimonioso dei mezzi toni; il risultato è una composizione dalla forza rozza ma incredibilmente efficace.
Van Gogh si sente affine ai contadini ed alle loro pene, così la tavola viene rappresentata un po’ come un altare il cui cibo, pane e caffè, è una sorta di sacramento meritato per chiunque abbia faticato nei campi. Gli alimenti sono ben illuminati nel buio della stanza tanto quanto i volti e le mani dei commensali seri e composti.

Sono evidenti le influenze della pittura fiamminga del ‘600 per la scelta di rappresentare un interno e per la debole luce che illumina una scena altrimenti immersa nel buio. Le ombre sono realizzate con colori curi ed in particolare i marroni, la luce invece è resa dal giallo e dal bianco-azzurrine e si presenta sotto forma di riflessi. Si noti l’alone biancastro che avvolge la ragazzina girata di palle, creando un pregevole controluce.

Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, non i tratta di un’opera di denuncia sociale come potrebbero sembrare i quadri di Coubert , o di esaltazione del lavoro agricolo come avviene nei quadri di Millet, Van Gogh vuole solo esprimere la propria solidarietà per i contadini.

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