mercoledì, Ottobre 20

I luoghi del teatro Excursus nello ‘spazio teatrale’: dai Teatri Greci a quelli Romani fino al teatro all’italiana

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Nel V° secolo a. C., la Grecia tracciava un solco fondamentale, per la cultura occidentale: dava vita, con i suoi autori universalmente noti Eschilo, Sofocle e Euripide, alla Tragedia.
In questa sede non presteremo particolare attenzione ai valori generalmente attribuibili allo spettacolo in quanto tale. Cercheremo di evidenziare alcuni aspetti delle ubicazioni e costruzioni destinate alla rappresentazione. Ci interesseremo quindi, dello ‘spazio teatrale’ in quanto luogo destinato nel suo complesso alla teatralità. Alle tematiche, per altro di radicale importanza, inerenti al rapporto tra scena e platea, attori e pubblico, ‘spazio magico’, ‘sfondamento della quarta parete’, troveranno idoneo approfondimento in altra occasione.

I Teatri Greci, poggiavano su rialzi naturali ed erano costruiti in modo che fossero a cielo aperto. Come lo saranno quelli Romani, concepiti in modo differente, a cominciare dal fatto delle soluzioni architettoniche elaborate. Mantenevano comunque, in entrambi i casi, la caratteristica d’essere privi del tetto. I Teatri dell’antica Roma, a differenza di quelli Greci, si sostenevano autonomamente su vari ordini di arcate. Per intenderci, la concezione che troviamo mirabilmente espressa nel Colosseo. Il Teatro antico, era quindi un Teatro che si svolgeva all’aperto, in contenitori dalla ragguardevole capacità di capienza di pubblico. Alle rappresentazioni, potevano partecipare tutti i cittadini, di qualunque condizione. Per dare un parametro del ‘valore sociale’ (per usare un termine insufficiente e improprio da ‘moderno’), ricordiamo che ai tempi di Pericle, i due oboli del prezzo del biglietto venivano rimborsati ai cittadini dallo Stato.

Questo svolgersi dello spettacolo sotto le suggestioni della volta del cielo, fu uno elemento di stimolante riflessione per molti artisti ad esempio Gabriele D’Annunzio, il cui Teatro a Gardone Riviera non a caso è all’aperto. Che la Tragedia e il teatro antico nel suo complesso, Commedia compresa, quindi, si svolgesseroen plain air’, penso che non sia casuale.

Facendo riferimento in modo specifico alla Tragedia, lo svolgersi dei fatti a cielo nudo, costituiva un ottimo coadiuvante, per innescare il meccanismo di Catarsi nel pubblico. Meglio si confrontavano così le scosse coscienze dei singoli, e della collettività nel suo insieme, con l’armonia che grazie anche alle rappresentazioni si cercava di ripristinare.

Con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, pronunciamenti sfavorevoli della Chiesa, non contro il Teatro (non dimentichiamo la rilevanza nei secoli seguenti del Teatro dei Gesuiti, anche sotto un piano formativo), ma contro gli spettacoli pagani spesso licenziosi, tutto questo sommato agli stravolgimenti, causati dal crollo dell’Impero, comportò come risultato di avere una stagione di circa mille anni senza l’edificazione di Teatri. Basti considerare che il primo Teatro al mondo in muratura e, si badi bene, coperto dal tetto, è ritenuto il Teatro Olimpico di Vicenza i cui lavori cominciarono nel 1580.

Mille anni, durante i quali il Teatro, come forma espressiva, aveva trovato ospitalità nei saloni e nei giardini dei palazzi nobiliari per la commedia colta e erudita, nelle Chiese per le Sacre rappresentazioni, nelle piazze e nelle locande regno dei saltimbanchi per gli spettacoli che cercavano l’incontro con il gusto popolare.

Per circa dieci secoli, non furono edificati spazi dedicati a questa attività.

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