sabato, Settembre 18

I loquaci dei vaccini e dei reati C'è chi la parola la usa per gesti di protesta civile, c'è chi scherza con il fuoco del conformismo e dell’ignoranza, c'è chi ignora il significato di 'terzietà' (del giudice), scrive libri e non si dimette

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Questo è un Paese nel quale non si può mai stare in pace, perché appena ti rilassi un momento, giusto per sgranocchiare un po’ di colomba o un pezzetto di casatiello (beh questo è un tantino più impegnativo, ma mica male) ti accorgi che ne succede o ne è successa una nuova. E così, forse con grande ritardo mi accorgo di tre cose sconvolgenti (si fa per dire), che avevo trascurate. Le cito solo con un nome e poi ne parlo un poco. Fedez, Giorgianni, Ramazzotti. In rigoroso ordine alfabetico, hai visto mai si offendono.

Una volta di più Fedez (ne parlai già a suo tempo) mi colpisce, e stavolta mi colpisce insieme alla moglie (non compagna, una volta tanto … immagino le lettere di insulti che riceverà il direttore domani: sono sessista, insulto le compagne, ecc.), Chiara Ferragni, che sono e si mostrano solo come due persone normali, ricche, privilegiate, famose, ma normali … basta che ora non comincino a fare discorsi storici tipo quello sul bambino che gioca con le bambole! I due protestano duramente, molto duramente (evviva) per il fatto, disgustoso, per cui un loro parente molto anziano e bisognoso di vaccino, nella mitica Lombardia dei camici di Attilio Fontana e della voce nasale di Letizia Moratti, lo ha avuto, guarda caso, chiamata a casa direttamente, solo dopo che i Ferragnez avevano segnalato che fino a qual momento nessuno se ne era presa alcuna cura.
Forse ricorderete che ho raccontato della mia fila al vaccino e di quella di quella mia signora amica alla successiva, che, nel rispetto delle regole abbiamo fatto con pazienza non solo senza protestare ma apprezzando chi non solo non protestava ma addirittura non prevaricava. Beninteso, sarebbe solo normale, ma, diciamoci la verità, immaginate, che so, Renzi in fila, o la Meb, o Marazzita, o Zingaretti (non voglio essere parziale!) o Letta? Suvvia.
E invece i Ferragnez (ormai un marchio!) hanno protestato vivamente per il fatto che la loro parente era stata chiamata perché era loro parente e loro, vip come dicono quelli che sanno l’inglese, avevano segnalato il caso. Hanno cioè denunciato ciò che accade normalmente, quotidianamente in questo Paese, nella speranza (vana) che ciò possa servire a cambiare certe abitudini e certi comportamenti. Bravi, bene, evviva, ma … i meccanismi della comunicazione sono strani e bisogna trattarli con molta cautela. Io temo, infatti, che la denuncia non avrà molto effetto, ma specialmente (e sarebbe disgustoso, ma fatale) che non pochi useranno questo episodio per accusare Ferragnez di protagonismo e di averlo fatto solo per farsi pubblicità. Dunque non si doveva fare? No, o meglio, non lo so. Ma occorrerebbe che qualcuno vicino ai Ferragnez e che sappia di queste cose (non Casalino, per favore), li aiuti a rendere quel gesto ciò che è: un gesto di rabbia e protesta civile, e basta. Non ho sbagliato verbo: ‘a rendere’, vuol dire che ora non si possono fermare qui, distruggerebbero il senso di ciò che hanno fatto.

E ciò mi induce a saltare l’ordine alfabetico per passare a Ramazzotti, non nel senso dell’aperitivo ma della figlia di un cantante di tal nome, che vivamente protesta per il catcalling. Siccome io l’inglese non lo so, mi sono andato a cercare che cavolo significa, per scoprire che si tratta del fatto che se passa una bella ragazza davanti ad un tizio (maschio suppongo), quello fa un fischio di ammirazione. Cosa volgare e stupida, certo, talvolta anche ironica e spiritosa (si può dire?), ma insomma non facciamo un caso anche di questo. Chi fa cose del genere è un cafone e basta; se è vero che chi non riceve il fischio si sente brutta, francamente mi sembra assurdo. Ma addirittura cadere in depressione per un fischio o per un fischio mancato, francamente mi pare che si stia esagerando. Figuriamoci, lo so bene come va il mondo. Ho visto e criticato più volte atteggiamenti maschilisti e volgari del genere … nell’Università poi, sono all’ordine del giorno e fanno più che schifo. Ecco, cominciamo a  distinguere. Perché se è vero che il fischio è una volgarità è anche vero che se è in (magari solo ipotetico) cambio di un esame è molto peggio di una violenza carnale. Non mi dite che non sono chiaro … ma lo è anche la superminigonna in aula di esame … mamma mia che succederà domani, sarò sessista, stupratore, omofobo … .

Ma tornando al punto, una cosa del genere va punita, sempre e dovunque nei modi propri di ciascun caso, ma cominciare a discutere di creare una figura apposita di reato per fatti del genere, non solo mi sembra eccessivo, ma mi sembra stupido. Le leggi che abbiamo, e sono già troppe, bastano e avanzano e immaginare una pena maggiore per cose del genere, può solo rischiare di costringere la Corte Costituzionale a intervenire. Certe cose vanno combattute con la prassi quotidiana, con l’esempio e con la manifestazione vera (e risiamo a Ferragnez) di condanna e critica. Dimenticavo, anzi no visto i ministri che abbiamo: è una questione di educazione, scolastica innanzitutto.
Cerchiamo di non dimenticare che abbiamo avuto un Presidente del Consiglio che faceva questo da mane a sera e tutti zitti addirittura a dire che eraspiritoso‘ quando diceva quello schifo di barzelletta sulla mela. E ora, gli stessi di allora, si stracciano le vesti perchè è di moda.
Se poi vieteremo Leonardo o Michelangelo a scuola, come vogliono vietare Mozart in Inghilterra per le loro tendenze sessuali o le loro convinzioni razziste o altro, cerchiamo di renderci conto che stiamo scherzando col fuoco, un brutto fuoco, attenti: il fuoco terribile del conformismo e dell’ignoranza, il sogno nemmeno tanto nascosto di Grillo e Casaleggio (col nanetto, culturale, Giggino) di un gigantesco Grande Fratello, che ci orienta e ci governa, che sorteggia i parlamentari, anzi, li elimina del tutto … come immaginava Asimov: uno che decide per tutti. Ma almeno quello di Asimov, poi, gli veniva l’ulcera!

Giorgianni pare che sia un Magistrato in servizio che scrive libri sui vaccini, per dire che non servono e pubblica le sue grandi idee su un sito ‘gaullista’ (sic!), e dice che la pandemia è una invenzione delle multinazionali e ‘denuncial’Italia alla Corte Penale Internazionale, della quale evidentemente non ha letto lo statuto, dovrebbe denunciare prima in Italia, no? Ma non ha importanza. Fatti suoi. Il suo libro trova una prefazione di Nicola Gratteri, uno di quei giudici loquaci, che si sentono unti dal Signore per combattere le mafie (loro sono precisi, usano il plurale) e hanno ragione sempre e solo loro, sanno tutto, loro, e hanno detto tutto prima di tutti, ecc. Anche qui, va bene fatti loro, anche se un giudice dovrebbe parlare solo con i propri atti.

Quel libro e quella prefazione mostrano, evidentemente, le convinzioni (non certo dimostrate, se no avrebbero usato dei loro poteri per incriminare almeno i nostri governanti, no?) di questi giudici e questo è un male. Vuoi dire che un giudice non deve avere opinioni, non deve avere idee politiche? Assolutamente nulla del genere. Non mi piacciono le correnti in Magistratura perché, come i partiti, sono diventate centri di potere, ma avere idee politiche non è solo legittimo, è doveroso e umano. Il giudice, però, è un uomo un po’ particolare: liberissimo, ma impegnato in un lavoro delicato. Lui deve essereterzo‘. Attenti non neutrale, terzo, che vuol dire di più, molto di più. Vuol dire che deve potersi e sapersi astrarre dal problema che ha davanti egiudicare‘, senza presunzioni o pregiudizi. Un lavoro difficile, molto difficile per condurre il quale bisogna essere attentissimi e accuratissimi nell’evitare di avere ‘posizioni’ già prese, perché in tal modo rischia di perdere quella ‘terzietà’ (che è tutta interiore, mentale, perfino etica) che gli permette di fare quella cosa tremenda (sì, tremenda) che è giudicare. Specie qui, in Italia, dove non siamo nel far west, ‘impiccalo più alto’.

In altre parole, convinzioni, pregiudizi, ideologie ogni essere umano le ha. Ma se non ne fa pubblicità, non ne parla, non vi indulge è più probabile che al momento di decidere sappia spogliarsene per giudicare, alla luce dei fatti e, perché no, dei cambiamenti della società, non dei pregiudizi della società. Quel giudice che, per primo, decise che non era reato che una donna fosse in spiaggia a seno nudo, forse se tra quelle donne ci fosse stata sua figlia si sarebbe dispiaciuto, ma decise perché ‘sentì’ la società: non cercò di imporre alla società le sue convinzioni. Sono razionalmente certo che Giorgianni e Gratteri non lo faranno, ma se avessero scritto il libro dopo il pensionamento, nulla da dire. Visto, però, che lo hanno scritto ora, non sarebbe molto più rispettoso per il giuramento che hanno fatto alla Costituzione e a noi tutti, che lasciassero il loro posto a qualcuno meno loquace?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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