giovedì, Luglio 29

I Guardiani della città

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Con lo Stato di Israele in “rotta di collisione” non solo con i Palestinesi ma con l’intera comunità musulmana circa l’annosa controversia religiosa della Moschea di Al-Aqsa, uno dei luoghi più sacri all’Islam dopo la Mecca in Arabia Saudita, le tensioni hanno raggiunto un livello mai visto primaLa rabbia latente contro Israele è esplosa alla fine del mese scorso, quando il governo israeliano ha parlato di misure di sicurezza quale motivazione per giustificare la chiusura della Moschea di Al-Aqsa, situata a Gerusalemme. Secondo quanto riportato, la polizia israeliana avrebbe irrotto con la forza nella moschea, una violazione inaudita dal 1967. L’indignazione è così esplosa in tutta la comunità musulmana, provocando tanta rabbia e diverse richieste di risarcimento.

In seguito alle azioni del governo israeliano, la Giordania, che amministra il Monte del Tempio, detta anche spianata delle Moschee, dove sorge la Moschea di Al-Aqsa, ha ritirato il proprio ambasciatore da Israele. È la prima volta che il Paese compie un gesto simile dalla firma degli accordi di pace di Wadi Araba del 1994. Il 5 novembre, il Ministro degli Esteri giordano, Nasser Judeh, rivolgendosi ai giornalisti a Parigi ha affermato che Amman ha ritirato il proprio ambasciatore a causa dell’aggravarsi della situazione in seguito alla chiusura totale e alle restrizioni di accesso alla Moschea di Al-Aqsa. «Abbiamo già detto più volte a Israele, direttamente e indirettamente, che Gerusalemme per noi è una linea rossa» afferma Nasser Judeh, il quale aggiunge che le restrizioni imposte dal governo israeliano per impedire ai musulmani di praticare liberamente la propria fede a Gerusalemme stanno esasperando i musulmani di tutto il mondo.

Mentre il Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha ripetutamente affermato di mantenere lo status quo a Gerusalemme, le richieste dei funzionari di estrema destra nel suo gabinetto (quali il Ministro israeliano dell’edilizia, Uri Ariel, e il Vicepresidente della Knesset Moshe Feiglin) per la costruzione del Terzo Tempio sulla spianata dove sorge la Moschea di Al-Aqsa, hanno alimentato un profondo senso d’inquietudine nella comunità musulmana e provocato scontri.

Nel 1967,  lo Stato di Israele ha concordato di mantenere la Moschea Al-Aqsa come zona prettamente musulmana, accordo che i radicali dell’estrema destra intendono ribaltare. Al-Aqsa è, ancora una volta, nell’occhio del ciclone per motivi religiosi poiché gli ebrei radicali hanno promesso di distruggere la santa moschea per far posto al Terzo Tempio. Il Nobile Santuario, area sacra per “le tre religioni monoteistiche”, riveste grande importanza per i Cristiani, gli Ebrei e i Musulmani. È il luogo in cui Dio ha manifestato la sua volontà prendendo la polvere per creare Adamo, dove i due Templi ebraici sono stati costruiti e, infine, dove il profeta Maometto fu assunto in cielo.

Si dice che la costruzione del Terzo Tempio sia profondamente radicata nella tradizione giudaica, e  molti ebrei ortodossi credono che questa servirà a portare a compimento la promessa che Dio ha fatto a Israele. Come ha segnalato Ramzy Baroud, studioso di Storia dei popoli all’Università di Exeter e direttore del Middle East Eye, in una sua relazione pubblicata dal Foreign Policy Journal, l’ultimo attacco all’Islam e alla libertà di religione dei palestinesi condurrà, ancora una volta, a una rivolta alimentata da decenni di oppressione e umiliazioni sistematiche, in un momento di estrema instabilità nella regione.

Se, però, i funzionari dello Stato di Israele quali il Membro del Parlamento Moshe Feiglin e personalità religiose come il Rabbino Israel Ariel hanno cospirato per annettere il Nobile Santuario, come hanno fatto con i territori palestinesi nei decenni passati, proclamando la sacra sovranità su tutto ciò che costituisce la terra promessa biblica, non tutti gli ebrei sembrano essere in linea con questa interpretazione dell’ebraismo. Infatti, un gruppo in particolare, i Neturei Karta, ha denunciato la campagna dello Stato di Israele a Gerusalemme non solo perché illegittima ma contraria alle scritture ebraiche.

I Neturei Karta si oppongono fermamente al Sionismo, una filosofia che considerano antitetica al vero Ebraismo e hanno contrastato lo Stato di Israele ancor prima della sua nascita nel 1948. Per Sionismo s’intende il movimento ebraico nazionale che rivendica il ritorno del popolo ebraico in patria e il ripristino dell’esclusiva sovranità ebraica su Israele. I Sionisti rifiutano le rivendicazioni su Gerusalemme e sulla Palestina da parte dei Cristiani e dei Musulmani poiché credono che Dio abbia concesso solo a loro la proprietà della Terra Promessa.

In una lettera aperta allo Stato di Israele, lo scorso mese, i rabbini Yisroel David Weiss, Meir Hirsh ed Eliezer Hochhauser hanno scritto: «I rabbini ebrei ortodossi, fedeli alla Torah, riaffermano la loro solidarietà al popolo palestinese nella protesta contro i fanatici sionisti, l’estrema destra, e i presunti “ebrei ortodossi”, che hanno leso il popolo musulmano e mancato di rispetto a ciò che per loro è prezioso – la Moschea di Al Aqsa».

Il Rabbino Ahron Cohen, membro del Neturei Karta in Gran Bretagna, nei commenti rilasciati a “L’Indro”, ha affermato: “Gli ebrei non hanno alcun diritto legittimo su Al Aqsa, ogni intenzione di ricostruire il tempio in questo periodo storico è contraria agli insegnamenti religiosi dell’ebraismo e ogni tentativo di farlo è illegittimo. I gruppi che pensano il contrario stanno promuovendo una versione nuova e distorta, dal punto di vista religioso, del Sionismo, e le loro attività non sono in nessun modo compatibili con l’ebraismo autentico”.

 

Al Aqsa e l’Islam

Luogo religioso molto significativo per i musulmani nel mondo, a prescindere dalle denominazioni settarie e dalle scuole di pensiero, la Moschea di Al Aqsa costituisce un simbolo islamico, un vessillo religioso unificante che raccoglie intorno a sé tutti i fedeli musulmani. Ramzy Baroud, ribadisce il ruolo che Al- Aqsa riveste nell’Islam scrivendo: «La moschea è centrale per la spiritualità di centinaia di milioni di musulmani nel mondo».

L’Imam di Al Aqsa, Sheikh Yusef Abu Sneina, nelle dichiarazioni esclusive fatte a “L’Indro”, ha affermato: “Al Aqsa è parte integrante dell’Islam. Non c’è granello di polvere di quella terra che noi non adoriamo. Al Aqsa rappresenta il promemoria della misericordia di Dio per noi. Il nostro amato Profeta Maometto (PBSL Pace e Benedizione su di Lui) è andato ad Al Aqsa e lì fu assunto in cielo. Profanare Al Aqsa equivale a un attacco diretto contro la santità dell’Islam. Lo status di Al-Aqsa come città santa è stato suggellato nel momento in cui Allah ha rivelato al suo Profeta: “Gloria ad Allah che ha condotto il Suo servo nel viaggio di notte dalla Santa Moschea (alla Mecca) ad Al-Aqsa (a Gerusalemme) i cui luoghi Noi abbiamo benedetto”.

L’analista politico iraniano, Mojtada Mousavi, ha dichiarato: «L’ultimo attacco di Israele contro Al Aqsa ha provocato una rabbia diffusa in tutto il mondo islamico, rabbia che potrebbe presto cedere il passo a una terza Intifada. Molta gente potrebbe, in realtà, sostenere che la rivolta sia già iniziata. Al Aqsa non è semplicemente un simbolo islamico, è anche il promemoria e il testamento dell’esistenza della Palestina. Distruggendo Al Aqsa s’intende porre fine alla rivendicazione dei Palestinesi sulla terra dei loro Padri ed eliminare il legame dell’Islam alla Terra Santa. I Sionisti stanno distruggendo il vero spirito dell’ebraismo nello stesso modo in cui Daash (lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria) sta distruggendo il messaggio dell’Islam».

I musulmani non sono soli nel contrastare l’aggressione di Israele. Il Rabbino Meir Hirsh di Neturei Karta ha, infatti, dichiarato a “L’Indro”, dalla sua casa a Gerusalemme, che finché l’autentico ebraismo andrà avanti: “Gli ebrei non avranno pretese su Gerusalemme, su Al Aqsa e tanto meno sulla Palestina. L’ideologia Sionista è radicata nell’odio e nel fanatismo. I Sionisti hanno lavorato per promuovere l’odio tra gli ebrei e gli arabi al fine di imporre meglio la loro tendenza religiosa deviante. Il Sionismo è una ribellione contro il Creatore e noi ci opporremo a esso finché non sarà distrutto. Abbiamo difeso i nostri fratelli palestinesi e musulmani molto prima della nascita dello Stato di Israele e continueremo a farlo finché la giustizia non sarà ristabilita e Israele non esisterà più”.

 

I Guardiani della città

Secondo la tradizione talmudica, la conoscenza e la saggezza definiscono e proteggono le persone, ogni persona. Mantenendo questa tradizione i Neturei Karta (I guardiani della città) hanno assunto il ruolo di protettori. Questo gruppo di ebrei ortodossi mantiene una tradizione giudaica che non è scomparsa sotto le pressioni del Sionismo moderno e si oppongono inarrestabilmente e senza paura a esso, in nome della propria interpretazione dell’ebraismo, della Torah e di passi del Talmud.

Mentre il mondo ha cominciato a intendere le rivendicazioni da parte di Israele sulla Palestina come un fatto compiuto, una realtà religiosa con cui si deve venire a patti, il gruppo Neturei Karta dichiara che “queste rivendicazioni religiose” sono una finzione costruita dai Sionisti per giustificare e soddisfare le proprie ambizioni egemoniche.

Il Rabbino Cohen ha sottolineato: “Il mondo dovrebbe ricordare che il Sionismo non è l’Ebraismo, e l’Israele Sionista non ha alcun mandato per parlare in nome del popolo ebraico. L’intero concetto di Sionismo e “Israele” è inesatto e illegittimo. Noi preghiamo per la dissoluzione rapida e totale, ma pacifica, dello “Stato di Israele” affinché sia sostituito da un regime interamente in conformità con le aspirazioni palestinesi, nel quale arabi, ebrei e chiunque altro possano vivere pacificamente gli uni accanto agli altri”.

Il Rabbino Rabbi Hirsch ha ribadito l’importanza della distinzione tra Sionismo ed ebraismo: “Nonostante i due termini siano stati usati come intercambiabili al punto tale da diventare sinonimi, l’Ebraismo e il Sionismo sono estranei l’uno all’altro come il giorno e la notte, il bene e il male. Lo Stato di Israele si pone in contraddizione con la volontà di Dio. Israele è nemico di tutti gli ebrei autentici”.

 

Lottare per la Palestina

“Il mio popolo è stato deluso dalla classe dirigente ed è stato nutrito con una bugia sul disegno di Dio sui figli di Giacobbe, il Padre di Israele” ha affermato il Rabbino Hirsh, aggiungendo che niente nelle scritture giustifica o persino rivendica la conquista della Palestina: “I veri ebrei sono contrari all’espropriazione degli arabi della loro terra e delle case. Secondo la Torah la terra deve essere loro restituita”.

Il Rabbino Cohen, riferendosi ai Tre Giuramenti menzionati dal Talmud, ha affermato che Dio ha esortato solennemente gli ebrei a impegnarsi; ha posto l’accento, inoltre, sul fatto che se Israele vuole rimanere fedele al Talmud deve rinunciare alla propria esistenza e a qualsiasi rivendicazione sollevata contro la Palestina: “Con i tre giuramenti, Dio ha ordinato agli ebrei di non migrare mai in massa dall’Esilio alla Terra di Israele e di non ribellarsi mai ad altre nazioni. In cambio, le altre nazioni hanno giurato di non soggiogare eccessivamente gli ebrei. È abbastanza chiaro che oggi lo Stato di Israele si ponga in opposizione alle scritture e noi Ebrei autentici, dobbiamo opporci a questo”.

Infine il rabbino Hirsh ha sostenuto con enfasi, citando Amos 9:8 : “Desideriamo e speriamo che la profezia di Dio tramite il suo profeta Amos si compia, – Contempla gli occhi di Dio, distruggi il regno peccatore dalla faccia della terra”.

 

Traduzione di Emanuela Turano Campello

 

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