venerdì, Maggio 7

I grandi affari di Wall Street in Russia

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In seguito blitz russo in Crimea del febbraio 2014, gli Stati Uniti hanno reagito lanciando condanne e decretando l’applicazione di sanzioni economiche e politiche contro Mosca. LUnione Europea si è allineata agli Usa non appena Washington ebbe fatto ricorso a tutta la propria capacità d’influenza per vincere la riluttanza del ‘vecchio continente’, come ammesso dall’allora vice-presidente Joe Biden in persona durante un discorso presso l’università di Harvard: «abbiamo dato a Putin una scelta semplice; rispetta la sovranità ucraina o avrai di fronte gravi conseguenze. E questo ci ha indotto a mobilitare i maggiori Paesi più sviluppati al mondo affinché imponessero un costo reale alla Russia. È vero che non volevano farlo. Sono stati la leadership americana e il presidente ad insistere, tante di quelle volte da dover mettere in imbarazzo l’Europa per reagire e decidere per le sanzioni economiche, nonostante i costi».

Nel corso di questi ultimi tre anni, sanzioni e contro-sanzioni  hanno letteralmente affossato l’interscambio tra Russia ed Unione Europea, la quale rappresenta da sempre un partner commerciale e politico di primissimo piano per Mosca. La Russia vendeva agli europei grandi quantità di materie prime (energia in particolare) e assorbiva una quota sempre crescente dell’export europeo. Non potendo fare a meno del gas e del petrolio russo, l’Europa ha accuratamente evitato di sottoporre a sanzioni qualsiasi genere di commodity ed ha anche potenziato il Nord Stream, il gasdotto che permette al gas russo di confluire in Germania attraversando i fondali del Mar Baltico. Il Cremlino ha invece esteso le sanzioni ai settori – prodotti alimentari, mobili, vestiario ed altre merci e servizi, compresi quelli finanziari – in cui la Russia si riforniva in maniera più consistente dall’Europa, e da Germania e Italia in particolare.

Vladimir Putin ha pensato che la Russia potesse cogliere l’occasione presentatasi con le sanzioni per introdurre un regime sostanzialmente protezionista rivolto a stimolare lo sviluppo delle potenzialità interne, anche a costo di sacrificare svariati punti di Pil nel breve periodo. Durante il discorso alla nazione in cui annunciò questa svolta, il presidente russo esortò la popolazione a prepararsi a fronteggiare un periodo difficile, ma si disse comunque convinto che la straordinaria capacità dei russi di superare le difficoltà avrebbe reso la nazioni più forte e coesa di prima. Passionarnost fu l’espressione che adoperò per indicare questa qualità innata al popolo russo, mutuandola dal celebre studioso Lev Gumilëv, il figlio della grande poetessa Anna Akhmatova che, durante i molti anni trascorsi nei gulag sovietici, aveva studiato a fondo i tratti caratteristici dei gruppi etnici che popolano le varie regioni della Russia.

Le previsioni del leader del Cremlino si sono rivelate esatte, come testimoniato dal fatto che, grazie al blocco del commercio imposto da sanzioni e contro-sanzioni, la Russia è riuscita a potenziare la propria agricoltura e ad incrementare la produzione industriale, capitalizzando un consistente surplus delle partite correnti (realizzato soprattutto incrementando le vendite verso la Cina) e riportando le riserve di valuta pregiata a lambire, nonostante il crollo del prezzo del petrolio abbia ridotto enormemente le entrate, la soglia dei 400 miliardi di dollari.

La Russia è riuscita a capitalizzare questi risultati anche avvalendosi dei servizi di Jp Morgan Chase e Goldman Sachs, i due potentissimi istituti di credito statunitensi che, nonostante le sanzioni, sono riusciti a imporsi come seconda e terza maggiore banca d’investimento operante all’interno dei confini russi, alle spalle della russa Vtb Bank. E il trend, in aggiunta, appare assai promettente, come testimoniato dal fatto che, nei primi quattro mesi del 2017, i due istituti in questione sono stati incaricati di adempiere ad un numero di intermediazioni superiore a quello realizzato in tutto il 2016. La rivista ‘Forbes’ spiega che questa situazione si è venuta a creare in virtù del fatto che le commissioni di intermediazione espletate da Jp Morgan Chase e Goldman Sachs non contemplano una fuoriuscita di denaro dai confini russi, fatta eccezione per alcune somme limitate che transitano attraverso società off-shore domiciliate ad Hong Kong.

Le sanzioni, per di più, proibiscono a qualsiasi società Usa di prestare e ricevere denaro da imprese russe operanti nel settore delle energie fossili, così come di legarsi a loro con accordi di joint-venture, ma non di fornire a tali aziende servizi di consulenza. L’ex banchiere di Merrill Lynch Carter Page e il suo fondo d’investimento Global Energy Capital hanno scremato utili fornendo proprio questo genere di servizi a Gazprom. Il Congresso Usa ha interpretato il tutto come una prova degli stretti legami che intercorrono tra la Russia e Donald Trump, che in campagna elettorale aveva assoldato proprio Page come consulente in materia di politica estera.

Non stupisce quindi che Page sia stato costretto alle dimissioni, poiché su di lui e sulla sua società aleggiava il forte sospetto che i servizi di consulenza forniti a Gazprom mascherassero attività ben differenti che, se sottoposte ad indagine federale, si sarebbero potute tradurre in multe salate. Diversi addetti ai lavori ritengono possibile che anche grandi banche come Jp Morgan Chase e Goldman Sachs possano avvalersi di simili escamotage per camuffare il proprio lucroso business in Russia «Numerose banche d’investimento stanno facendo affari con società russe sanzionate […]. Ma anche se molto dipende dalle interpretazioni della corte, le imprese statunitensi sono autorizzate a stipulare un certo tipo di accordi con le aziende russe e quelle che lo hanno fatto si sentono sicure di non aver infranto le regole», scrive ‘Forbes’.

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