domenica, Settembre 26

I giovani europei chiedono più Europa field_506ffb1d3dbe2

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Partito Europeo dei Giovani Ana Roios

Un gruppo di giovani europei ha deciso di dar vita al primo “Partito Europeo dei Giovani” con due obiettivi: combattere la disoccupazione dei giovani e sostenere il progetto europeo. Ne parliamo con l’ideatrice, Ana Roios, una giovane portoghese laureata in legge che sta completando un Master in Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Lisbona.

Sono tutti entusiasti, preparati e attenti a difendere il diritto al lavoro come previsto dai trattati europei. E sono tutti più o meno venticinquenni. Il gruppo che ha lanciato l’idea di creare il “partito europeo dei giovani” non punta a stravolgere il sistema, non chiede nuovi scenari federalisti europei, ma sollecita “un’ Europa migliore”, attenta soprattutto alla crescita economica e al benessere sociale. E lo chiede utilizzando gli strumenti dei giovani: Facebook, Twitter e una intensa campagna di raccolta firme per le strade, che diventa uno scambio di opinioni, di idee, e condivisione di progetti e di sogni.

L’incontro a Bruxelles con una delle giovani attiviste che hanno lanciato l’idea del partito europeo dei giovani, Ana Roios, ha permesso di scoprire il tesoro che si nasconde nell’entusiasmo e nella voglia di costruire dei giovani della cosiddetta “generazione Europa”, che guardano all’Europa con attenzione e speranza, non limitandosi a chiedere ma proponendo strategie, vie d’uscita e addirittura indicando la strada per uscire dall’impasse in cui l’Europa si è venuta a trovare con la crisi ucraina.

Quando è nata questa iniziativa politica?

All’inizio di quest’anno. A gennaio ho postato su Facebook il progetto “Lanciamo il Primo Partito Europeo dei Giovani” fissando due obiettivi: combattere la disoccupazione giovanile e sostenere il progetto europeo.

Il risultato?

Nell’arco di pochi giorni abbiamo raccolto duemila “like”. L’idea funzionava. Allora abbiamo proposto un sistema per sollecitare candidature spontanee che sono state poi postate sulla nostra pagina e le abbiamo sottoposte al pubblico giovanile che aveva espresso interesse per il progetto. I giovani hanno votato per coloro che, a loro avviso, apparivano più interessanti. Tra i paesi che hanno partecipato a queste “primarie” improvvisate ci sono Portogallo, Spagna, Polonia, Lituania, Romania, Italia, Croazia.

Ogni Paese con il suo candidato?

Vari Paesi hanno espresso candidati ma le adesioni si sono focalizzate su alcuni di essi soltanto. Due dei delegati emersi da questo scrutinio via facebook hanno detto di volersi candidare alle elezioni europee di maggio per portare avanti le idee e le richieste dei giovani. Altri tre che erano stati selezionati si sono ritirati ma intendono continuare ad appoggiare il progetto.

E in cosa consiste il progetto?

Nel programma che abbiamo presentato figurano quattro punti di intervento: occupazione giovanile, piccole e medie imprese, tassi d’interesse, costo della politica. Noi riteniamo che “affrontando” questi punti si potrà riuscire a creare un’Europa migliore, più equa economicamente e con un benessere più diffuso.

E in quali Paesi prenderà vita questo partito dei giovani?

Per il momento stiamo lavorando a crearlo in Portogallo e in Polonia. Nei due paesi sono state raccolte in pochi giorni oltre 2000 firme, per poter rientrare nelle scadenze fissate dalle leggi elettorali. A Varsavia una ragazza è rimasta in strada a raccogliere firme fino alle nove di sera per rientrare nei termini previsti dall’ufficio di registrazione. In Portogallo un ragazzo ha chiesto un permesso dal lavoro per andare a raccogliere firme in strada. Senza che nessuno avesse parlato di questa iniziativa nei media, senza articoli nei giornali, senza essere pagati da nessuno e senza conoscere personalmente gli iniziatori del progetto, questi giovani si sono impegnati a portare avanti un’idea che trovavano congeniale. Questo dimostra la potenza del messaggio che i giovani sanno diffondere.

Ma in concreto riusciremo a vedere il nuovo partito alle elezioni europee?

La decisione è ancora in sospeso nei paesi in cui sono state presentate le candidature. Ma se non verrà accettata la creazione di un nuovo partito transeuropeo, i nostri candidati cercheranno di farsi accettare da un partito tradizionale che aderisca alla famiglia dei social-democratici europei. Noi rappresenteremmo la componente giovanile del partito.

E qual è il vostro messaggio ai partiti tradizionali?

Il diritto al lavoro. Il diritto al lavoro già esiste nella carta dei diritti fondamentali inserita nei trattati europei. Noi chiediamo solo che questo diritto diventi realtà concreta.

Ma non c’è già la “garanzia per i giovani”, lanciata dall’Ue dopo le proteste degli indignados?

Noi chiediamo che la “garanzia per i giovani” diventi qualcosa di concreto e applicabile, non solo belle parole sulla carta. Chiediamo misure concrete, e che il diritto al lavoro diventi vero.

Non è troppo limitativo chiedere solo il lavoro? E il resto delle politiche europee?

Noi vogliamo far sentire la nostra voce anche nel resto delle politiche europee. E guardiamo con attenzione a quello che accade sullo scenario europeo, come è stato il recente caso della crisi in Ucraina. In gennaio, quando gli ucraini protestavano a “Maidan”, noi abbiamo preparato un “manifesto” per proporre di includere la Federazione Russa nei negoziati con l’Ucraina. “Blocchiamo il conflitto, generazione Europa!” si leggeva nel nostro manifesto dei giovani europei. “Noi pensiamo che l’Ucraina debba diventare un ponte per collegare l’Unione europea alla Russia e non una frattura tra Russia e Ue”. “Noi crediamo – proseguiva il manifesto – nei grandi valori della storia dell’Europa orientale e riteniamo che l’unico modo per uscire dalla crisi sia la collaborazione tra i fratelli dell’Europa orientale e di quella occidentale”. “Chiediamo quindi – concludeva il documento – la convocazione di uno speciale Consiglio Europeo che includa anche la Russia. Fai sentire la tua voce, generazione Europa”.

Le vostre prossime tappe?

Intendiamo lanciare nei prossimi giorni una nuova iniziativa basata sull’articolo 227 del Trattato: l’iniziativa dei cittadini per avviare una petizione europea che sancisca il diritto al lavoro come è scritto nella Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Inizieremo la raccolta di firme da Parigi. E la avvieremo nella zona di Saint Germain des Prés, dove iniziò la rivoluzione. Il nostro slogan sarà questo: “oggi comincia una rivoluzione pacifica europea che chiede il rispetto dei diritti fondamentali: senza lavoro non ci può essere libertà per i cittadini”.

Dalla rivoluzione francese alla rivoluzione europea?

Esatto. Noi crediamo fermamente nella necessità di politiche sociali efficaci che possano diventare vero baluardo contro il populismo e l’antieuropeismo.

 

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